Amministrative Vicenza 2018 In Evidenza 

Di chi sono queste Primarie?

Chi  mai avrà inventato lo splendido gioco delle primarie non lo so. Ma  gli americani, quelle dell’USA, ne hanno fatto una macchina straordinaria, con regole e sistemi ben precisi.

Da qualche tempo è diventata una moda anche per la Sinistra italiana. Non tutta ma quella che l’ha usata in nome di una  partecipazione democratica alla scelta del candidato per una  qualsiasi competizione. Con un paio di varianti rispetto ‘originale.

Non è che  le primarie siano riservate  ai soli aderenti, o comunque votanti, di un partito, quindi una scelta  in casa. NO. Si fanno le primarie di coalizione. E poi aperte, per  la sola espressione di voto, all’universo intero, o quasi intero.

Il risultato quale è? Semplice. Non passa giorno che i mass media locali non facciano apparire  poche o tante notizie relative  alle primarie del PD.

Mi si potrebbe far notare che vi è uno dei candidati non iscritto al PD, cosa  formalmente vera, ma la sostanza non cambia.

I mass media evidentemente fanno il loro lavoro, anche con un qualche entusiasmo, in questo  aiutati  dal silenzio  quasi totale, almeno fino a qualche  giorno f a,  del resto dell’universo politico  del nostro piccolo mondo antico.

Mi permetto di  avanzare qualche dubbio sul fatto che l’obbiettivo, quello vero, o almeno uno degli obbiettivi dell’agitarsi del terzetto della coalizione, sia  quello di arrivare, ognuno, per primo al traguardo. Ovverossia a giocarsi poi la mano con chi  ci sarà, della poltrona di Palazzo Trissino.

Mi sono convinto, leggendo in queste settimane quanto generosamente elargiscono al popolo del loro  sapere i nostri tre personaggi ( della coalizione) che la partita  è doppia. Da un lato ognuno  pretende la palma, dall’altra  tutti assieme allegramente  stanno anticipando  di un bel po’ una campagna  elettorale  all’insegna del grande motto “ cambiare tutto per non cambiare nulla

Prassi  consolidata in Italia dai tempi del Gattopardo. Probabilmente anche prima. Una campagna elettorale che  consente di dire tutto quel che si vuole senza contradditorio alcuno. Ogni candidato della coalizione enumera come  elementi forti e preganti di novità, un insieme   di  carenze esistenti  a Vicenza e lo fanno in piena tranquillità autoconvincendosi che  non hanno alcuna responsabilità  sul passato perché loro rappresentano il futuro.

Ma intanto parlano  di viabilità carente, di sicurezza del cittadino e dei beni carente, di  degrado pauroso, di  assistenza sociale al limite, di verde maltrattato e mal curato, di impegno culturale parcamente inesistente ecc. ecc.

Il tutto presentato come un programma per il futuro ma senza mai ammettere che, in realtà, stanno dicendo che tutto questo in dieci anni di governo, loro ovverossia a guida del PD, forse, non è stato fatto che in minima parte  e piuttosto male.

Eppure  sono tutti e tre personaggi importanti per la vita, si fa per dire, della città. Erano presenti  e attivi quando veniva  ceduta la Fiera di Vicenza, ora riminese. Quando il tesoretto dell’autostrada veniva  in gran parte spalmato sulle nostre strade e trasformato in una specie di emmenthal. Quando la Banca Popolare  stava affondando e con essa  decine di migliaia di vicentini e tutti se ne stavano zitti zitti per scoprire  solo oggi delle improbabili fantasiose soluzioni. Un po’ come chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti. Anzi, quando la stalla non esiste più.

L’elenco potrebbe continuare sia per quel che riguarda le cose fatte male  e quelle non fatte per niente. Ma ora al  terzetto è stato assegnato il compito, urgente, di piantare la bandiera  una volta ancora  su Palazzo Trissino che , guarda caso, qualcuno, sempre della stessa famiglia politica, vorrebbe, almeno in parte  metterlo in fondo a un Fondo. Questo palazzo, ovverossia la Casa dei Vicentini, con tanta altra  roba, sempre dei vicentini. Tutto in fondo al Fondo in attesa  dei grandi miracoli  dei prossimi  venti, o trenta anni a venire.

Le chiamano  primarie , ma  sono anche qualche cosa d’altro. Sono un potente strumento di conservazione ( del potere) usato da chi  si dichiara progressista, rinnovatore, riformista, moderno. Esattamente  come  lo descrive Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo.

Mario Giulianati

 

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