Amministrative Vicenza 2018 In Evidenza 

Vicenza, una città da salvare dal degrado morale

 

Un editoriale  di Ernesto Galli della Loggia, titolato  Un Paese che va rifondato (pubblicato su Il Corriere della Sera di giovedì 17 c.m.), mi appare come un grido  di dolore  di un  giornalista che  è un testimone rilevante della vita della nostra Repubblica.

La sua analisi è evidentemente rivolta in generale all’intero tessuto sociale e politico dell’Italia, ma alcuni brandelli  del suo ragionare sulle vicende, spesso oscure, della storia repubblicana, mi ricollegano alle  pur modestissime  vicende del nostro vivere  quotidiano, legato alla nostra realtà e anche alle piccole  storie  di  un modo di essere nella competizione politica e amministrativa, indifferenti alla  tragedia che, secondo  l’autore ma  che  personalmente condivido , incombe sul nostro paese.
Inizia  con “Ha ragione Giuliano Ferrara… quando ha scritto che «c’è qualcosa di misterioso e di tremendo nell’affondamento della Repubblica», nella Repubblica «virtualmente a pezzi» che abbiamo da tempo sotto gli occhi (Il Foglio, 10 maggio). Ma il punto di partenza di questo naufragio non è come egli pensa, e come in vario modo molti altri pensano con lui, l’uccisione di Aldo Moro. La «corrosione dello Stato», «la prigionia della cultura e della politica» non nascono dal quel delitto.”
A mio avviso  nasce anche  dall’aver dimenticato  di rispettare regole, principi e valori oltre che le  persone. E  tornando al testo di Galli, storico e giornalista editorialista, riporto che “ […] noi che abbiamo dimenticato la nascita infelice della nostra democrazia da una guerra rovinosamente perduta accompagnata da una guerra civile. Una guerra civile che se ha pur momentaneamente unito alcuni pezzi del Paese (quelli della sua futura ufficialità politica), molti di più ne ha diviso tenacemente nell’anima e per molto più tempo.“

Di queste dimenticanze è  frutto anche quanto è stato riportato dal quotidiano locale, Il Giornale di Vicenza, che pare abbia ricevuto un dossier anonimo trasformato in un articolo a piena pagina dal titolo, sopratitolo e sottotitolo che recita “Il caso – I messaggi di aspiranti consiglieri delle liste Rucco sindaco, Vicenza ai vicentini e Fratelli d’Italia: negli ultimi tempi sono stati rimossi, ma ne è rimasta traccia Foto e inni fascisti nei post di dieci candidati.
Svastiche, lodi al duce e a Hitler, insulti antisemiti e contro gli omosessuali: i pensieri su Facebook di membri di tre liste a sostegno di Francesco Rucco.
Un articolo scritto dalla giornalista Roberta Labruna, accostato a un  secondo articolo di Marino Smiderle che riporta le dichiarazioni del candidato Rucco che precisa: “Affermazioni da condannare. Chiederò conto ai responsabili

Dichiara  ancora Rucco:  Ho firmato il regolamento antifascista. Basta con i dossier”.
Non vi è dubbio  che le frasi e gli atteggiamenti  di alcuni candidati siano assolutamente non accettabili e che debbano essere  assunti chiari  e trasparenti provvedimenti nei loro confronti. Ma ritengo anche che un modo di fare campagna elettorale con documentazione, certamente esatta, ma trasmessa per via anonima alla stampa, e utilizzata per colpire non tanto i diretti responsabili, ma un avversario politico che combatte dignitosamente la sua battaglia amministrativa, sia – il tutto, nel suo insieme – esattamente quello che denuncia a livello nazionale Ernesto Galli della Loggia.
“Mille segni di crisi indicano che ormai all’ordine del giorno va messa la rifondazione della Repubblica. Né più né meno. Ripensare senza inganni compiacenti la sua origine storica, costruire una sua nuova memoria rispondente alla verità: ecco il primo compito di questa rifondazione. Senza di che continuerà ad essere impossibile restaurare la dimensione della nazione: cioè la consapevolezza di far parte di una comunità con una storia, una cultura e un destino che riguardano tutti senza che naturalmente ciò cancelli le tante e necessarie diversità […]”

Le parole hanno un peso enorme, ed è evidente che il cattivo uso delle parole utilizzato da persone che si propongono  per il governo della cosa pubblica, è un assalto alla dignità di tutto un popolo, ma non è cosa meno pericolosa e dannosa per l’intera comunità anche il metodo contorto e subdolo con cui si intende agire in una competizione elettorale.
Soprattutto amministrativa, non perché una competizione strettamente politica non sia  altrettanto se non più delicata, ma perché  sul terreno delle amministrative lo scontro diviene  evidentemente molto più diretto e personalizzato.
Il linguaggio quindi e l’azione corrotti e trasformati in imprecazione e inganno sono sintomi di una  malattia terribile che sta infettando  non solo Vicenza ma l’Italia intera.
Da quanto racconta Galli si comprende che siamo usciti prima, nel 1943, da una sconfitta  che ci ha messo all’angolo nella società mondiale,poi da una guerra civile e tutto questo ci ha negato la  capacità di intendere  il valore pieno di essere nazione.
Tutto ciò ci ha relegato in una  dimensione di costante conflittualità interna a tutti i livelli, distraendoci dall’inseguire la difesa dell’interesse  del Paese. Con  l’aggravante di una  mancanza , salvo rare eccezioni, di una autentica classe dirigente. Da questo nasce la degenerazione anche del linguaggio e dei comportamenti che, a loro volta, si trasformano in mostri con i quali giocare alla politica.
Conclude il suo editoriale, che merita una attenta lettura, Ernesto Galli della Loggia con il dire “È giunta l’ora di pensare in modo netto e forte. Di cominciare a pensare in termini di vera e propria salvezza della Repubblica, come fu altre volte nella nostra storia allorché si trattò di salvezza nazionale. Stiamo attenti: il punto di non ritorno potrebbe essere più vicino di quanto crediamo.”
Ecco, è giunto il momento di salvare la dignità della politica, anche a Vicenza, e farlo con  autentica  chiarezza e trasparenza.

Mario Giulianati

 

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