Banca Popolare di Vicenza In Evidenza 

BpVi: prosegue la tempesta in mare aperto

La situazione delle due banche venete continua ad essere preoccupante. Lo è, evidentemente, per tutti quelli che ne hanno patito la pessima gestione, ma lo è pure per quelli che seguono da fuori il susseguirsi dei colpi di scena. Questi, più che dall’incertezza che le richieste della Commissione Vestagher continuano a creare, vedasi il miliardo supplementare chiesto ai privati per dare l’ok all’operazione del Tesoro, vengono dalle ‘strane’ decisioni della magistratura. Mi riferisco, soprattutto, a quella vicentina visto che per VenetoBanca ci ha pensato, con lodevole solerzia, la Procura di Roma.

Cos’è successo? La Procura di Vicenza, nella persona del dott. Cappelleri, decide di battere un colpo. Chiede al Gip ( giudice delle indagini preliminari) di autorizzare un sequestro di beni per 106 milioni di euro, a carico della Popolare stessa, dell’ex Sorato e del suo vice Giuntini. Dopo 4 mesi, tempo stigmatizzato da Cappelleri come troppo lungo,  il Gip autorizza sì il maxi sequestro, ma aggiunge che per quanto riguarda ” l’ostacolo alla vigilanza” ( uno dei due reati, unitamente all'”aggiotaggio” per i quali indaga Vicenza) la competenza è della Procura di Milano ( La Consob, che ha l’obbligo della vigilanza, ha sede appunto a Milano). Il dott. Cappelleri, prende cappello ( nomen omen), esterna con un comunicato di durezza, per lui inconsueta, nel quale definisce ‘abnorme’ la decisione del Gip che, comunque, aveva pur concesso il sequestro. Cappelleri fa notare che, essendoci solo 20gg di tempo per avere il placet di Milano ( questioni di procedura) lui presenta ricorso in Cassazione. Anticipo subito che uno specialista di procedura penale, il prof. Alberto Camon, afferma che, a suo modo di vedere, la decisione del Gip è corretta. Lasciamo, per un attimo, la forma per la sostanza.
La richiesta di sequestro è rivolta alla Banca Popolare e ai signori di cui sopra. Orbene, e accetto subito di essere corretto, mi chiedo come si possa ritenere responsabile l’Istituto Banca, che esiste e funziona solo attraverso i suoi amministratori, i soci e personale vario. Se ci sono state, e questo è acclarato, responabilità plurime, queste vanno ascritte a tutto l’ambaradan gestionale, con le dovute proporzioni dovute al ruolo di ciascuno, che ha imperversato in questi ultimi venti anni.

Coup de theatre: Zonin non appare come responsabile di ‘ostacolo alla vigilanza’. L’uomo ha gestito tutto e tutti per quasi un ventennio, ha cambiato direttori generali a seconda del loro grado di flessibilità alle sue richieste, ha ricevuto remunerazioni dalla Banca a livello di un Amministratore delegato, si è liberato di quasi tutti i suoi beni personali e, nei suoi riguardi, non c’è alcuna richiestra di sequestro. Arriverà, forse, ma la sensazione pubblica è di delusione completa. Il procuratore Cappelleri che nel suo comunicato si preoccupa delle aspettative dell’opinione pubblica, non credo abbia esatta percezione di quali pensieri attraversino le menti delle migliaia di persone coinvolte nel default.

Confesso di attendere con ansia le decisioni della Cassazione che, a mio avviso, dovrebbe offrire una corsia preferenziale ad un ricorso in un caso così importante, delicato e di larga portata. Decidesse che, almeno per l’ostacolo alla vigilanza, Milano è ok, ne sarei lieto.Le competenze del procuratore Greco & co sono proverbiali. Se poi, passasse tutto a Milano, ne esulterei addirittura. Credo superfluo spiegarne il motivo.

