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I marchingegni pro Dalla Rosa

Vi è un detto, dell’origine del quale non so proprio nulla ma immagino che venga da lontano, che recita “in amore e in guerra tutto è permesso”. Personalmente non la penso proprio così.
Credo che in ogni confronto o scontro, come, ad esempio, quella elettorale, e come in effetti sta accadendo oggi a Vicenza, debbano essere rispettate alcune fondamentali regole. Regole probabilmente non scritte, se non in parte, nei codici e nei regolamenti, ma che dovrebbero essere parte del bagaglio di ogni contendente.

La correttezza delle proposte/promesse, la correttezza nell’informazione distribuita al futuro possibile elettore, il comportamento verso sia l’avversario sia la platea del consenso.
Qualcuno, per un motivo che poco c’entra con quanto sto cercando di dire, ha riportato in uso un termine che mi pareva essere scomparso dal vocabolario corrente: “marchingegno”.

Google mi fornisce delle interpretazioni, del tipo “sostantivo maschile 1) Arnese o apparecchio di solito complicato o strano, ma adatto allo scopo. 2) Espediente astuto, trovata ingegnosa per risolvere una situazione critica o difficile“.

Bene, la campagna elettorale che si sta svolgendo nella nostra città mi pare proprio che utilizzi, a volte, in luogo di un pur serrato confronto di idee e di proposte, cosa normale, dei “marchingegni” ovverossia degli strumenti/espedienti astuti diretti a risolvere una situazione, quella della ricerca del consenso, che, dalla iniziale speranza di una marcia trionfale da parte del centro sinistra, a poco a poco si rivela una faticosa camminata in salita.

Allora spunta il “marchingegno” (e guarda un po’ questo ti spunta sempre a uso e consumo del candidato sindaco di centro sinistra Otello Dalla Rosa.
Ovverossia un qualcosa che distragga l’attenzione dal vero problema e che, magari, spinga l’avversario, Francesco Rucco, ora diventato il “nemico”, nell’angolo. Così si scansa il “problema” che poi è sempre quello: dire la verità, promettere poco ma sapendo che, nel caso di vittoria, si può mantenere la promessa fatta.

Ma spesso capita che la verità sia difficile ammetterla, che sia cosa complicata parlare di rinnovamento e di annunci promozionali e contemporaneamente seguire esattamente la pista tracciata dai predecessori che di guai ne hanno fatti fin troppi. Inizialmente si promette un radicale cambiamento da una gestione ritenuta dai più alquanto deficitaria, e poi, piano piano, giorno dietro giorno si fanno i conti con chi ha carta e penna in mano ed è in grado di farli quadrare, questi conti, oppure di mettersi al balcone e attendere la sfilata finale. Ovverossia la sconfitta. Non è accettabile, ed ecco allora un altro marchingegno.

Ma una città, una intera comunità può essere così sottovalutata da quanti ritengono che il consenso sia solo questione di marketing? Ovverossia un fatto esclusivamente di pubblicità?
Cosa comunque importante se rappresenta uno strumento di conoscenza, corretta e trasparente. Come si usa dire ora. Ma, mentre si riempiono le pagine dei mass media, e gli schermi delle tv di vecchie immagini e frasi che rammentano il fascismo e si grida a gran voce la propria giusta indignazione, lo smercio della droga continua imperterrito; la prostituzione pare che abbia come scopo principale quello di far staccare multe che praticamente nessuno paga; i parchi e i giardini pubblici sono interdetti spesso ai vicentini; le strade e i marciapiedi paiono dei colabrodo; l’arredo urbano va a singhiozzo; la questione degli immigrati più o meno clandestini viene posta nel dimenticatoio; i furti e le rapine sono un fatto quotidiano, le rive dei fiumi sono piene di erbacce e di toponi e nutrie, altro che passeggiate serene e tranquille lungo le acque fresche e scintillanti; il centro storico si svuota.

Ma, ci dicono, hanno fatto i grandi eventi, quelli targati Marco Goldin.
Vero ma stranamente dei conti, del dare e dell’avere, non si sa quasi nulla.
Eppure dicono che son corsi fiumi di denaro. Bene, questa è una cosa buona. Qualcuno sicuramente ci ha tratto un utile ma non pare che questo sia avvenuto per il Comune di Vicenza che di soldini ne deve aver spesi un bel po’. Ne pare che sul piano culturale i vicentini ne abbiano tratto un gran vantaggio.
Rumore mediatico sicuramente sì. Aumento del turismo, anche. Ma al di là di questa frontiera, sul terreno della elaborazione culturale non mi è parso che sia apparso qualche cosa.

Nel frattempo appaiono spesso non gradevoli le passeggiate là dove si postano i cassonetti stracolmi e rigurgitanti di maleodoranti masserizie e altro ancora. Maleducati furbetti provenienti chissà da dove? Anche, ma anche una disattenzione da parte di qualche assessore delegato.

E le doglianze potrebbero continuare, ma ora dobbiamo occuparci del sondaggio che pone degli interrogativi purtroppo senza immediata risposta. Uno strumento legittimo, certamente. Usato al limite del regolamento, altrettanto certamente (è stato commissionato da Dalla Rosa e pubblicato sul quotidiano locale l’ultimo giorno in cui si potevano pubblicare sondaggi, quindi senza possibilità di mostrarne uno di fonte diversa, ndr).
Ma nonostante ciò ha un leggero e soffuso profumo di fumo. Un po’ rammenta le fumate degli indiani.
Quelli che servivano agli indigeni americani per inviarsi messaggi. Non tanto e solo una informazione quanto un avviso promozionale, ovverossia pubblicitario, un invito a salire sul carro del vincitore, presunto, non prima di averlo adeguatamente spinto.

Di Mario Giulianati|  da Vicenza Piu’  29 maggio 2018

 

Fonte Foto: Giornale di Vicenza

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