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Una città e i suoi tanti quartieri

In ogni città italiana, c’è un centro e, poi,  vari quartieri.
Cosa sia un centro lo sanno un po’ tutti. Ci sono i negozi più belli, i bar più trendy, le piazze più attraenti e, quasi sempre, gente, tanta gente che fa calore e dà l’idea ai periferici di farne parte. Ci sono poi i quartieri che sono degli agglomerati che, in qualche modo,, per viabilità, servizi, condizione sociale degli abitanti e sviluppo storico, si riconoscono come unità, a volte anche amministrative. Il nome arriva dalla suddivisione in quattro parti delle città antiche che, attraversate da due strade principali, ad angolo retto tra loro,  si incrociavano al centro.

Cosa si vuole dire con queste note? Più che altro sono domande che ci si pone. È corretto che la sorveglianza, i servizi e qualunque tipo di manutenzione siano più puntuali nel centro storico? A chi scrive sembra di no. Quello che si vorrebbe proporre è che, da ogni punto di vista, anche ciascun quartiere fosse trattato come la zona centrale di una città. Punti di polizia urbana e forze dell’ordine stabili in loco, cura delle strade e delle zone verdi non episodica, illuminazione stradale efficace, viabilità regolamentata, piste ciclabili e pedonali collegate con quelle degli altri quartieri e con il  centro , piazze, alberi e tutto il verde possibile. Non dovrebbero mancare sale cinematografiche e centri di aggregazione e ogni tipologia di negozio utile agli acquisti quotidiani.

Poi ci vorrebbe un occhio particolare alla qualità degli edifici. Credo, e ci sono conferme autorevoli, che si possa fare una buona architettura anche spendendo cifre moderate. È evidente che queste operazioni sarebbero più facili nella creazione di un quartiere ex novo, ma ritengo che anche intervenendo nel già costruito, alcune cose buone si possano ottenere. L’architetto pensa le case, ma è l’urbanista che disegna le città e tutto quanto devono contenere. Ergo, individuerei professionisti di qualità e farei progettare loro quello che si vorrebbe fare nel nuovo, appunto, e quello su cui si dovrebbe intervenire per migliorare l’esistente. Non è che non mi renda conto che ci vorrebbero disponibilità ingenti per arrivare a quanto accennato sopra, ma nulla vieta di pensare in grande e, magari, di incominciare con un cambio di mentalità e di ottica Amministrativa. C’è un’altra cosa che mi sembra importante.

Nei quartieri rivisitati ci sarebbe non solo una rivalutazione del modo di vivere, ma una rivalutazione considerevole del valore degli edifici delle zone periferiche che attualmente hanno avuto una caduta preoccupante. Mi direte voi, e me lo chiedo anch’io, cosa ne sarà di quelle persone che non hanno i mezzi sufficienti per acquistare o affittare un alloggio? Ecco, quì dovrebbero intervenire gli Amministratori e i professionisti, con delle costruzioni decorose e progettualmente gradevoli con costi all’osso senza alcun guadagno da parte del costruttore. Mutui, garanzie, tassi agevolati e quant’altro serva per venire incontro ai bisogni di chi poco ha. Chi scrive non pensa di avere inventato alcunché, ma ritiene si debbano affrontare problemi che , pur importantissimi, non sono, quasi mai, all’ordine del giorno.

Adriano Verlato

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