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Votare Dalla Rosa equivale a portare indietro di decenni la città

Il candidato di centro sinistra, Otello Dalla Rosa, si dichiara orgoglioso per la sua storia e le sue competenze, infatti è un  dirigente d’azienda, perché è convinto che  queste sue  indubbie  qualità lo rendano capace di  servire la  città da sindaco.

Dimentica alcune  cose di non poca importanza.
Che il comune non è una azienda  ma una  istituzione pubblica che ha il dovere di procedere esclusivamente per il bene della cittadinanza amministrata, cercando di conciliare   la minor spesa, che grava sui cittadini, con il miglior  risultato a favore dei cittadini.

L’esperienza  di un dirigente d’azienda  è tutta,  giustamente, posta su un piano  diverso.
Il suo dovere è quello di far guadagnare più che può i suoi azionisti. Sono finalità  del tutto diverse. Spesso in contrasto.

I 310 milioni di cui parla Dalla Rosa  su progetti  finanziati dallo Stato non li gestisce per la maggior parte il comune di Vicenza, ma lo Stato, tramite i suoi delegati, aziende o enti, e che il comune non ha gran voce in capitolo.
L’aveva all’inizio della progettazione della Tav/Tac ma la precedente amministrazione  Variati, alla quale fa  riferimento politico Dalla Rosa, ha condotto malissimo la trattativa e a  danno della cittadinanza. Basta parlare con gli espropriandi,  abbandonati a se stessi , per rendersene conto.

Dice ancora  il  candidato di centro sinistra  che il voto del 10 giugno  “”Il voto del 10 giugno è anche una scelta tra due alternative: riportare Vicenza indietro di dieci anni, oppure fare un passo avanti per raggiungere nuovi obiettivi, verso una città che investe sulla sicurezza”
Dichiarazione condivisibile ma rovesciando il fronte.

Votare per la continuità  rispetto la giunta Variati è proprio portare indietro  di decenni la nostra città.
Una città che ha visto ridursi la  propria identità culturale, la propria forza economica (ricordiamoci ad esempio, del tesoretto dell’autostrada svanito per buona parte nelle buche delle vie vicentine e  dell’Ente Fiera)  la propria  capacità alla solidarietà, e che ha sofferto dieci anni di insicurezza sia nella persona che nelle cose.
Insicurezza ovunque, costantemente  e pesantemente penalizzata nella vita quotidiana. La giunta Variati non è riuscita nemmeno a farci tornare a vivere tranquillamente il maggior parco cittadini, Campo Marzo, vietato a tutti noi e costantemente occupato da spacciatori, ma nemmeno i parchi minori sono  luoghi frequentabili dalle famigliole e dagli anziani.
Eppure anche il candidato  del centro sinistra insiste a portare avanti la grande “polpetta avvelenata” rappresentata dal Parco della Pace, che da straordinaria opportunità se gestito con buon senso,  diventerà oltre che un peso economico non indifferente, anche un luogo difficilmente controllabile e quindi messo in sicurezza per i normali visitatori.
Prosegue parlando della Bertoliana, una delle istituzioni più antiche e importanti della città, in questi ultimi anni abbandonata a se stessa, riempita solo di promesse non mantenute, addirittura ripescando  il famoso Fondo Immobiliare, fortunatamente  respinto anche dalla maggioranza, sul filo del rasoio, all’ultimo momento.
Una soluzione  dai costi altissimi e da un assai incerto futuro.
Ora viene riproposta dal candidato di CS  di collocare gli uffici nella ex Camera di Commercio, che non è di proprietà del comune di Vicenza e che quindi  avrà dei costi non indifferenti  per ottenerla, oltre quelli per adeguarla alla nuova funzione.
Che senso ha spostare gli Uffici Comunali da dove sono, proprietà del comune, per  portarli, con costi notevoli, in un  luogo ancor più sacrificato?
E’ accaduto spesso che i candidati alla poltrona di sindaco, a Vicenza come altrove,  si lascino prendere la mano dalle promesse e dalle personali fantasie. Ma questa città, che abbisogna  di un autentico cambiamento di rotta rispetto ai dieci anni appena trascorsi, ha sopratutto necessità di recuperare  il senso della  sicurezza quotidiana, la tranquillità d’animo,  di potersi riappropriare delle sue strade, delle sue piazze, dei suoi parchi e giardini. Di tornare ad aver fiducia nella istituzione comunale.

Mario Giulianati

 

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