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Presidente Diamanti, se ci sei batti un colpo!

Su vicende che coinvolgono la Fondazione Roi  riportiamo quanto apparso su Vicenza Più a firma Libero Firmiani


La Fondazione Roi e quel quadro del vescovo del ‘500 Matteo Priuli: mons. Gasparini nel 2014 lo “accetta”, nel 2016 entra in Cda e mons. Pizziol arrossisce. Diamanti, se ci sei batti un colpo!

Di Libero Firmiani

“L’uomo è l’unico animale che arrossisce o dovrebbe arrossire” Scrisse Mark Twain. Le gote del vescovo Priuli, nel perfetto stile dei nobili del tardo 1500, sono pallide come la luna, ma forse il quadro che lo ritrae e che si trova all’interno del Museo diocesano vicentino nasconde bene un imbarazzo postumo dato dalla storia recente del dipinto. Andiamo con ordine, il 14 febbraio del 2014, il Museo diocesano annuncia il “ritorno a casa” del ritratto del vescovo Matteo Priuli (1565-1579), figura storica di rilievo per la Chiesa vicentina. Il dipinto è attribuito a uno degli autori più illustri della scuola del Veronese, Francesco Montemezzano. Si tratta, dunque, di un’opera di grande valore.

Per la valutazione, anche interpellando gli esperti, attribuirgli un prezzo certo: le quotazioni di altri quadri dello stesso autore nel 2013 oscillano tra i 20 mila e gli 80 mila euro nei siti delle case d’asta, ma il prezzo a Vicenza dovrebbe essere noto, solite cortine fumogene a parte.

Tre anni fa ci pensò, infatti, la Fondazione Roi, allora guidata dal presidente di tutto Gianni Zonin a informarsi e a prenderne nota, anzi ad annotarne il prezzo su un assegno per poi firmarlo. L’ex numero uno anche della Banca Popolare di Vicenza, infatti, decise di intervenire con la cassa della Fondazione, che dovrebbe essere destinata per statuto solo al Chiericati, ma questa è una cosa stranota, per consentire al direttore del Museo diocesano mons. Francesco Gasparini l’acquisto del ritratto da un privato. Né le cronache di allora né il Museo Diocesano resero noti i costi dell’operazione e avere risposte dalla Roi oggi è un’impresa, anche se Ilvo Diamanti, Andrea Valmarana e Giovanna Rossato, le tre nuove guide a trazione BPVi, proclamano trasparenza e voglia di voltare pagina.

La notizia della cassa della Roi usata anche per creare consensi là dove conta di fatto non era poi così sbalorditiva. Non era la prima volta, infatti, che la Fondazione Roi interveniva con donazioni a progetti del museo della diocesi se pur non conformi alla mission della stessa Fondazione e che vennero sempre giustificati, fuori e contro statuto, con la vicinanza del compianto marchese Roi alle istituzioni della chiesa vicentina e ai suoi musei.

Poco male, si dirà, in una Vicenza ormai abituata a ingoiare di tutto, e non abbastanza per giustificare il rossore di alcun vescovo, né di quello attuale né del ‘500. Qualcosa, però, non va importanza storica del dipinto a parte mentre la Roi trascurava nei suoi finanziamenti proprio il Chiericati e si dedicava anche alla speculazione immobiliare dell’ex Cinema Corso.

Come spesso accade per chi si addentra nelle faccende del regno Zonin contano, infatti, i nomi, le cariche e gli uomini chiamati a prendere decisioni per istituzioni cittadine.
Sarà un caso, infatti, ma proprio il beneficiario indiretto di quel regalo della Fondazione Roi monsignor. Gasparini, che grazie al “dono” dei fondi necessari poté riportare in città il ritratto del vescovo, a distanza di tre anni, si trova nel nuovo Cda della stessa Fondazione. Un caso del tutto nuovo il suo. Per la prima volta un prelato fa parte infatti del Consiglio. Una nomina che ha lasciato non poche perplessità all’ombra dello stesso Duomo, dicono le sue mura.

Il monsignore, tra l’altro, è entrato nel Cda, regnante ancora Gianni Zonin, non come rappresentate del clero, ma in qualità di direttore del Museo diocesano, carica assunta nel lontano 2006.

Niente di male, ma un po’ di imbarazzo, forse, sì.

Perché, a guardar bene e a pensar male, andreottianamente, nel Cda, che sembra proprio che Zonin si sia preparato per la sua successione, la lista di chi all’ex sovrano deve qualcosa si allunga e di… maggioranza.

Non appare, quindi, neanche casuale, per il disegno “urgente” di un Cda in continuità col precedente a trazione Gianni ZoninMarino Breganze, la coincidenza della data di cooptazione nel Cda Roi, il 23 marzo 2016 e poco prima dell’obbligata uscita del vecchio presidente, di mons. Francesco Gasparini, destinatario di… doni della Roi per il Museo diocesano, e dell’architetto Emilio Alberti, profesionista con incarichi remunerati al Chiericati, che dovrebbe essere finanziato dalla Fondazione.

Altri due consiglieri in quota “vecchio conio” sono il (molto) discusso prof. Giovanni Carlo Federico Villa, direttore tecnico o scientifico o onorario a seconda dei tempi e dei casi, ma di certo non direttore tout court, l’unico incarico che gli darebbe statutariamente diritto ad esserci in quel Cda, e Giovanna Rossi di Schio, anzi per la precisione Giovanna Vigili de Kreutzenberg Rossi di Schio, moglie di Alvise Rossi di Schio, stretto amico, in banca e fuori, del re del vino,

Se a questi quattro membri del Cda si affiancano i volti dati come nuovi di Diamanti, Valmarana e Rossato, intanto, la maggiranza è “old”.

Ma se si va a scavare, e noi ci siamo andati, siete proprio sicuri che i tre nuovi nomi voluti dalla nuova banca fossero proprio i tre poi presentati ed oggi attivi?

In occasione della conferenza stampa a Palazzo Thiene Achille Variati, che le mura di Via Btg. Framarin e quelle di Palazzo Trissino dicono soddisfatto delle scelte, fece un gesto da par suo: pur essendo stato ufficialmente indicato tra i “relatori” e pur essendo fisicamente nella stanza accanto per la, dimessa, celebrazione dei primi 150 anni della ex Popolare vicentina, il sindaco non partecipò fisicamente, indispettendo così Gianni Mion, che ne avrebbe subito le pressioni, per poter subito dichiarare alla stampa: non c’ero per evidenziare la libertà di decisione della BPVi…

Se quattro facce nel Cda attuale della Fondazione Roi non sono, quindi, così nuove, se quelle nuove non sono sgradite ai vecchi volti del potere locale, allora come non essere solidali con le mura del Vescovado che parlano di mons. Pizziol a dir poco irritato perchè avvisato solo a cose fatte?

Tutto questo, con molti fatti dimostrati e poche correlazioni, non è completamente vero?

Allora Ilvo Diamanti dimostri di non essere caduto nel tranello di dover prestare la sua storia cristallina alla torbida Vicenza, da cui si era finora tenuto lontano, e mantenga ciò che rispose il giorno di quella sua presentazione al nostro direttore che gli chiedeva se sarebebro rimasti i 4 consiglieri precedenti: “no, scadranno all’approvazione del bilancio!“, disse sicuro il prof. per metà anno a Urbino e l’altra metà a Parigi.

Ma il bilancio lacrime e sangue è stato approvato e i magnifici quattro sono ancora lì con gli altri tre a fare o a recitare, magari a loro insaputa?

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