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Ridare a Carabinieri e Polizia l’autorevolezza per difendere i cittadini onesti

Sono veramente impressionanti le immagini di Piacenza dove pochi carabinieri (una decina) venivano presi d’assalto da centinaia di manifestati che si definiscono “antifascisti”. Antifascisti e pacifisti che circondano un carabiniere isolato il quale poi, caduto a terra, viene brutalmente bastonato fino a rompergli una spalla. Pubblichiamo un appello che ci auguriamo largamente condiviso, nonché il comunicato del Co.Ce.R, il Consiglio Centrale di Rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri.

Ridare urgentemente a Carabinieri e Polizia

l’autorevolezza per difendere efficacemente i cittadini onesti

            Chi non ha visto quel video vada a guardarselo e poi risponda ad alcune domande.

            La prima è impegnativa per tutti: un paese democratico può passivamente accettare che si organizzino manifestazioni durante le quali carabinieri e polizia siano messi con le spalle al muro, circondati e pestati da vili professionisti della violenza i quali, a volto coperto, scatenano battaglie urbane sventolando le bandiere del pacifismo, spaccando vetrine, rovesciando automobili, colpendo a casaccio tutto ciò che capita a loro portata e soprattutto aggredendo impunemente le persone che rappresentano lo Stato?

            Se nell’evento di Piacenza documentato dal video, visti i rapporti di forza in campo, i carabinieri avessero sfoderato la pistola d’ordinanza per una difesa più che legittima contro una violenza evidente che faceva presagire possibili conseguenze per la loro vita, come sarebbe finita?

            Ormai siamo arrivati ad un punto di tale gravità che impone a chi ha in mano il governo del Paese di prendere provvedimenti concreti e drastici per dare alle forze dell’ordine l’autorevolezza che si è via via perduta in nome di una tolleranza codarda verso violenti di ogni genere. Chi aggredisce un carabiniere o un poliziotto deve mettere in conto delle conseguenze pesanti sul piano penale. Le forze di polizia che vengono aggredite devono poter rispondere con l’energia necessaria e adeguata agli eventi.

            I ritornelli di alcuni politici che condannano genericamente tali aggressioni, che elogiano gli agenti e i carabinieri vittime di violenza, ormai hanno veramente stufato perché a tali atteggiamenti con corrispondono poi provvedimenti concreti. E qui non si tratta solo del numero e della dotazione degli apparati di polizia, ma di una vera e propria ricostruzione di autorevolezza di coloro ai quali lo Stato ha demandato il compito della difesa della vita e dei beni delle persone.

            Ogni volta che un privato cittadino si difende da una aggressione nella sua casa o nella sua attività lavorativa, come nel caso recentissimo del gioielliere napoletano che ha sparato al ladro armato che lo assaliva, si ricorda che non ci si deve difendere da soli perché questo compito è affidato alle organizzazioni di polizia. Ma siamo in una situazione in cui queste forze faticano a difendere se stesse e, dove lo fanno, vengono addirittura condannate. Il caso del carabiniere Placanica, che a Genova dovette sparare per evitare di soccombere ad un attacco mortale dei black bloc, è veramente emblematico. E l’inferno che gli fecero patire per la sua legittima difesa, mentre veniva trattato come un martire uno dei suoi aggressori, ha dato un segnale negativo ai poliziotti e carabinieri e una via libera ai criminali.

            Chi si presenterà alle prossime elezioni deve dire con chiarezza se vuole operare concretamente per invertire questa deriva, adeguando le leggi e le dotazioni degli organi di sicurezza per riportare in Italia le condizioni di sicurezza degne di un paese civile. Se non si arriva a questa svolta, la corsa agli armamenti privati crescerà inevitabilmente. E sarà sempre più difficile tornare in dietro.

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