Scandalo Veneto Banca: lo shopping dei vertici per l’arte a prezzi gonfiati

Pubblichiamo un articolo di Giampaolo Visetti apparso su La Repubblica

 “Amore e Psiche”, gesso di Antonio Canova, studio per il capolavoro in marmo oggi al Louvre: prezzo pagato 575mila euro, quotazione tra 41 e 69mila euro. Differenza: tra 534 e 506mila euro.
Soldi buttati dalla banca, ossia dai suoi clienti.

Una domanda affligge i 205mila veneti che si erano affidati a Veneto Banca e alla Popolare di Vicenza, a un passo dal fallimento e schiacciate da 15miliardi di perdite: i manager travolti erano solo inadeguati alle responsabilità finanziarie, oppure erano degli inetti totali?
Il sospetto, mentre Governo e Ue tentano il salvataggio dei due istituti, esplode dopo la rivelazione di un nuovo filone d’inchiesta della Procura di Roma, titolare delle indagini su Veneto Banca.
Lo scandalo di “Crostopoli” investe il tesoro che i vertici hanno investito in opere d’arte. Oltre 14milioni di euro per 462 pezzi, regolarmente inventariati se pure molti risultano nel frattempo spariti. Peccato che secondo esperti, case d’asta e perito degli inquirenti, Luca Terrinoni, il valore sia stato gonfiato in media tra il 70 e l’80%. Illuminante il verbale con cui il Cda, rinunciando perfino ad una stima, ha dato il via libera all’acquisto di una specchiera veneziana del Settecento. Costo 400mila euro più 6.500 di restauro, valore di mercato tra 40 e 66mila: operazione definita «una interessante opportunità d’investimento». Cifre da brividi che stanno scatenando un’altra rivolta dei risparmiatori.

Su 109 opere valutate sopra i 30mila euro e pagate oltre 12,6milioni, nessuna risulta valutata il giusto prezzo. Gli esperti di “Bonhams”, per conto della Procura di Roma, hanno stimato 42 opere, tra dipinti, mobili, sculture e pezzi d’antiquariato: a bilancio oltre 5 milioni, valore reale 616 e 964mila euro. Dodici i “capolavori” valutati da Sotheby’s: 1,25 i milioni spesi da Veneto Banca, valore fra 256 e 400mila euro.
«I processi di spesa – scrive il consulente dei giudici – presentano gravi e diffuse irregolarità e serie perplessità suscitano i prezzi d’acquisto della banca, superiori anche alle perizie coeve, quando effettuate».

Guardia di finanza e Procura vogliono capire perché, quando Consoli guidava una già scricchiolante Veneto Banca, l’istituto si sia tanto appassionato all’arte, al punto da indurre l’ex direttore generale a sollecitare il Cda ad «abbandonare l’atteggiamento di indifferenza nei confronti delle espressioni artistiche».

Non solo un fiume di denaro destinato ad acquisire una collezione a prezzi gonfiati: per gli inquirenti il punto è chiarire perché si rinunciava a far stimare quadri e mobili d’epoca e chi, da questo sistema, si sia arricchito. Gli attuali vertici dell’istituto sono pronti a citare in giudizio gli ex dirigenti e a chiedere i danni.

Nell’oceano delle perdite la goccia di “Crostopoli”, più che una voce economicamente significativa, rappresenta infatti una definitiva botta all’immagine. Difficile credere che un colosso del credito non avesse gli strumenti per scoprire che stava investendo montagne di soldi per opere secondarie. Nella lista Francesco Guardi e Luigi Nono, Paris Bordon e Gino Rossi, Zoran Music e Francois Boucher, oltre a comò, specchiere, consolle, scrittoi, poltrone e trumeau, pagati come pezzi da museo ma rivelatisi articoli da mercato delle pulci. «Tutte le procedure dell’epoca – assicura l’avvocato di Consoli, Alessandro Moscatelli – sono state adempiute. Si tratta di argomenti utili soltanto al gossip». I risparmiatori beffati lo chiamano «vergognoso sperpero»: come si possono spendere 415mila euro per il “Canale di Mazzorbo” di Guglielmo Ciardi, che nessun gallerista pagherebbe più di 8-11 mila? «Ora capiamo meglio – dice Sergio Calvetti, legale di 2.500 clienti di Veneto Banca – come in un attimo è stato dissipato un patrimonio di generazioni».

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