Amministrative Vicenza 2018 In Evidenza 

La prova del fuoco di due viceSindaci

Un tempo “il camminare sui carboni ardenti” era la dimostrazione, almeno secondo vecchi racconti, sia del coraggio che della sincerità di qualche persona accusata di un qualche cosa.

Ora ha, per la maggior parte delle genti, un significato più dilatato ma meno doloroso e  si sintetizza  nel vivere una situazione di disagio, di preoccupazione, di tensione e di grande attesa. Insomma proprio come camminare sul fuoco. Questa è la situazione che si immette nell’animo di quanti, certo non tutti ma molti, affrontano un esame importante. Ancor più se è il primo esame autentico al quale ci si sottopone. Questo accade in tutti gli aspetti della vita. Accade pure quando per la prima volta si affronta il giudizio del popolo, quando il  ruolo sospirato dipende  dalle urne e non dal potente amico E’ una esperienza che ho vissuto moltissimi anni fa e della quale mi hanno parlato molti candidati alle prime armi sia quelli che  superavano l’esame, sia coloro che invece  venivano “bocciati”. Ed erano i più. Ora , da quanto si legge sulla stampa locale, si sta affacciando a questa  avventura , più di un candidato alle prossime, primavera 2018, amministrative e  quindi si fanno avanti, a destra e a sinistra alcuni personaggi che partono solitamente  con l’affermare la loro disponibilità ad occupare la poltrona di sindaco e poi, un pochino alla volta, si dichiarano direttamente interessati a conquistarsela. Legittimo per chiunque con qualche “però”. Qualcuno   questo passo lo fa per la prima volta, magari illudendosi perché in qualche modo ha  succhiato i ferri del mestiere gentilmente messigli a disposizione da mano amica, che tutto si svolga in armonia. Secondo schemi precostituiti. La differenza sta nella reazione interiore del candidato che  mischia come in un cocktail la speranza, l’ambizione, l’opinione di sé stesso, l’orgoglio e la paura. Tanta. Molto più di quanto un novello guerriero ritenga, all’inizio, di saper controllare. Se questa supera il livello di guardia, il tutto si traduce in rabbia e quindi in incertezza e ancor più in timore  di essere sconfitto. Tutto questo fa sì che si compiano errori. In questi giorni è apparso l’annuncio della fondazione di una nuova associazione, denominata “Vicenza domani” che avrebbe il compito di sostenere  la campagna  elettorale dell’attuale vicesindaco. Un signore che non manca certo di mezzi adeguati ma che possiede anche una buona dose  di “stima di sé stesso”. La prima cosa da farsi in una situazione pari alla sua, sarebbe quella di compiere un gesto da gentiluomo. Credo che l’aiuterebbe assai, nel prossimo futuro a contenere meglio il timore della sconfitta che, salvo eccezioni, rare, provano tutti i principianti. In definitiva dovrebbe, ieri non domani, dimettersi dal proprio ufficio e tornare alla vita privata. Da libero cittadino non retribuito con il denaro pubblico, senza essere gravato dall’utilizzo di mezzi relativi alle sue funzioni. In definitiva, se questo  gesto viene compiuto con serenità e la consapevolezza del valore della democrazia sostanziale, ne troverebbe conforto e ne ricaverebbe rispetto. Ma per fare questo ci vogliono alcuni fattori fondamentali, anzitutto il senso estetico della politica diretta, poi il rispetto per la “sacralità” delle Istituzioni ed ancora una piena onestà di intenti. A questo punto, basta un sereno esame di coscienza per  darsi una corretta risposta.

Poi vi è chi, un  ex vicesindaco ed ex on, l’ing. Giorgio Conte, ripetendo virtualmente gesti antichi pianta la sua bandiera di guerra ai piedi  della Torre Bissara  e chiama a raccolta le sparpagliate truppe  di un Centro Destra  che pare essere in attesa  del divin messaggio che non arriva ancora. Il condottiero, oggi lo chiamiamo leader, lancia il suo messaggio ripetute volte ma la piazza rimane praticamente deserta. Eppure lo spirito del capo non è timoroso dell’affrontare la prova del fuoco. E’ già stato alla guerra, ha già assaporato il piacere della battaglia e sopratutto quello della vittoria.  Gli amici lo sanno eppure non ci stanno. Ha esperienza fatta sul territorio locale, su quello nazionale. Non gli manca l’ardire, fin troppo. E’ impaziente   di menar le mani, evidentemente in modo figurato e virtuale. Ma ancora la  gente, salvo qualche frangia che ha nostalgia dell’acre odor della lotta, (siamo nel centenario della Grande Guerra) non toglie dagli armadi le bandiere, non scioglie i cordoni che legano i brandi, non indossa le armature. Sta magari al bar a ragionar di cento altre cose bevendosi uno spritz chi con l’aperol chi col bitter. Forse anche il condottiero senza macchia e senza paura dovrebbe porsi qualche domanda. Di certo ci son tanti altri che se la stanno ponendo. Una  domandina me la pongo anche io : è o non è una coincidenza  questa che vede in campo, almeno per ora due “vicesindaci”? Par quasi che ci sia una specie di intesa per un duello. Appunto, cose di tantissimi anni fa.

Renart

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