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La Fondazione demolita… e gli interrogativi senza risposta

Dovevo essere alla presentazione di un libro e precisamente “La Fondazione demolita” di Giovanni Coviello, purtroppo per un contrattempo non mi è stato possibile esserci, ma le cose che avrei dovuto dire in quella circostanza cercherò di metterle per iscritto fosse solo per farmi perdonare  della mia non voluta ma obbligata assenza dagli amici che avevo invitato all’iniziativa.

Rimane l’invito a tutti i lettori di leggersi il libro sia per il contenuto specifico legato alle vicende degli ultimi anni  della gestione  della Fondazione Roi, sia per  conoscere  meglio il fondatore, il Marchese Giuseppe Roi, detto Boso, che viene descritto molto chiaramente dal Professor Italo Francesco Baldo nella sua presentazione.

Personalmente  affronto l’argomento   con una chiave  di lettura/scrittura diversa.
Tento di far comprendere , anzitutto, la figura di Boso Roi raccontando un  brevissimo episodio, risalente ancor prima degli anni Settenta del secolo scorso, quando partecipavo ai lavori del Ente Provinciale del Turismo presieduto proprio da Boso Roi. Si trattava di scegliere un rappresentante dell’Ente  da inserire, in qualità di vice presidente nell’Ente Fiera  di Vicenza, allora evidentemente ancora  vicentina. Ora non più.

Tra le proposte che venivano alla discussione mi permisi di proporre un giovanissimo componente il Consiglio, il prof. Giuliano Menato, già affermato critico d’arte. Il Marchese Roi non ebbe esitazioni e accettò la proposta dimostrando, dati i tempi, una grande apertura e altrettanta sensibilità. E fece bene perché Menato fece benissimo la sua parte all’Ente Fiera.

Ora da quel momento sono trascorsi quasi cinquanta anni e ancora si hanno titubanze  verso  la domanda, in enti e istituzioni, di rinnovamento.
Un rinnovamento che, per restare nel tema, non pare proprio sia stato totale seppur con nuove importanti presenze, nel CdA della Fondazione Roi.
Già la lentezza  con cui è avvenuto questo parziale rinnovamento mi pone un interrogativo al quale, come a tanti altri, personalmente non so dare una risposta che abbia il sapore della attendibilità.
Eppure  sono stati  molti  coloro che hanno sollecitato  un completo  rinnovamento.
Alla fine anche il sindaco di Vicenza lo fece  ma rimase a lungo inascoltato. Immediatamente dopo mi chiedo il perché vi furono due  anni, su per giù, di assenza del rappresentante del Museo Civico  e Pinacoteca Chiericati, all’interno del CdA quando lo Statuto della Fondazione lo indicava  “di diritto”.
Il che esclude una  qualsiasi decisione diversa da parte  della Amministrazione Comunale.
La spiegazione data, mi pare dal vicesindaco, che la attuale direttrice f.f. non aveva la competenza (scientifica?) per partecipare ai lavori del CdA,  stride  con il fatto che  l’Amministrazione l’aveva considerata  valida per dirigere non solo il Chiericati ma tutto il sistema  culturale comunale comprendente non solo la Pinacoteca ma gli altri musei e  monumenti architettonici. Insomma tutto il patrimonio artistico comunale.

