Il pentolone bollente dei centri di accoglienza

La Stampa veneta di questi ultimi giorni ha pubblicato notizie relative a manifestazioni di protesta organizzate da richiedenti asilo ospitati in varie strutture della regione. Solo per fare qualche esempio citiamo gli eventi più recenti pubblicati sulla stampa locale:

  • 60 migranti a Vicenza, davanti all’assessorato e alla prefettura, si sono ritrovati reclamando il rilascio della carta d’identità per essere “liberi e indipendenti”;
  • 8 profughi sono fuggiti dal centro di accoglienza di Erbezzo (VR) e stanno girando per il Paese o addirittura hanno passato il confine;
  • 200 richiedenti asilo se ne sono andati dal centro di Conetta (VE) dirigendosi verso Venezia sostenendo che nel campo si sentono abbandonati da mesi;
  • altri migranti ospiti del centro di Enego, sull’Altipiano di Asiago, sono in agitazione perché, sostengono, la permanenza nel centro non è finalizzata ad alcun tipo di formazione o altro impegno;
  • una cinquantina di stranieri hanno manifestato davanti al municipio di Sanguinetto (VR) per avere la carta d’identità.

Se poi lo sguardo si allunga sui centri sparsi in giro per l’Italia, troviamo casi ben più gravi che delineano il quadro allarmante di una insofferenza che sta crescendo e che non promette nulla di buono. Il frutto di una politica dettata esclusivamente dall’ideologia buonista rischia di tradursi in una fase destabilizzante per il Paese: da un lato l’insofferenza delle popolazioni locali che, spesso in piccoli centri, vedono improvvisamente mutarsi i rapporti tra autoctoni e stranieri; dall’altro la protesta di richiedenti asilo che sentono tradite le proprie aspettative, peraltro alimentate da informatori europei irresponsabili.

C’è un pezzo della politica e della cultura che continua a coprirsi gli occhi negando l’evidenza. Questo negazionismo è pericolosissimo perché impedisce la presa di coscienza che è fondamentale per assumere decisioni di politica estera e interna atte a far fronte ad una vera e propria emergenza. Infatti, siamo in presenza di un pentolone bollente che sta per scoperchiarsi e dal quale potrebbero uscire a centinaia manifestazioni di stranieri, che molto spesso sono fomentate da alcune parti politiche locali, con prevedibili sbocchi drammatici.

Non siamo per negare il principio di solidarietà ma esso va declinato con intelligenza e realismo, condizionando l’accoglienza alla rigida accettazione delle nostre regole, e commisurando i flussi ad una destinazione lavorativa e non ad un parcheggio eterno in centri che diventano fatalmente scuole di criminalità o fucina di radicalizzazione religiosa o politica.

 

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