E ora parliamo del secondo ed improvviso rombo di tuono che viene da Venezia. Il dott. Condorelli, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Venezia, venerdì 3 giugno, ha rilasciato un’intervista al ‘ Corriere Veneto’ dove dichiara che i magistrati di Vicenza” subiscono ancora gli effetti dell’oggettiva inerzia di chi li ha preceduti”. Ombre sulla Procura di Vicenza di fine anni 90 e inizio 2000 ( procuratore Fojadelli) che sarebbero alla base dell’odierno scontro tra inquirenti e giudicanti. Quando in un’affermazione sento profumo di verità me ne compiaccio, ma qui , a voler essere gentili se ne percepisce solo un vago sentore. Dire che in quell’epoca ci fu un’oggettiva inerzia della Procura è cosa che confligge con i documenti che il dott. Condorelli ha sicuramente nei suoi archivi. Non ultimo quello con il quale il sostituto procuratore generale dott. Pisani ( marzo 2003) ad un atto di interposizione di Appello della Procura generale di Venezia avverso la sentenza n. 64/2003 pronunziata il 29 gennaio 2003 dal giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Vicenza  nei confronti di Glauco Zaniolo e Giovanni Zonin così stabilisce:

P.Q.M., “si chiede quindi che la Corte d’Appello di Venezia, in riforma del’impugnata sentenza, voglia disporre il rinvio a giudizio di Zaniolo e Zonin avanti al Tribunale di Vicenza perché rispondano dei reati loro rispettivamente ascritti previa correzione dell’imputazione subA che deve intendersi quale violazione dell’art. 2622 c.c.”

Mi spiace che il Procuratore generale Condorelli faccia queste considerazioni, pur apprezzabili, solo ora allo scadere del suo servizio. Anche il Pm esclusivo per Treviso e la proposta dei tribunali metropolitani sono cose utili alla magistratura, , ma perché non farle prima quando già la situazione richiedeva buone idee e interventi puntuali?

E veniamo ora all’ex Procuratore Fojadelli. I suoi alti lai alle parole del Procuratore Condorelli dovrebbero servire a far emergere la sua totale correttezza di comportamenti all’epoca.

Lui, sulla Banca Popolare di Vicenza indagò, ma in quegli anni non c’era alcun reato.Vorrei sapesse, caro dottore, che tutti gli atti presentati dai ricorrenti e le varie determinazioni della Procura e dei Gip, sono stati attentamente esaminati da fior di giuristi e da stimati suoi ex colleghi e che non c’è stato uno che abbia condiviso le sue richieste. Affermare, quindi, che non c’era nulla di rilevanza penale è, come dire, azzardato. C’è infine una sua affermazione che sembra proprio non vera. ” la prima inchiesta su Popolare di Vicenza fu aperta dai miei uffici nei primi anni 2000, sulla base di una relazione della Banca d’Italia che non parlava di ‘ operazioni baciate’ né di ostacolo alla vigilanza”. Scherzi della memoria, forse. Il capitolo Zonin e Zaniolo si aprì solo il 10 marzo del 2001 con l’esposto presentato in Procura a firma Alessandro dalla Via, Luigi Arena, Andrea Rizzato e Angelo Perin e assegnato all’allora P.M.dott. Tonino de Silvestri ( all.1 fascicolo 1973/01 r.g.). Dopo un certo periodo, si disse allora per divergenze sul modo di condurre le indagini, il fascicolo fu avocato da Fojadelli.

Che altro dire. Chi scrive presentò a suo tempo, con un gruppo di altri cittadini, due esposti alla Procura Generale di Venezia segnalando i tempi lunghi dell’indagine e altre perplessità che erano emerse al riguardo. Non avemmo alcuna risposta. Ora il capo a Venezia dice che le colpe dei padri ricadono sui figli e che i pensieri difformi tra inquirenti e giudicanti risentono delle mancanze dei padri di allora. Mi permetto di dissentire. Rispettosamente, ma non cambio idea.

Adriano Verlato

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