Quasi due anni in attesa che si concretizzasse la presenza del Prof. Giovanni Carlo Federico Villa.
Una attesa tormentata tra un mancato accordo con l’Università di Bergamo, dove insegna il professore,e un secondo accordo con la stessa Fondazione Roi presieduta dal Cav.del Lav. Dott. Gianni Zonin, che si faceva, la Fondazione naturalmente, carico anche della retribuzione del professore.
Oltre un interrogativo questo “marchingegno” come lo ha definito lo  stesso inventore, il vicesindaco, fa nascere anche qualche perplessità almeno sulla estetica dell’accordo. Ma un altro punto di domanda mi pongo.
Perché un professore con il curriculum di tutto rispetto accetta di essere il protagonista di un “marchingegno” così inconsistente transitando in un primo momento nel Chiericati come  consulente, poi direttore scientifico (figura che non esiste nell’organigramma della Amministrazione comunale vicentina e indicando contemporaneamente la  direttrice f.f. come  direttrice amministrativa, altra figura inventata lì per lì), e infine  accettando il ruolo di direttore onorario, gratuito?
Mi chiedo se non sia mai parso al Prof. Giovanni Carlo Federico Villa, personalità della cultura artistica italiana, che  non sia stato rispettato lo spirito oltre che la sostanza  dello Statuto della Fondazione Roi, proprio in relazione  alla indicazione  che lo stesso Marchese Roi aveva redatto indicando espressamente che  il posto nel CdA doveva essere riservato al “direttore pro tempore” del Chiericati?
Se l’Amministrazione non era in grado di indire rapidamente un concorso per la direzione dei Civici Musei, dopo l’andata in pensione della dott.ssa Avagnina, bastava trattenerla in servizio per il tempo necessario a realizzare il concorso che, magari, partecipandovi poteva essere vinto dal prof. Villa. Perché ciò non è avvenuto? Per una questione di carenza di denaro come mi pare di aver inteso dire?

Non sta in piedi ne come ragione ma nemmeno come scusa.
Torno al Consiglio di Amministrazione di qualche anno fa e  mi chiedo il perché della richiesta di modifica della Statuto, avvenuta dopo la scomparsa del  Marchese Roi, sia in relazione all’allungamento del periodo di gestione della Fondazione stessa, visto che  era  comunque la Banca Popolare a determinarne la maggioranza,  sia modificando lo spirito, ma alla fin fine anche la sostanza, della missione  indicata dal fondatore. E ancora, passando da un periodo all’altro,perché il CdA testimone della deflagrazione della Banca Popolare, presieduta dal Cav. del Lav. Dott. Zonin, visto che la Fondazione ne aveva  ricevuto un danno non indifferente,  non ha ritenuto di compiere un atto molto semplice, che avrebbe  sicuramente data dimostrazione di buona fede, dimettendosi in toto?
Gli interrogativi potrebbero continuare  a lungo ma  alcuni, oltre l’ansia che comportano per la loro  specificità, si accompagnano anche a semplici  curiosità. Ad esempio perché non chiarire con la massima trasparenza le motivazioni  di un acquisto così slegato, almeno all’apparenza, alle finalità  della Fondazione, come quello del Cinema Corso? Oppure perché il vicesindaco non ci dice quali erano i poteri forti contro cui pure lui aveva dovuto frenarsi? Perché  l’attuale  CdA  pare non ritenga di dover  svolgere una  accurata verifica di quanto è accaduto in Fondazione  almeno negli ultimi quattro anni?

Corre una chiacchiera che  andrebbe  smentita o comunque riportata nella esatta dimensione, per la tranquillità di tutti, anche degli ex componenti il CdA, che non si trova una documentazione sufficiente.
Magari  tutto si riduce a una questione di trascuratezza, ma perché non assicurarsene e rassicurare  Vicenza ? Ma due sono gli interrogativi che creano angoscia.
Uno che si chiede come mai nessun soggetto direttamente, o anche indirettamente ma non tanto, quale la Amministrazione Comunale e, l’una per l’altra di quante dirigenze si sono succedute alla Popolare vicentina, o nel CdA della Fondazione, oppure anche un solo componente questi organismi  ha mai ritenuto  che esistesse la necessità di fare  chiarezza, per il  bene di tutti, in  primis proprio di coloro che  si sono trovati in prima linea, sulle vicende della Fondazione dopo la scomparsa di Boso Roi?

E infine rimane un interrogativo che ha  una grandissima valenza sia morale che  concreta.
Un interrogativo che trascende i soggetti direttamente interessati e che necessita di una risposta  rapida da parte del nuovo CdA della Fondazione.
Sono ancora attive oppure no le querele fatte dal precedente CdA, allora ancora retto dal Cav. del Lav. Dott. Zonin nei riguardi del giornale on line Vicenza Piu’ e del suo direttore, ing. Giovanni Coviello, e della Signora Barbara Ceschi a Santa Croce?
C’è da augurarsi  che siano state ritirate e su questo gesto, se compiuto, credo sia possibile avviare una nuova  stagione della Fondazione rinnovando il grazie di una città al mecenate Boso Roi.

Mario Giulianati

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