L’azione di Vigilanza sulle banche e i dati tenuti nascosti

La Commissione parlamentare sulle banche popolari si sta rivelando una opportunità unica per conoscere fatti e misfatti che hanno caratterizzato i comportamenti dei grandi capi (responsabili della gestione, direzione e controlli) della Popolare di Vicenza, di Veneto Banca, oltre che di altri istituti di credito al di fuori del Veneto. Inoltre, le audizioni sono l’occasione per portare alla luce importanti documenti, finora tenuti riservati o riservatissimi, che descrivono i comportamenti della Vigilanza di Bankitalia e della Consob. In particolare, con specifico riferimento alla banca guidata da Zonin, un precisissimo articolo di Francesco Bonazzi, su La Verità del 7 novembre, mette in fila dei fatti molto preoccupanti. In sintesi:

  • La Vigilanza aveva rilevato la malagestio già nelle ispezioni del 2008 e 2009.
  • In quelle occasioni, gli ispettori misero in rilievo la mancanza di un minimo di collegialità nelle scelte strategiche che erano determinate dalle decisioni di un uomo solo al comando (il cav. Gianni Zonin).
  • Era già allora evidente il gonfiamento del prezzo delle azioni come specchietto per le allodole nei confronti dei risparmiatori.
  • Molte scelte strategiche della banca vicentina avvenivano in funzione dell’espansione del gruppo vinicolo del suo presidente.
  • Si riscontrava la concessione di crediti per importi elevatissimi ad amici illustri su semplice decisione del presidente, e senza quello approfondimento tecnico usuale per tutti i clienti “normali”.

Questi gravissimi comportamenti, che risultano da rapporti ispettivi le cui copie sono ormai in possesso della Stampa, avrebbero dovuto indurre l’ente preposto al controllo a mettere in atto azioni concrete per riportare la banca controllata su un percorso di correttezza ed efficienza. Al contrario, l’altro elemento gravissimo emerso conferma che le conclusioni della Vigilanza restavano nei cassetti del vertice di Bankitalia e ad esse non facevano seguito provvedimenti concreti o informazioni al mondo del risparmio il quale, invece, vedeva solo la parte luccicante della Popolare: il suo presidente Gianni Zonin premiato da alte autorità dello Stato, fotografato per le prime pagine di giornali economici e non solo, citato ad esempio come imprenditore di successo, ecc.

A quanto pare, e questo è veramente grave e al tempo stesso inspiegabile, nemmeno la Consob veniva informata sul reale stato delle Popolari esaminate. Si rimane sconcertati quando, in presenza di un quadro di gravi anomalie emerse nel rapporto della Vigilanza B.I. su Veneto Banca, gli organi di controllo autorizzavano la stessa banca all’emissione di un prestito obbligazionario al tasso del 2,25% – 29/6/2015 – 2017. Da quanto detto in Commissione parlamentare, pare proprio di capire che l’autorizzazione avvenisse perché la Consob non riceveva le informazioni dalla Banca d’Italia.

Per valutare l’enormità di questa circostanza, basti pensare che in quel modo decine di migliaia di risparmiatori venivano indotti a sottoscrivere obbligazioni non sapendo che esse andavano a finanziare una nave alla deriva.

Conclusione: la strana “riservatezza” della Banca d’Italia, che avrebbe dovuto tutelare i risparmiatori, ha favorito invece la corsa ad investimenti dannosi da parte di un pubblico lasciato così indifeso e privo delle informazioni di cui aveva diritto.

In quel periodo nel direttorio della Banca d’Italia sedevano i seguenti signori: Mario Draghi, Ignazio Visco, Giovanni Carosio, Fabrizio Saccomanni e Antonio Finocchiaro. Se leghiamo questa notizia al fatto che Visco è stato confermato con il sostegno dell’Europa (BCE!!!) tutto diventa più chiaro.

Ubaldo Alifuoco

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