Quale salvataggio delle Banche venete?

C’è un ritornello che torna costantemente  sulle pagine dei giornali, nelle TV, pronunciate sia da lettori  che spediscono lettere ai mass media sia da personalità politiche anche di alto livello: lo  Stato ha salvato le  banche venete.

A me pare che le cose non stiano proprio così.
Trovo sul quotidiano locale  una intervista  al signor Mauro Turatello che era, con la Signora Helga Boscato, coordinatore della Fabi, primo sindacato dei bancari, nella ex Banca Popolare.
Ne traggo un  brandello che recita “ Falliti non sono i dipendenti, ma il top management che ha portato al disastro la banca e che purtroppo in parte sta ancora al suo posto”.

Giusta  osservazione, che   condivido e applaudo,  sia per i dipendenti sia per la  realtà  della banca vicentina  che condivide la sorte con  Veneto Banca. Fallimento che porta  Banca Intesa a prendersi un ramo d’azienda, quello più appetibile, accompagnato da un sostegno economico da parte dello Stato, e che  consegna ai “liquidatori” il resto della Popolare, sofferenze e patrimonio immobiliare e artistico di non indifferente valore economico.

Se i liquidatori riusciranno a trarre  dalla vendita  di tutto  questo e dal ricupero dai debitori della banca del denaro prestato e non restituito, tutto sarà per lo Stato, non per i soci risparmiatori  privati del loro denaro. Probabilmente un qualche beneficio, dall’intervento  dello Stato , a qualcuno sarà  arrivato ma parlare di salvataggio della Popolare e di Veneto Banca mi  pare esagerato.

Non sono stati salvati nemmeno i marchi. Non sono stati salvati i soci risparmiatori e tanto meno i risparmi. Eppure quei risparmi, in anni  lontani sono servit a far diventare  la nostra provincia uno dei motori economici d’Italia. Non sono stati salvati tutti i dipendenti. Molti  hanno fatto, in un modo o nell’altro, le valige e molti altri lo faranno a breve.

Mi pare che, almeno da parte del mondo politico e del Governo in particolare, quando  si dovesse ancora parlare delle Banche venete si dovrebbe fare con la giusta attenzione verso quanti hanno pagato da non colpevoli un prezzo enorme, ma anche per rispetto per la verità.

Dall’ANSA BRUXELLES 28 giugno 201716 :24 News, riporto: “Governo e Banca d’Italia si dicono sicuri che lo Stato recupererà gli aiuti da 5 miliardi erogati per la  liquidazione delle banche venete” E ancora: Padoan fiducioso su recupero “Siamo abbastanza fiduciosi di poter recuperare i cinque miliardi di euro” di esborso immediato per il salvataggio delle banche venete”  Bankhitalia: “E’ sbagliato dire che lo Stato ci perde. Forse ci guadagna, e se ci perde è in maniera ridotta e quindi capace di sopportarlo”. Lo afferma il vice dg della Banca d’Italia Fabio Panetta in merito all’operazione sulle banche venete. “I 4,8 miliardi di esborso di cassa torneranno indietro con la vendita degli attivi. Lo Stato non ci perde, anticipa una somma e aspetta il rientro”.

Eppure si insiste a parlare di salvataggio e, come hanno fatto alcuni personaggi della politica , di riconoscenza dovuta da parte del Veneto.

Non so se le  due  banche venete potevano essere veramente salvate. Propendo a pensare che  era possibile e  qualcuno, molto competente in materia, mi aveva anche spiegato come poteva essere fatto.  Forse le cose  non stanno così, ma di certo non le ha salvate proprio nessuno. Dalla  comparsa  dei “salvatori” locali alla fine della vicenda è stato tutto un susseguirsi di impegni, promesse, garanzie e richiesta di  sacrifici. L’unica cosa che si è avverata.

Sembrava di assistere ad una partita di ping pong. La pallina che rimbalza di qua e di la del retino e poi finisce fuori campo. Nel nulla.

Almeno che rimanga chiaro che la banche venete hanno avuto un destino che a qualche altra banca è stato risparmiato e che i risparmiatori delle banche venete, beffati, non hanno alcun dovere di ringraziare proprio nessuno.

Mario Giulianati

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