Amministrazione Variati - Promesse disattese In Evidenza 

Avevamo promesso di fare di Vicenza una città capoluogo

Pizzicotti all’amministrazione Variati dieci anni dopo le sue Linee programmatiche per Vicenza (2008/2013), città capoluogo. Continuiamo con i suoi epigoni?

Vogliamo restituire a Vicenza, innanzi tutto, il suo ruolo di città capoluogo. Su questioni decisive, dall’urbanistica ai trasporti, dalla mobilità alle politiche ambientali e culturali, Vicenza deve riprendere quel ruolo di coordinamento provinciale che in questi anni è mancato.”. Un solenne  impegno che, a leggerlo senza la conoscenza della realtà non si può far altro che dire che è apprezzabile, oltre che lodevole. Se poi si valuta la realtà di oggi a dieci anni da quando è stata espressa questa frase suona per lo meno un poco frutto  della fantasia di qualcuno e ricade  in quell’enorme contenitore delle mancate promesse.

Non risulta da alcuna parte che Vicenza, pur avendo  da qualche anno un sindaco che è anche presidente di provincia, ci sia stato un salto di qualità nel rapporto tra la città “capoluogo” e il territorio  provinciale, salvo la fusione, sofferta e forse sofferente, dei due sistemi di trasporto su gomma.

Dieci anni per costruire un “ruolo di coordinamento provinciale” che  non si è realizzato né nelle attività culturali, che solitamente  segnano la strada per altre attività, né per la gestione  delle politiche  ambientali, tanto meno  sul piano di un progetto urbanistico provinciale. Ma nemmeno le “domeniche tutti a piedi” sono state  organizzate assieme agli altri comuni della provincia.

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Vogliamo dare sicurezza ai quartieri, contro il crimine e la delinquenza. Promuovendo il ruolo della polizia locale, a partire dall’istituzione del vigile di quartiere. E investendo su iniziative di riqualificazione di aree e spazi oggi abbandonati al degrado.”. Non vi sarebbe alcun bisogno di  fare commenti. Sono anni che la città subisce l’attacco del degrado, della delinquenza e del crimine. La sensazione della gente comune è che la Polizia locale, suo malgrado, sia impegnata  a fare contravvenzioni. Non il controllo assoluto del territorio. Eppure il Corpo di Polizia locale  sarebbe certamente in grado di dare un forte contributo a forme di lotta alla delinquenza e al degrado. In quanto alla “riqualificazione  di aree e spazi” ci sembra proprio che  si debba registrare un nulla di fatto e  che la situazione reale e percepita è assai peggiorata rispetto dieci anni or sono.

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Vogliamo costruire una città con molti centri e nessuna periferia, che garantisca un equilibrio sostenibile di pieni e di vuoti, tra zone residenziali e produttive, aree verdi e spazi pubblici. Una città in cui siano valorizzati i luoghi identitari e salvaguardati i beni comuni. Una città che sappia valorizzare come formidabile strumento di vitalità della comunità i negozi di prossimità, salvaguardandoli dalla stretta della grande distribuzione.”. Per ora  quello che è accaduto, almeno rispetto al Centro Storico, è esattamente il contrario: è stato  drasticamente  svuotato e, fortunatamente alcune operazioni (Fondo Immobiliare) sono state bloccate  dalla protesta popolare, altrimenti ci ritroveremmo un Centro Storico completamente vuoto. In quanto ai “negozi  di prossimità”, ovverossia quelli sotto casa, basta girare per le vie del centro, e anche della periferia, per verificare quante saracinesche sono state abbassate. Mentre  la grande distribuzione si allarga sempre più. Questi tre momenti sono nati dal confronto di un programma amministrativo presentato in Consiglio Comunale il 20 giugno del 2008, esattamente con un documento  chiamato “Linee programmatiche di governo relative al mandato amministrativo 2008-2013 –  Adunanza del giorno 20 giugno 2008”.

Settimana più o meno, comunque dieci anni fa da Achille Variati, che  da alcuni anni riveste anche  il ruolo di presidente della Provincia. Bravissimo a fare promesse, per niente capace di mantenerle. Ora   ci dobbiamo chiedere  se è il caso di affidarci a chi, dal PD, ci prospetta una amministrazione nel  solco della continuità. Personalmente  non avrei alcun dubbio: sarebbe come cadere dalla padella nella brace.

Mario Giulianati

 (pubblicato su VICENZA PIU’  del 18 marzo 2018)

 

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