Fondazione Roi e la difesa tardiva di Bulgarini d’Elci

fondazione roiIn relazione alla Fondazione Roi, il Vicesindaco di Vicenza, il  signor Bulgarini D’Elci, esce sui mass media con una dichiarazione molto precisa e puntuale, che ha un solo difetto. Dichiara – riporto dal Corriere  del Veneto – che «L’obiettivo di tutti, ed in primis del consiglio di amministrazione attualmente in carica e pienamente efficace fino all’anno prossimo, deve essere tutelare la Fondazione Roi e difenderne la vicentinità ».

Il difetto sta proprio nel fatto che  dica oggi  quello che non ha detto in tanti anni, prima nei pressi della stanza dei bottoni e poi  seduto proprio davanti al bottone giusto. Capo di gabinetto del sindaco prima, assessore alla (de)crescita poi e vice sindaco, non si è interessato affatto, almeno visti i risultati, di quanto accadeva entro il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Roi, almeno dopo la morte di Boso Roi,          avvenuta nel maggio del 2009.

Dopo la morte del fondatore  la Fondazione fu retta direttamente dall’allora presidente della Banca Popolare di Vicenza – il Cav. del Lav. Dott. Gianni Zonin – fu cambiato lo statuto in alcune parti  e realizzate, stando a quel che hanno narrato i mass media, a operazioni finanziarie per lo meno azzardate.

Eppure  la  direttrice pro tempore del sistema museale pubblico vicentino – dott.ssa Loretta Simoni – come ben recita lo statuto, era parte di diritto  del CdA della Fondazione Roi. Non è credibile, che non informasse l’Amministrazione  di quello che   veniva deciso in Consiglio, visto anche che proprio i musei comunali erano i beneficiari delle rendite della Fondazione. Come appare per lo meno strano che dopo il pensionamento della direttrice dei Musei comunali e quindi  la sua  uscita dal CdA, non si sia provveduto alla sostituzione se non con un “marchingegno” (così definito dal vicesindaco), dopo  quasi due anni di assenza  quindi  senza un interlocutore ufficiale.

E ancora, nel marzo di quest’anno, il vicesindaco dichiara in Consiglio Comunale (da Vicenza Più)  che ““A Vicenza c’era un oggettivo sistema di potere che non si poteva mettere in discussione: neanche io l’ho fatto, non ne ho avuto la forza».Il tutto in relazione alla caduta verticale delle azione della BPVi, che aveva colpito massicciamente la Fondazione Roi. Ma l’elenco delle “disattenzioni “potrebbe allungarsi.

Il problema vero rimane ed è il futuro della Fondazione Roi. Va , a mio avviso, ricondotto lo statuto  nella mission e il destinatario del bene , che è il sistema  museale comunale, all’origine, esattamente a quello che  aveva indicato il Marchese Roi. Va mantenuto il legame statutario con il Comune di Vicenza. Va trovata una giusta e calibrata sostituzione, rapida, della formula per  la nomina dei componenti il CdA.

Con  il massimo rispetto di Banca Intesa, che non è ne l’erede  morale  del Marchese Roi, ne l’erede della BP di Vi. Ne ha solo , di questa, assorbita una parte tanto che è in corso anche la cancellazione del logo.

Sia  quindi la Regione, dalla quale dipende il controllo della Fondazione Roi, a designare  un comitato di saggi  che dettino una formula  risolutiva, ma nel frattempo, proprio per creare un reale rinnovamento sarebbe cosa buona che tutto il CdA della Fondazione si dimettesse e che la Fondazione fosse , temporaneamente e brevemente, consegnata alle cure di un commissario.

La vicentinità, quella vera, quella fatta  di  onestà, di impegno, di lavoro, di rispetto delle regole, di servizio per gli amministratori pubblici, è difesa dalla  chiarezza e dalla trasparenza, cosa questa che in relazione  agli avvenimenti  della Fondazione non sembra essere sempre stata  realizzata.

 Mario Giulianati

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