A Vicenza serve cambiare: change for chance

Per anni abbiamo letto sui mass media locali e sentito, e visto, in TV, di come lentamente ma inesorabilmente, la nostra Vicenza, la bellissima città, subiva l’ingiuria del tempo ma anche quella degli uomini. Giorno dietro giorno, al di la delle straordinarietà di alcuni eventi che pur hanno colpito la comunità vicentina pesantemente come l’alluvione del novembre 2010, la dissoluzione della Banca Popolare di Vicenza con la polverizzazione del nostro risparmio (eppure esistevano i sensori per capire e far capire cosa stava succedendo ad iniziare dalla Fondazione Roi dove ancora mancano alcune importanti risposte che l’amministrazione Variati avrebbe avuto il dovere di dare.

Ora più recentemente il fallimento del Calcio Lanerossi e altri vicende hanno impoverito Vicenza
Non mi soffermo sulla scontata negativa conclusione della cessione della Fiera di Vicenza, oppure sulla ipotesi, fortunatamente per ora bloccata, del Fondo Immobiliare, ma penso aI nostri parchi e giardini trasformati in ricettacoli di spacciatori e di violenza. Alle nostre strade sconvolte da improvvisazioni viabilistiche che hanno generato difficoltà e problematiche in continuo crescendo. Sono le stesse strade groviera la cui precaria manutenzione ha ingoiato le riserve economiche della Comunità. Penso ancora alle disavventure degli edifici, privati e pubblici, fin’anche ai grandi importantissimi nostri monumenti, preda di improvvisati maniaci della bottiglietta spray, ai graffettari irrispettosi e ai controlli assenti. Ai mendicanti che spuntano ovunque, anche a frotte, e ai barboni che alloggiano, in ogni senso, ora sulle scale della Basilica Palladiana, per il passato sotto i portici di palazzo Angaran, ma anche altrove. Si potrebbe continuare con la giostra dei cassonetti rigurgitanti di avanzi di una città che non si sente né protetta né guidata per far fronte alla maleducazione e anche a qualche disattenzione; con la straordinaria invenzione di piste ciclabili su marciapiedi vietati, a tratti, ai pedoni; con una segnaletica orizzontale a volte addirittura invisibile; con un nobile teatro che ha ospitato di tutto e di più, e anche di peggio; con le strane luminarie natalizie che trasformarono Corso Palladio in un luogo osé. Potremmo continuare ricordando la Seriola, oppure l’Astichello, e perfino il Bacchiglione e il Retrone , con le “amene passeggiate lungo i fiumi” mai realizzate e le nutrie ecc. ecc.

Sono dieci anni che il Centro Sinistra, con la guida del PD, governa Vicenza e non gli è riuscito di risolvere il problema della “insicurezza” dei vicentini che vivono nella quotidiana inquietudine; risolvere il problema del “degrado” dell’ambiente nelle sue diverse componenti, un degrado che avvilisce la nostra città; risolvere il problema della “viabilità e del traffico” che coinvolge quotidianamente migliaia di cittadini, di studenti e lavoratori, di quanti hanno necessità di muoversi con fluidità; risolvere, ma neanche affrontare seriamente, il problema della “riqualificazione” del territorio; risolvere il problema della “burocrazia” comunale, che pure genera non poche difficoltà a tantissimi vicentini; risolvere o minimamente affrontare il problema dell'”arredo urbano”, elemento fondamentale per una città d’autore; risolvere o comunque affrontare concretamente il problema del “disagio economico” di tante famiglie, il problema delle “nuove povertà”; risolvere il problema, non di poco conto, delle “strutture della cultura”, ad esempio la Bertoliana, l’Accademia Olimpica” la”Vigna” e tante altre istituzioni culturali. Non solo di grandi eventi vive la cultura di una città. Non si tratta di discutere della figura di un candidato sindaco o di un altro. Sono dieci anni che la città piano piano è stata impoverita, che il degrado avanza e che la sicurezza è una speranza. Non si dimostra una autentica volontà di cambiamento senza voltar pagina radicalmente, ma usando solo le parole e le grandi promesse. Una categoria di attori pubblici ha fatto il suo tempo. E lo ha utilizzato male.
Serve veramente un cambiamento, un deciso e forte cambiamento per cercare di recuperare il tempo perduto, riscattare questa nostra bellissima città dal’incuria e dalla improvvisazione.
Serve cambiare rotta, guardare avanti con coraggio e determinazione, senza però dimenticare la nostra storia, la nostra identità, la fatica dei nostri padri che hanno riconquistato per tutti noi una città distrutta dalle bombe e ci hanno riconsegnato una Vicenza viva e vivace. Di questo dobbiamo essere fieri e perciò pagare il nostro debito.

Serve, quindi, cambiare per avere una possibilità: change for chance.

Mario Giulianati

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