Il futuro della Fondazione Roi

Un articolo apparso su Il Gazzettino e riportato su altre testate, ha riacceso il dibattito attorno al tema del futuro della Fondazione Roi. Due  sono  gli elementi  che emergono dal testo. Uno che ha condotto anche a una interrogazione in Consiglio Comunale presentata dall’avv. Michele Dalla Negra di FI, che  chiedeva lumi  circa la ventilata, dalla stampa, eventualità che ad essere indicato come  futuro direttore  della Fondazione sarebbe stato il vice sindaco signor Bulgarini D ‘Elci. Il sindaco Variati ha immediatamente e vibratamente smentita questa ipotesi  che però insiste a  circolare.
Non  si esprime alcuna valutazione in merito perché va considerata una ipotesi poco sostenibile. Ci si sofferma invece sull’altro  elemento, quello della ricerca dei soggetti ai quali attenda il compito di nominare in futuro i tre componenti  il CdA della Fondazione, in luogo della scomparsa  della Banca Popolare di Vicenza delegata,per il passato, proprio dallo Statuto. L’articolo citato  dice che “è necessario definire i criteri per individuare i 3 nuovi membri che un tempo spettavano alla banca. E qui è emersa la strategia proposta: uno da pescare nell’Accademia Olimpica – altra istituzione in prorompente declino – uno nell’Università di Padova (la cui presenza sarebbe oggettivamente di difficile spiegazione) e infine uno indicato delle categorie economiche. Laddove tutti a Vicenza intendono la Confindustria guidata da Luciano Vescovi”.  Su questa ipotesi si starebbe muovendo l’attuale  CdA della Fondazione Roi. Come accennato si  tralascia la partita riguardante il direttore, cosa che al momento è del tutto inconsistente visto che le modifiche dello statuto debbono essere  ratificate dall’apposito ufficio regionale. Va considerata invece fondamentale  la  parte che riguarda la formazione del futuro CdA. Sembra di ricordare che anche nel momento in cui  furono indicati gli attuali  componenti, specie nelle tra figure nuove, quindi un componente, un presidente e un vice presidente, vi furono non poche perplessità  da parte di molti ritenendo che  l’indicazione  fatta dalla gestione del momento  della ex Popolare, almeno sul piano estetico, appariva irrituale. La banca prediletta, e delegata dal Marchese Roi, non esisteva già più  e, secondo questi critici, non aveva più la copertura “morale” per  svolgere  questa funzione. Ma si prende atto della situazione e si cerca di fare un passo avanti. Sarebbe assai più credibile e più accettabile che l’attuale  CdA delegasse la rilettura  critica della parte normativa  dello Statuto Roi a una figura terza. Per quanto riguarda la “mission”  dovrebbe essere semplicemente riportata al testo originario. Non solo i tre  membri già spettanti alla defunta Popolare ma  tutto il CdA dovrebbe essere  frutto di una norma specifica  della modifica dello statuto stesso. In altre parole non dovrebbero esservi tre soggetti fondamentali che poi possano surrogarne altri tre. Fermo restando il fatto che un  componente  dovrebbe essere comunque  il direttore pro tempore dei Musei Civici di Vicenza. Perché questo fatto è parte importante  della mission. Il soggetto terzo   che possa essere  individuato in un componente  della Magistratura, che possa  essere messo in condizione  di agire senza alcun vincolo e senza alcuna  suggestione, cosa questa che potrebbe  essere invece presente in altri soggetti pur  riconoscendo ad ognuno la piena  buona fede. Il Marchese Roi aveva interessi culturali  di vario genere. Apparteneva all’Accademia Olimpica ma era anche un grande sostenitore  del Fai. Appassionato d’arte, la “mission” ne è una concreta dimostrazione, lo vedeva spesso in dialogo con la Soprintendenza delle Belle Arti. Il patrimonio  della Fondazione è, pur dopo la disavventura  delle azioni bancarie, piuttosto consistente  e quindi meritevole  di  attenzione da parte di esperti. Si ritiene anche  che non sarebbe male che esistesse una presenza della famiglia. E’ una ipotesi e altre ce ne possono essere  . Ma per non cedere a qualche   suggestione si considera fondamentale  che  sia proprio la Magistratura a formulare  le modifiche necessarie alla sopravvivenza, in piena autonomia,  della Fondazione. Il problema, se problema esiste e fino ad ora pare  proprio che  non  ci sia stato, della presenza  di un direttore, spetterà a un nuovo, autenticamente rinnovato, CdA  farne motivo di valutazione.

Share This Post

Post Comment