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Fondazione Roi, perché è così difficile pubblicare i conti?

VicenzaPiù di sabato 29 aprile, con un articolo del suo direttore, si domanda come sia possibile che il nuovo Cda della Fondazione Roi, recentemente nominato dalla Banca Popolare di Vicenza, approvi il bilancio 2016 senza che sia stata fatta chiarezza sulla gestione degli anni passati. Chiarezza più che mai attesa da tutti visti i danni al patrimonio fondativo e, di conseguenza, alla comunità vicentina nel suo complesso.

 Pubblichiamo il pezzo di VicenzaPiù al quale aggiungiamo poi alcune nostre considerazioni.


[…] Appare molto criticabile ma, soprattutto, dubbiamente lecita fin da subito l’approvazione da parte del Cda della Fondazione Roi, nuovo solo sulla carta (nella foto Mion con i “suoi” tre nominati Diamanti, Grossato, Valmarana), del bilancio 2016, che dovrebbe essere stato discusso, in silenzio, in questi giorni e che è partito dai conti “bui” e ben poco documentati oltre che difficilmente sostenibili lasciati da Gianni Zonin & c. senza compiere prudenziali passi legali nei confronti dell’ex presidente e di chi ne ha condiviso dal 2009 a buona parte del 2016 la, a dir poco, incauta gestione delle volontà e del patrimonio lasciato dal marchese Giuseppe Roi per la cura esclusva del Chiericati.

Tra i possibili corresponsabili possono essere inclusi per l’ultimo periodo, quello che va, con differenze tra l’uno e l’altro, da metà 2015 in poi, ben 4 dei 7 membri attuali del Cda, tutti voluti da Zonin e cioè il prof. Giovanni Carlo Federico Villa (discusso su queste pagine e ora anche dalla sua stessa Università, quella di Bergamo, che sta compiendo sui suoi incarichi retribuiti le opportune verifiche, oltre che da parte dell’opposizione comunale di Vicenza grazie alle denunce di Liliana Zaltron e Francesco Rucco), l’architetto Emilio Alberti, che dal CdA in cui ora siede ha ricevuto incarichi professionali per il Chiericati, la signora Giovanna Vigili de Kreutzenberg Rossi di Schio, alias la moglie di Alvise Rossi di Schio, storico fan di Zonin, e mons. Francesco Gasparini, che ha ricevuto soldi, di cui non ci sarebbe traccia nei conti precedenti della Roi, per comprare un pregevole quadro per il Museo diocesano di cui è direttore…

Tornando alla opportunità di un esposto cautelativo alla magistratura sui vecchi conti e sui responsabili o di dimissioni dei “nuovi” 3 membri “intonsi” che evidenzino come i 4 zoniniani non abbiano voluto dimettersi (per aggiungere buio a grigio… magari, come è successo per i membri del vecchio cda BPVi rimasti finchè hanno potuto sulle loro poltrone mentre magari sparivano anche le precedenti mail aziendali), c’è da dire anche che Ilvo Diamanti, il presidente, di immagine, è stato scelto dalla banca, a cui spettano tre nomine, insieme alla brava ma inesperta ex prof del Pigafetta Giovanna Grossato solo dopo che sono prevalse le pressioni locali, di un potere che evidentemente cerca di riproporsi, sulle iniziali volontà della nuova BPVi.

Al loro posto Mion, Iorio e  Bragantini avevano, infatti, proposto, nero su bianco, due accademici, uno della Sorbona, Gian Luigi Golin, l’altro, Giuseppe Barbieri, di Cà Foscari (torneremo sull’argomento), che oltre al loro prestigioso curriculum, per giunta nel settore specifico dell’arte, e alla vicentinità, qualità che con l’onestà condividono con Diamanti e Grossato, vantavano anche una opportuna maggiore “distanza” dalla melma locale che ha invaso la Roi (cfr. il nostro libro/dossier appena uscito “Roi. La Fondazione demolita“).

