Amministrative Vicenza 2018 In Evidenza 

Jacopo Bulgarini d’Elci: l’uscita di scena

jacopo-bulgarini-d-elciPer Jacopo Bulgarini d’Elci è giunto il momento dell’uscita di scena.
Il vicesindaco Bulgarini d’Elci ha ricevuto una sonora batosta alle primarie del PD vicentino.
Il risultato non era affatto previsto né da lui né dal sindaco il quale lo aveva da tempo battezzato come suo successore. Ma l’analisi del voto non può limitarsi a questa considerazione perché ci sono altri aspetti da valutare dopo le indicazioni emerse dai 6.385 voti raccolti complessivamente dai tre contendenti.

Bulgarini e Giacomo Possamai sono amministratori uscenti; hanno condiviso la responsabilità amministrativa del sindaco e considerano molto positivamente le realizzazioni di Variati nel decennio che sta per concludersi. Per questo essi si sono presentati alle primarie sostenendo la continuità della sua linea.

Dalla Rosa, per quanto iscritto al PD, ha invece rappresentato quella parte non piccola di critici interni, ma anche una bella fetta di esterni al partito del sindaco, che non apprezzano affatto le sue scelte passate e quelle preannunziate per il futuro, come ad esempio la questione del governo del patrimonio immobiliare. Tra l’altro, in questo gruppo ci sono stati anche votanti non del PD che hanno deciso di partecipare proprio per influenzare il voto e, di conseguenza, sostenere una linea di discontinuità rispetto al decennio variatiano.

Sommando i voti dei primi due gruppi, siamo però di fronte ad un paradosso: mentre la scelta della continuità vince, perdono i due portatori di quella linea, ed emerge un candidato sindaco espresso non solamente dagli iscritti, o tradizionali sostenitori del PD, ma anche da una fetta non piccola di votanti di altri partiti.

Un’altra riflessione va fatta sul numero di voti del vicesindaco. Pur convintamente appoggiato dal sindaco, il nostro Jacopo arriva ad un terzo dei voti raccolti dagli altri due competitor. La sua impostazione elettorale non ha retto a causa di molti limiti. C’è nel suo modo di fare un che si snob che non favorisce il contatto con gran parte degli elettori. Le tesi presentate durante la sua campagna, anche quando riguardano aspetti interessanti, o non sono patrimonio della massa di elettori oppure sono state declinate con modalità estranee soprattutto a quella parte del popolo di sinistra cui ama rivolgersi il PD.

Un comune non si guida solo con gli slogan di sapore culturale. La “bellezza ci salverà” ma se, ad esempio, essa non contempla cose concretissime come la sicurezza di chi, camminando per le strade, si percepisce in pericolo, è ben difficile attrarre consensi. Se, accanto ai cartelli con su scritto “Vicenza si fa bella”, la gente vede immondizia che quotidianamente trasborda dai cassonetti anche in qualche via del bel centro storico (addirittura qualche materasso scaricato proprio dietro la Piazza dei Signori), difficile rendere credibili le proprie promesse per il futuro. Infatti, quegli slogan possono andare bene per chi si cimenta per la prima volta con il governo della città, non per chi la amministra da dieci anni. In questo caso l’elettore si domanda perché quelle cose promesse non le ha realizzate nel decennio trascorso.

Jacopo Bulgarini d’Elci non ha mai partecipato come candidato in una campagna elettorale visto che da dieci anni è a fianco del sindaco Variati per chiamata diretta di quest’ultimo, prescindendo quindi dai consenti del popolo elettore. Oggi, dopo che per la prima vota ha accettato di misurare il consenso del suo elettorato, siamo di fronte ad un giudizio senza appello perché non è credibile chi promette cose che avrebbe potuto realizzare nel decennio di governo cui ha preso parte proprio alla destra del Primo Cittadino. Oggi ha una possibilità: uscire di scena con signorilità.

Related posts

Leave a Comment