Parole, parole, parole…

Parola più, parola meno, sono 4900 (quattromilanovecento) le  parole che nelle  Linee programmatiche di governo per il periodo 2013-1018- pubblicato il 5/08/2013 – vengono  utilizzate  per illustrare i contenuti dell’ AREA DI INTERVENTO: CRESCITA, affidata dal Sindaco Variati al suo vice sindaco sig. Bulgarini d’Elci.

Sono pagine intense, soprattutto  per l’uso di parole particolarmente importanti, addirittura sfioranti una eleganza del dire quasi riservata ad una  elite di lettori ben selezionati. Un testo da affidare a mediatori culturali , italiani si spera.

Ecco ad esempio  le primissime  frasi  di questo prezioso documento: “In un mondo ad alta competizione, in cui saranno i prodotti immateriali a crescere di rilevanza nella generazione di benessere, diventa irreale pensare di vivere alle spalle del patrimonio culturale del passato, magari ri-aggiornato con piccoli interventi di maquillage. L’importanza di investire sulla città come generatore di nuovi e originali impulsi culturali, capaci di diffondere creatività e innovazione, diventa perciò una prospettiva necessaria, tanto quanto le grandi pianificazioni territoriali. Il termine “cultura” deve in questo senso tornare ad essere pensato nel suo significato etimologico, con una vicinanza e, certamente, non con una avversità al termine “coltura”. Anche cultura, come coltura, viene dal latino colere, coltivare. Il che ci porta, per vicinanza etimologica ed associazioni, ad altre parole-chiave come “crescere”, “creare”, “inventare” e “fare”.-

A seguire circa  nove pagine di costruzione di una cornice,  tanto ricca da definirla barocca, per un ritratto della “cultura” futurista praticamente lasciato, nel concreto, più alla fantasia  dell’osservatore che  alla reale fruizione da parte  del cittadino.

In altre parole, ben più modeste, terra – terra, quasi nulla  di quanto promesso è stato realizzato. Altro forse si sarà fatto , ma non  certo tutto quello che è stato presentato al Consiglio Comunale  dell’inizio legislatura, nel 2013.

Certamente  vi è stato un uso, a volte  anche “ardito”, della Basilica Palladiana, il cui restauro peraltro ha una paternità che risale al passato, al sindaco Enrico  Hullweck e alla  Fondazione Cariverona,  come pure  è avvenuto per il Teatro Olimpico e il Chiericati.

Per il Cisa poi, ovverossia il Palladium Museum – una eccellenza della Città del Palladio- l’interesse principale è stato quello del costante  boicottaggio. Della Bertoliana è meglio non parlare. Se duecento brave persone,gli “Amici della Bertoliana”, sono ridotti a vendere  i libri usati della stessa biblioteca al fine di raggranellare qualche soldino per  poter far  restaurare  qualche manoscritto antico, non mi sembra  che i problemi  della biblioteca civica siano affrontati nella giusta maniera.

In effetti tutto è praticamente fermo.

Ma ancora un paio di esempi, rimandando tutti coloro che vorranno togliersi qualche  curiosità, alla lettura del testo Linee programmatiche di governo per il periodo 2013-1018-, ricuperabile  nel sito del Comune di Vicenza.

Il primo esempio si riferisce a questo brandello  del testo citato “La Fiera, che vede una forte partecipazione del Comune e la compresenza paritetica della Camera di Commercio, offre un ottimo esempio delle nuove relazioni da instaurare. Fiera di Vicenza, infatti, proprio all’interno delle proprie strategie di internazionalizzazione si sta ripensando lavorando su due termini: cultura e saper fare. Questi due termini, per la stessa vocazione che ha Vicenza, dovrebbero definire una condizione diffusa: con laboratori, workshop, residenze creative continuative, ecc. che creino un mood in cui la bellezza “diacronica” dell’eredità storico-naturale si sposi con la dinamicità “sincronica” della produzione culturale.”

E’ un testo decisamente datato perché attualmente della nuova fiera, quella  che è stata conglobata dalla Fiera di Rimini aggiungendo ai due soggetti citati nel testo, Comune  e Camera di Commercio, anche  quello dimenticato, ovverossia la Provincia di Vicenza, la nostra  realtà territoriale  ha una partecipazione  del 19% . Quindi  Vicenza possiede il 6,333% della nuova realtà fieristica e sulla concretezza delle cose questa piccola partecipazione conta  molto poco.

Parlando ancora di fiera, e in questo caso si tratta della ex fiera in Giardino Salvi,  riportiamo questo capoverso “ Realizzazione del “Polo della creatività” nell’area della ex Fiera come luogo privilegiato per il confronto, lo scambio e la contaminazione tra riflessione culturale “classica” e “contemporanea”, e luogo di incontro e collaborazione strutturale tra mondo produttivo e sfera culturale”

Straordinario ma   inesistente.

L’unica proposta  che  è stata  considerata  dalla Amministrazione Variati e  dall’assessore creativo è quella di cedere l’ex Fiera, con vista sui Giardini Salvi, a un fondo immobiliare per ricavarne un ristorante. Dove magari si incontreranno allegre brigate ma non certo per collaborare strutturalmente  tra produzione e cultura.

Chiudiamo con il grande straordinario affascinante slogan coniato, presumiamo, dall’assessore creativo. Ecco il paragrafo “In misura ancora più sintetica, e nell’ottica esposta in queste pagine, l’obiettivo sarà quello di arrivare a una ridefinizione e un riorientamento dell’identità di territorio che portino a una nuova etichetta, solo apparentemente semplificatoria: “Benvenuti a Vicenza, città del bello”.

Viene da pensare che gli autori o l’autore di questo documento abbiano trascurato di passeggiare per Vicenza, magari presi  da altre faccende, oppure abbiano dimenticato di leggersi quanto scrivono i mass media locali  dove  le parole più utilizzate sono insicurezza, disordine, degrado.

 

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One Comment - Write a Comment

  1. Italo Francesco Baldo · Edit

    Chissà perchè le idee al Vice Sindaco arrivano solo ora, come se in cinque anni non ne avesse avute per migliorare la situazione della città di Vicenza. Ben diceva il sofista Gorgia a proposito di chi usa belle parole..inganna.

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