Amministrative Vicenza 2018 In Evidenza 

La supremazia della politica nel controllo della gestione del potere

Intervento di Mario Giulianati sul giornale di Vicenza

Nel paese è in corso un dibattito che nasce dall’utilizzo anomalo  dell’ articolo 67 della  Costituzione, che recita “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Alcuni  politici ritengono che questo concetto sia  superato e vada superato. La ragione principale sta nell’eccessivo uso, e abuso, del’articolo stesso che   ha  portato a  centinaia di cambi di casacca nel’arco di una legislatura. Nulla toglie che ogni partito o movimento  abbia delle regole  per frenare questo fenomeno, ma credo che i padri fondatori lo avessero scritto tenendo presente  il diritto alla libere espressione  del parlamentare sul piano  sia etico che morale, di coscienza, ma anche  in  un ‘altra ottica, quella  della propria personale provenienza territoriale. Un parlamentare, ma anche  in altri livelli di rappresentanza, non è solo espressione di un partito ma anche in ragione del consenso, quello che nasce dal voto espresso  con il voto, che dovrebbe essere libera  manifestazione  della volontà popolare. Credo di poter   affermare  che il rapporto tra  aderenti a un partito e il suo potenziale  consenso popolare, il più delle volte, è assolutamente  minimo. L’eletto, non tanto il nominato, ha  a mio avviso, il dovere di non dimenticare  quella altissima percentuale di  consenso extra partito che va essenzialmente e sostanzialmente rispettata.  Vi è chi sostiene  la supremazia della politica  e  penso  che non abbia tutti i torti. Anzi, ma la “politica”  deve costantemente meritarsi  questo privilegio  e farlo quotidianamente altrimenti  perde automaticamente non solo  il suo potenziale prestigio ma  il diritto a pretenderlo. Ernesto Galli della Loggia, su il Corriere della Sera, prendendo spunto dagli avvenimenti, tristissimi, di Macerata, fa una considerazione importantissima che riporto “ Oggi come oggi, se vuole illustrare il disagio e i bisogni della sua città ( per esempio riguardo la sicurezza), il sindaco……..può al massimo rivolgersi al prefetto. Un tempo, invece, il deputato e il senatore eletti localmente fungevano da naturali raccordi e collettori dei problemi locali verso il governo nazionale. Essi informavano, chiedevano, insistevano: non da ultimo perché ne andava della loro rielezione: che oggi invece dipende solo da una segreteria di partito a Roma o a Milano. L’attuale solitudine politica di città e territori produce una disarticolazione complessiva del Paese e nelle collettività un sentimento di abbandono e di frustrazione dagli esiti imprevedibili; oltre naturalmente a far dipendere il governo solo dal canale informativo rappresentato dalle prefetture….” Esattamente quello che accade oggi e che accadeva raramente in passato.. E’ quindi perfettamente comprensibile l’irritazione  di chi sostiene il diritto del consenso espresso dal territorio  quando  questo concetto viene drasticamente  sostituito con l’imperio espresso  da  una centralità politica. Leggo su Il Giornale di Vicenza  la robusta,  presa di posizione dell’avv. Pierantonio Zanettin,  politico  di lungo corso, con grande esperienza  sia locale che  parlamentare e oltre, di FI, che reagisce a una irritazione dell’assessore regionale Signora Elena Donazzan, pure di FI, che pare  abbia espresso  delle perplessità sulla candidatura, evidentemente promossa dai vertici nazionali, del’avv. Mantovani, a sindaco di Vicenza. La  persona dell’avv. Mantovani  non è minimamente in discussione. Non mi permetto nemmeno di mettere in discussione il metodo con cui tutto ciò è avvenuto anche se non lo condivido.  Ma è una questione interna a FI e  io non sono iscritto a FI  ma semplicemente un osservatore di quanto accade, nel mondo politico vicentino. Quello che  osservo è che in un’epoca in cui la politica, con la p minuscola, è messa costantemente sotto accusa, non si afferri il dato che scaturisce proprio dalle considerazioni di Ernesto Galli della Loggia e si  trascuri la parte esterna, ma potenzialmente molto ampia, che un partito, in questo caso FI (ma vale per chiunque ceda alla lusinga della gestione centralistica   soprattutto nell’unico spazio che ormai rimane al cittadino : il voto) e non si comprenda  che l’irritazione  non è di una singola persona ma  molto più diffusa. Mi  stupisce  che ciò, indipendentemente dalla richiamata lealtà (fedeltà?) verso il partito, cosa del tutto normale, sollecitata dall’avv. Zanettin, proprio un esponente  così qualificato e per nulla sprovveduto sembri non avere attenzione verso questo fenomeno. La mia preoccupazione sta proprio in questo : se  si radicalizza in tutto il sistema politico la supremazia della politica, non come impegno prioritario al servizio alla res publica cosa nobile, ma   come controllo centralizzato della gestione  del potere, pur con le salvaguardie possibili, ci si avvia  a un completo isolamento della classe dirigente politica rispetto  il Paese e questo  non sarebbe una cosa  positiva.  Ho sempre ritenuto che la   dialettica e  la critica, all’interno di un movimento politico, sia un patrimonio irrinunciabile, insito nel sentimento liberale, ma anche socialista, di una democrazia evoluta ma sia anche un diritto per ogni cittadino sinceramente interessato al bene collettivo.

Related posts

Leave a Comment