Amministrazione Variati - Promesse disattese In Evidenza 

Jacopo Bulgarini d’Elci, il signore della (de)crescita

Questo è il periodo delle esternazioni tramite una serie di interviste che i vari assessori della giunta uscente di Achille Variati rilasciano al Giornale di Vicenza.
Evidentemente ognuno di loro non può far altro che esaltare la propria opera e, magari, sotto traccia, lamentarsi di qualche sconfitta o errore, ma senza esagerare. Questo è umano e quindi comprensibile, ma non è esattamente quello che ci si aspetta da un rendiconto finale di una gestione pluriennale che ha coinvolto, nelle scelte fatte dal singolo assessore o dalla giunta nel suo insieme, le sorti della città.

Sarà un chiedere troppo al singolo componente dell’esecutivo comunale ma servirebbe una totale sincerità, il che sarebbe un modo, a mio avviso, di nobilitare quel tanto o quel poco che si è riusciti a fare in positivo.
Ho letto anche le interviste di alcuni di questi assessori, e a dire il vero non vi ho trovato gran che da valutare per farsene una opinione in merito. Pallide risposte anche a domande facili, quasi a volte accomodanti, ma d’altra parte avendo seguito le attività della giunta, fosse solo tramite i mass media e qualche chiacchiera scivolata fuori dal palazzo, una idea del poco che era stato fatto l’avevo già.

Mi soffermo, intanto, su quella rilasciata assai recentemente dall’assessore e vice sindaco signor Jacopo Bulgarini d’Elci (nella foto in una posa… birraiola, ndr), anzitutto per via di una dichiarazione generale che mi ha colpito e poi per alcuni particolari.
Più volte ho chiosato le dichiarazioni del signore della (de)crescita e quindi ritengo che il mio pensiero in merito alle sue capacità sia noto. Oggi però voglio sottolineare un fatto, anzi un antefatto.
Tutta la politica culturale del vice sindaco si è mossa sul binario dei numeri.
E che questi siano importanti non ci piove. Numeri importanti e poi?

Quale analisi del riflesso sulla società locale, la nostra società, quella di Vicenza, è stata fatta e illustrata in modo che se ne riconoscessero i benefici?
A me pare che non vi sia stata alcuna analisi di questo genere e alcun beneficio duraturo sul terreno della crescita culturale. Riprendo il filo del primo ragionamento.

Dice il vice sindaco: “E poi faccio i conti con la pesante sconfitta subita alle primarie, quando ho registrato uno scarto tra la popolarità delle mie politiche e l’impopolarità della mia figura“.
Mi permetto di mettere in dubbio proprio la “popolarità delle sue politiche“.
La popolarità casomai è tutta della organizzazione dei grandi eventi. Ovverossia del dott. Marco Goldin.
I grandi numeri li ha costruiti lui. Le masse giunte a Vicenza le ha indirizzate lui. Ha scelto il dott. Goldin i temi e gli accompagnamenti. Personalmente non sono molto d’accordo con questo genere di mostre, ma se ci limitiamo a definirle “eventi”, soprattutto turistici, allora va riconosciuto esclusivamente il merito del successo a Linea d’Ombra. Non all’assessore alla (de)crescita.
Il quale, infatti, quasi incidentalmente ammette che “Il mio progetto di mostre alternative su Maffei o Montagna non ha poi più ritrovato le condizioni per decollare“. Eppure fior di critici d’arte avevano studiato, ancora molti anni addietro, la realizzazione di mostre di tal genere. Studiato, non improvvisato. Il luogo dove proporle esiste, ed è la Basilica Palladiana.
La giustificazione? “Il crac delle due banche ha fatto collassare un sistema“.
Questo è un lato dolente, pesantemente dolente, che andrebbe chiarito. Certamente sono collassate le banche, ma qualcuno, il signore della (de)crescita, ha anche affermato che nemmeno lui era riuscito a combattere e, quindi a vincere, i misteriosi poteri occulti.
L’assessore dovrebbe spiegare perché per un paio di anni non ha consentito che la direttrice della Pinacoteca Chiericati, partecipasse alle riunioni del CdA della Fondazione Roi e poi si inventasse un “marchingegno” (termine sempre suo non molto elegante) per inserirvi, ormai troppo tardi, una persona di sua fiducia.
Sulle mostre-evento il vicesindaco accenna al fatto che “L’ ultima mostra su Van Gogh, la più visitata di tutte, è stata la più remunerativa nel rapporto costi-benefici. Al Comune è costata appena 25 mila euro, ma ha portato i musei civici a incassare 400 mila euro in più rispetto all’anno precedente“.
Non so quanto ci sia di vero ma alcune vocine, sempre uscite dal Palazzo, mormorano di bollette un po’ più bollenti, e non di poco. Magari un chiarimento tranquillizzante su questo particolare non sarebbe male fosse dato.
Prima di concludere mi permetto di osservare che non è affatto vero che “l’Olimpico si è riappropriato del suo ruolo di luogo dell’arte.“. Non con alcuni esperimenti troppo arditi per un monumento straordinario come il Teatro Palladiano si può affermare questo e neppure, con il massimo rispetto per il prof. Alessandro Baricco, per la sua interpretazione di visita guidata del teatro stesso. Una netta interferenza nel sentimento personale che ogni visitatore ha il diritto di conquistare da solo.
Tralascio quanto è accaduto attorno alla ex Fierae ai Giardini Salvi, quanto è accaduto in un uso un po’ ardito anch’esso di spazi pubblici importanti e particolarmente delicati, e altre sciocchezzuole del genere, per rileggermi la frase altisonante della conclusione di una intervista che ha perso l’occasione, da parte dell’intervistato naturalmente, di essere veramente un elemento di chiarezza.
Dichiara il signor Bulgarini D’Elci: “Vicenza è intimamente conservatrice. Ho voluto dare la scossa a una città che più che addormentata era in stato vegetativo. Si è risvegliata, sta recuperando posizioni, è vivace, e la vivacità si alimenta da sé, generando nuove attività.“. Ritengo che non sia affatto negativo che una città d’arte e d’autore abbia uno spirito conservatore. Spero proprio che le scosse date alla città “addormentata e in stato vegetativo” non siano quelle che troviamo descritte quotidianamente dai mass media.
Il fatto che le grandi masse raramente si sono viste percorrere le strade vicentine come in questi ultimi anni non è in discussione, ma abbiamo avuto stagioni del Teatro Olimpico straordinarie, istituzioni quali l’Accademia Olimpica, la Biblioteca Bertoliana, il Cisa, enti e organismi vari che hanno fatto nei decenni passati cose notevoli. Sarei tentato di elencare nome per nome gli scrittori, i critici, gli artisti nei vari rami dell’arte, studiosi, ricercatori, inventori, scienziati, che hanno onorato con la loro opera la nostra città e provincia, ma queste mie note dovrebbero trasformarsi in una enciclopedia.
Se questa è conservazione, la preferisco assai all’avventura di chi mette in conto solo il denaro.

Di Mario Giulianati|

Pubblicato su VICENZA PIU’ – 21 maggio 2018

 

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