Quale destino per la Fondazione Roi?

La Fondazione Roi è certamente una istituzione privata, ma che rivolgeva, da quanto  si apprende dalla mission dello statuto originario, tutta la sua  attenzione ai Musei civici  di Vicenza. Quindi, in qualche misura, svolgeva una attività pubblica.
Poi tenendo,  giustamente, conto degli  accadimenti  della ormai scomparsa Banca Popolare di Vicenza  che hanno influito non poco sulla stessa Fondazione, non si può non riconoscere che in buona misura questa Fondazione diviene un  elemento  importante della storia di Vicenza degli ultimi  20 anni.
Trascrivo, per memoria un passo importante della mission, art. 2 dello Statuto : […] in particolare la Fondazione ha lo scopo di favorire il Museo Civico di Vicenza nel perseguimento delle proprie finalità: la Fondazione, pertanto, potrà finanziare, in tutto in parte, l’acquisto di opere d’arte, il loro restauro, gli allestimenti di mostre ed esposizioni organizzate dal Museo e la conservazione nonché gli allestimenti espositivi di Palazzo Chiericati e delle sedi museali vicentine […].

Siamo a conoscenza che dopo la scomparsa del Marchese Roi, sono state  operate delle modifiche allo statuto originario, ma era, ed è, mia convinzione che uno degli atti che l’attuale CdA avrebbe dovuti  fare era proprio quello di ricomporre la piena originalità dello statuto, fermo restando che  vi è l’elemento  appartenente, nel passato, alla funzione di prima nomina  – tre componenti il CdA  – da parte della Banca Popolare. La scelta ora fatta, sul filo di fine mandato, dagli attuali componenti del,CdA, che assegnano il compito di indicare i tre primi componenti del futuro CdA, ad enti quali l’Accademia Olimpica, laCuria vescovile e il Fai, tutti organismi importanti e benemeriti, ma che non hanno alcun riferimento storico  al’interno dello statuto originario. Esattamente come qualsiasi altro ente o istituzione. Salvo uno: il Comune di Vicenza.

Evidentemente ciò crea una situazione di difficoltà al CdA, ma proprio per questo avrebbe, a mio avviso, dovuto richiedere l’intervento di un  soggetto terzo, tramite l’Istituzione  di riferimento, ovverossia la Regione, invitandola, a predisporre un commissario ad acta, e che, per  massima tranquillità di tutti, questi fosse un  magistrato. Le rammentate  vicissitudini  della banca e della Fondazione Roi, queste discendenti dalla prima, avrebbero dovuto rendere particolarmente prudenti i componenti il CdA attuale considerando che potrebbero  esservi dei dubbi  che la designazione fatta  da quel che  “rimaneva” della Popolare, ormai disfatta, avesse veramente il pieno titolo per procedere nel senso in cui l’ha fatto.  Ora, come per il recente passato, l’unica voce che, pur con tutti i limiti, aveva titolo per esprimere un parere e un consiglio, rimaneva l’ente proprietario dell’istituzione indicata nella mission originaria. Cioè il Comune di Vicenza in primis nella figura del Sindaco.
Anche la stessa composizione del CdA attuale  solleva qualche perplessità. Ad esempio cito l’art. 6 che recita “mentre il Direttore  pro tempore del Museo  ne sarà componente di diritto”.
Ho forti dubbi, che un direttore onorario, per quanto professionalmente  qualificato, possa dirsi direttore pro tempore e altrettanti dubbi al tempo in cui veniva  presentato come consulente scientifico.
In effetti  il direttore del Chiericati è un signore che, solitamente vincitore di concorso, è impegnato  a tutelare e sovrintendere a tutto il sistema dei musei civici  vicentini e anche al patrimonio artistico e architettonico di proprietà comunale. Cosa che nel  caso specifico questo non avviene.
E’ mia opinione che  sia indispensabile rifarsi alla volontà espressa dal Marchese Roi, e questa volontà, nello statuto originario,  indicava  con decisione inequivocabile  che era diretta a valorizzare il Museo cittadino, una istituzione di proprietà del Comune, e quindi di tutti i cittadini.
Se si segue questa linea di condotta una delle soluzioni adeguate e coerenti, in alternativa all’affidarsi alla Regione e questa alla Magistratura per  la modifica dello statuto, non rimane che affidarsi al sindaco di Vicenza e questi al Consiglio comunale in qualità di proprietario pro tempore del Sistema Museale Civico, a nome dei cittadini di Vicenza,  affinché decida  la modifica statutaria.
In conclusione sono del parere che il Sindaco prenda in mano la situazione chiedendo al Consiglio Comunale un mandato forte per riportare la Fondazione al ruolo che indicò il fondatore: la cura del Museo Civico.

NELLE FOTO : Il Marchese Roi- Il Museo Civico Chiericati- Il prof. Ilvo Diamant

 

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