Il mercato degli immobili a Vicenza

Nella vicenda che vede il nostro Comune impegnato in una operazione presenta molti aspetti  non del tutto comprensibili al cittadino qualunque e si fatica a riconoscere i diversi elementi proposti e riportati secondo le comunicazioni date ai mass media, e che questi, diligentemente, offrono alla conoscenza di tutti i vicentini.

Per spiegarmi meglio, all’inizio appariva che la proposta di creare un fondo  con immobili comunali fosse di Investire SgR. società privata. Poi , nell’approfondimento  richiesto a Nomisma , ente di notevole importanza, pare che il soggetto centrale  di questa faccenda  fosse Invimit SgR., società  che svolge la stessa attività dell’altra ma che è interamente di mano pubblica, ovverossia di proprietà del Ministero dell’Economia.

Nomisma infatti, per quel che si è letto sulla stampa, fissa la sua attenzione  su Invimit.  Però cita  un valore degli immobili proposti per il fondo di 24 milioni di € e un anticipo di 16.400.000 € per realizzare  sulla Giuriolo la  biblioteca e da qualche altra parte la sede della Polizia Locale.

Inoltre parla di un impegno  da parte di Invimit  di 50.000.000 di €. Probabile che servano per la ristrutturazione del tutto. Ma parla anche di 18 anni  di vita del fondo, e si sa  che per legge questi fondi possono essere allungati di non pochi anni.

Parla anche  di  affitti da pagare ( da parte del Comune) per ospitare gli uffici liberati  e trasferiti dal comune, e la cifra indicata  è di 500.000 euro. Non  si legge da nessuna parte quanto  il Comune prenda attualmente di affitti  per immobili scaricati nel fondo. Eppure trattandosi di ambienti in Centro Storico le affittanze non dovrebbero essere cosa da poco.

Poi, sempre Nomisma, parla di spese future per la manutenzione del patrimonio immobiliare di 15.000.000 di euro in 18 anni. Ma, tanto per fare un modestissimo esempio, l’ex Palazzo del Tribunale è perfettamente adatto a contenere la nuova sede della Bertoliana e la sola vendita di Palazzo Costantini potrebbe consentire  la messa in ordine  dell’ex Tribunale.

La ex Giuriolo non ha la struttura tecnica  adeguata a una moderna biblioteca, andrebbe  rifatta totalmente .

Ma poi si legge ancora  su Vicenza Piu’  che il Sindaco  dichiara : “Di fronte alla proposta di SGR il Comune ha tre strade: fare da solo, ma ammesso che riesca a vendere gli immobili da alienare non avrebbe mai la possibilità di indebitarsi per gli 11 milioni di euro ( da dove escano questi 11 milioni non è dato di sapere) che comunque mancherebbero all’operazione; non fare nulla, ma i costi di gestione e manutenzione degli edifici pubblici potrebbero diventare nei prossimi anni talmente onerosi da porlo comunque in una situazione di forte sofferenza; oppure valutare con attenzione il conferimento nel fondo, come il nostro consulente Nomisma e Anci ci stanno suggerendo. Abbiamo deciso di proseguire nell’approfondimento. Ci rendiamo conto che siamo a fine mandato, non vogliamo fare nessuna forzatura, ma riteniamo di dover governare fino alla fine, operando per il bene comune e nello stesso tempo raccogliendo il sentimento della città. Del resto l’interesse di Invimit, società del ministero del tesoro, sembra esserci adesso, ma potrebbe non esserci più tra qualche anno. E se davvero vi è una realtà pubblica disposta a investire 50 milioni di euro in questo disegno, chi è lo sciagurato che può permettersi di respingere la proposta al mittente senza neanche guardarci dentro con grande attenzione. Faremo le nostre analisi, ascolteremo la città e poi decideremo il da farsi“.

Giusto guardarci dentro, ma la operazione indicata in origine da Investire SGR parlava di un impianto finanziario di 90 milioni di euro. E’ sempre possibile che le cose cambino in corso di valutazione ma una città ha in diritto di avere informazioni precise, puntuali e  nei tempi giusti. Non a singhiozzo perché ad essere toccato è il suo patrimonio, e per qualche parte anche immobili che hanno un rapporto forte con la città, vedi alcuni, non pochi, spazi del complesso del Comune stesso, vedi il palazzo del Territorio che ,oltre la sua storia, si affaccia  sui giardini del Teatro Olimpico.

 Dal canto suo l’Assessore Cavalieri  ci dice  che ”la società SGR ha proposto un’operazione che comprende undici edifici pubblici, di cui ben quattro dismessi”.  Ma all’inizio la stampa riportava che la richiesta era di 13 immobili, e l’altro giorni sempre la stampa  scriveva che si trattava di 10 immobili.

Nulla di grave, almeno per ora si tratta solo di numeri scritti su un foglio di carta, ma alla conclusione  un po’ di precisione sarà d’obbligo.

E ancora ci dice “Cuore dell’operazione è palazzo degli Uffici: libero dagli uffici comunali destinati a spostarsi in via Torino (dove saranno pagati dei sostanziosi affitti), viene indicato nel progetto come sede di un prestigioso hotel. Il Comune in questa operazione metterebbe in gioco immobili per un valore di venti milioni di euro. Dovrebbe affrontare fino alla chiusura del fondo (ad andare bene non prima di una ventina d’anni) un canone per l’utilizzo dei beni che poi tornerebbero di proprietà comunale e realizzerebbe importanti risparmi in tema di costi di gestione e manutenzione.

Si potrebbe continuare su questo binario ma la ciliegina sulla torta  la mette l’Assessore  alla progettazione e sostenibilità urbana Antonio Dalla Pozza quando afferma “Questa è una vera operazione di rigenerazione e riqualificazione urbana: rimette in gioco palazzi chiusi da anni, riporta la residenza in centro storico, riqualifica l’area di via Torino, già inserita nei programmi del bando periferie e dell’alta velocità. Dal punto di vista del disegno della città questo progetto si inserisce perfettamente in un quadro coerente, equilibrato, in cui residenza, mobilità, riqualificazione, riempimento dei vuoti fanno parte di una proposta unitaria che il Comune da solo non potrebbe mai realizzare e che prevede altrettante ricadute positive per il privato“.

Che vi sia una ricaduta positiva per il “privato” è possibile, ma questo “privato” pare sia Investire SGR. Quello che appare invece molto più probabile che il Comune rimanda al futuro, lontano, il conto del dare e dell’avere, cioè la verifica  se vi è stato un utile o una perdita, perché  entrare in un Fondo è come avere azioni di qualche banca, che magari per un po’ pare tutta un luccichio di brillanti e poi si rivela essere di cocci di bottiglia.

Ma, per i nostri solerti amministratori, il contro finale è un fatto che non li riguarda. Con ogni probabilità riguarderà i nostri nipotini. Ma l’elemento di maggior turbamento è quello relativo  al fatto che si intenda  consegnare al fondo immobiliare parte di Palazzo Trissino che è la casa comune di tutti i vicentini, seppur alla fine  si tratta di  cedere  ambienti che  sono  utilizzati quali negozi e  comunque  a fini commerciali: ma  appartengono non a una “amministrazione” ma a una città e farne motivo di vendita è la dimostrazione della insensibilità di una intera Giunta che non sa, o non vuole distinguere tra la mera trattativa economica e la storia di una comunità.

Mario Giulianati

 

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