Allora è al vice presidente ed esperto “uomo dei conti”, Andrea Valmarana, membro di un grande studio vicentino, che ci rivolgiamo di nuovo visto che dei tre consiglieri “spettanti” alla BPVi è l’unico rimasto della terna iniziale: l’approvazione del bilancio 2016 non può e non deve avvenire nelle more dei tanti dubbi che lui stesso ha espresso, prima nella conferenza stampa di presentazione e poi a noi di persona quando ci ha ribadito che i “cassetti” da lui trovati sono vuoti non solo di soldi ma anche di documenti e giustificativi di spese… quelle per il Chiericati, previste dallo statuto, e quelle, molte di più, fatte fuori statuto se non anche, magari, fuori sacco.

Dr. Valmarana, lei, quando ci ha ricevuto, quando ci siamo parlati al telefono e quando ha risposto per iscritto via mail ad alcune, anche se non tutte, le nostre domande, ci è parsa la persona competente e seria che deve essere apparsa anche a Gianni Mion.

Non si prenda, allora, dr. Valmarana, la responsabilità, legale ed etica, di passare sopra i vecchi (non) conti  proprio lei che è già stato in vari cda ben più “pesanti”, tra cui quello della grande Palladio Finanziaria!

Non voglia, quindi, dr. Valmarana, per un quieto vivere ingiusto e incomprensile per chi ama la verità e il Chiericati, in primis il marchese Roi, far rischiare “attenzioni”, anche legali, a chi la affianca nel dare un segno di vera discontinuità con un pessimo passato.

Faccia, dr. Valmarana, senza ulteriori indugi, quelli che hanno allungato in BPVi i tempi dell’azione di responsabilità, l’esposto per fare chiarezza e “salvi” i tre nuovi, lei incluso, da dubbi e, magari, futuri possibii provvedimenti legali.

E, soprattutto, dr. Valmarana, eviti di dare il merito della pulizia a noi che, quando torneremo in udienza per difenderci dalle proditorie e milionarie accuse fatte a noi dall’allora presidente pro tempore della Roi, tal Gianni Zonin, chiederemo al giudice di Vicenza, che sarà lo stesso di quello di… Berlino, le copie di tutti i documenti dell’era Zonin per dimostarre la falsità delle sue accuse.

E se quei documenti non ci saranno, il presidente Diamanti, lei e tutto il cda non potrete dire che non lo sapevate di non averli o di non averli controllati perchè oltre a chiederlo qui, sui nostri media, per la seconda volta noi abbiamo già chiesto via fax e via Pec al presidente e al Cda, ma non ci è arrivata risposta alcuna, neanche di diniego e alal faccia della proclamata trasparenza, di avere già i bilanci del 2010 in poi.

p.s. Dr. Valmarana, nel bilancio 2016 ha accantonato nella giusta misura, anche questo lo abbiamo già chiesto senza risposta, anche i danni materiali e biologici, documentati, che chiederemo noi alla Roi per la lite temeraria intentataci?


Anche il nostro Blog ne ha più volte parlato illustrando alcuni aspetti tecnici, tra cui quelli derivanti dal’esame degli unici bilanci allora disponibili. Il punto di partenza per cambiare strada nella gestione della Fondazione è quello di chiarire cosa è accaduto in questi anni passati. Non si può dire, alla napoletana, “scurdammoce ‘o passato” e andiamo avanti. Quel passato ci parla di almeno una trentina di milioni spariti per l’acquisto di azioni della Banca Popolare di Vicenza, deciso tra l’altro in assoluto conflitto di interessi da un presidente che sapeva bene la situazione della “sua” banca in quel momento.  Inoltre, a parte il tema delle azioni, la documentazione del passato deve dirci come si è modificato il patrimonio nel suo complesso. Parliamo di un patrimonio che era costituito da immobili e beni mobili di valore. Le voci di chi era intimo del fondatore marchese Roi parlano di altre cose molto precise. Noi non abbiamo strumenti per verificare l’attendibilità di quelle voci e la consistenza del patrimonio iniziale e attuale. Chi oggi amministra invece ha quegli strumenti e deve utilizzarli per un sacrosanto bisogno di giustizia dovuto al fondatore  e a tutta la nostra città.

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