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Gianni Zonin:  presidente per vent’anni ignorando ciò che accadeva nella sua banca

Due giornate di interrogatorio per Gianni Zonin, l’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza. Interrogatori attesi da moltissimi per cercare di capire cosa è accaduto e perché sono andati in fumo miliardi di euro dell’economia vicentina, gettando nella disperazione molte miglia tra i 118.000 soci che avevano investito tutti i propri risparmi in quello che era ritenuto da decenni il salvadanaio della nostra comunità. Due giorni per sentirsi dire che il presidente e l’intero Cda non sapevano nulla di ciò che accadeva nella banca da essi amministrata da un paio di decenni.

I magistrati della Procura vicentina valuteranno l’attendibilità delle risposte e le responsabilità sul piano penale, cercheranno di mettere a confronto le tesi dell’ex presidente con quelle di altri, dirigenti e amministratori, secondo i quali alla Popolare non si muoveva foglia senza l’assenso del Cav. Gianni Zonin. Noi non sappiamo e aspettiamo ansiosi i passi della Giustizia vicentina, sempre con la speranza che siano falcate decise e rapide al fine di evitare la prescrizione.

Tuttavia, conoscendo come gira il mondo delle imprese, è già possibile esprime alcune valutazioni non solo generiche.

La prima è conseguente alle modalità con cui i membri di un consiglio di amministrazione si rapportato con i dirigenti esecutivi della propria azienda. In ogni società commerciale esistono norme di legge e regole interne che debbono essere varate da chi amministra, e che poi si riassumono in mandati agli organi direttivi che eseguono, che mettono in pratica la linea. Esistono poi organi di controllo interno ed esterno che sono incaricati di valutare se la barra della nave procede correttamente secondo la rotta approvata da chi sta in plancia di comando. Quando il capitano della nave non è in grado di capire se il timoniere esegue gli ordini, vuol dire che non sa fare il suo mestiere. Fuori di metafora, il presidente di una banca ha al suo fianco molti dirigenti e funzionari incaricati di riferire ogni giorno se le cose girano come lui ha ordinato. Sulla scrivania del presidente, ogni mattina devono arrivare i dati di sintesi sull’andamento della gestione, sugli investimenti, su come procedono la redditività e la solidità patrimoniale, sui depositi e sugli impieghi, sulle sofferenze, ecc.

Se si sono decisi investimenti in fondi internazionali il Cda deve valutare il possibile ritorno in relazione al grado di rischio, e per questo non ci si basa solo sulla parola del direttore generale ma sulle elaborazioni degli uffici specialistici interni ed esterni, seguendo una catena di comando sulla quale un presidente autorevole deve avere il controllo totale, e riferirne al suo consiglio di amministrazione.

Sostenere di non sapere cosa è accaduto per anni nella propria azienda, di ignorare che si facesse ricorso costante alle cosiddette “operazioni baciate”, che la banca avesse investito ingente parte dei depositi (risparmio della gente) in fondi internazionale pericolosi, può significare due cose: che si cerca di allontanare la propria responsabilità dai fatti o che non si hanno le nozioni e le capacità minime per svolgere il ruolo di presidente di una banca.

Tra l’altro, da presidente del Cda Zonin si era fatto assegnare un compenso veramente faraonico (oltre 1,5 milioni, senza contare i benefit). Difficile giustificare questa valanga di denaro per uno che dice di essere all’oscuro di fatti che moltissimi, anche al di fuori della banca, conoscevano gratis. Che ci fossero operazioni baciate era impossibile ignorarlo vista l’entità della clientela alla quale venivano proposte. Così come è difficile credere che il Cda non fosse informato sul livello dei crediti in sofferenza: circa il 40 per cento. Vale a dire che, per ogni 100 euro prestati alla clientela, 40 non rientravano, confermando una linea difficile da comprendere perché essa significa che la Popolare prestava soldi a “cani e porci” senza le dovute garanzie e corrette valutazioni sulla affidabilità. Tematiche vengono portate in consiglio di amministrazione, discusse e deliberate.

Ci si aspettava che, dopo questo interrogatorio e vista la linea assunta come difesa, all’indagato Zonin venisse almeno chiesto di consegnare il passaporto. Così, tanto per far capire che si sta facendo sul serio. Invece, il Cav. Zonin potrà tranquillamente raggiungere la sua residenza in Virginia. Buon viaggio, Presidente!

Ubaldo Alifuoco

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Immagine tratta da Il Giornale di Vicenza

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2 Thoughts to “Gianni Zonin:  presidente per vent’anni ignorando ciò che accadeva nella sua banca”

  1. Vittorio Vinci

    Ho seguito sulla stampa le posizioni assunte dall’ex presidente della Popolare, cav. Gianni Zonin, e quella dell’ex direttore generale dot. Samuele Sorato.
    Leggo ora quanto pubblicato da “pervicenza” e vorrei aggiungere qualche cosa, se mi è permesso.
    Da tutto quello che ho letto e sentito ne esce che Zonin si dichiara innocente e così pure Sorato. Il primo sostiene di essere stato tenuto all’oscuro, e con lui tutto il Consiglio di Amministrazione, delle cose illecite che metteva in opera il secondo, il quale al contrario afferma che tutte le scelte erano fatte da Zonin e dal Consiglio.
    Con Zonin oltre a tutti i consiglieri sarebbero quindi innocenti anche i componenti del comitato dei revisori dei conti, ma pure tutti coloro che dovevano esercitare il controllo sia quelli interni sia quelli esterni. Pure innocenti sarebbero gli esperti che hanno dichiarato che il valore delle azioni era giusto quando è stato fissato in 62.50 euro. Al massimo possono essere stati un po’ disattenti o anche loro male informati.
    Se Sorato è innocente con lui lo sarebbero, per cascata, quindi anche tutti i dirigenti che rispondevano a lui. Quindi i vertici della banca sono o disattenti o succubi dei disattenti. Quindi la banca non solo è innocente nel suo complesso ma è anche vittima magari del fato,del destino perverso, di un insieme di concause indipendenti dalla volontà di ciascuno di questi.
    Questa ultima frase non è mia ma mi è stata suggerita da una persona competentissima e importantissima. Ma se tutti sono innocenti ai piani alti della banca chi l’ha mandata in malora? Va a finire che colpevoli lo sono i risparmiatori per essersi fidati di una banca gestita o da disattenti o da incompetenti.
    Però visto che tutti questi e anche quelli che sono subentrati dopo, sempre indicati dalla vecchia presidenza, fino all’avvento di Atlante, si sono assegnati indennità e prebende a fior di quattrini – molti, per alcuni moltissimi, si parla di centinaia di migliaia di euro per alcuni e di milioni di euro per altri, quindi tutti strapagati, e questo pure mentre la barca affondava – almeno una responsabilità morale, visto che tutti hanno dichiarato che non sapevano o non capivano o non erano in grado di decidere, la dovrebbero sentire e magari essere disposti a restituire il denaro non meritato, per loro stessa ammissione.
    Ma mentre tutti costoro si chiamano fuori, chi per un motivo che per l’altro, chi rimane letteralmente incastrato nel dramma della Popolare è lo sprovveduto socio risparmiatore. Penso che qualcuno di costoro che dirigevano la banca dovrebbe almeno avere la dignità di scusarsi con le vere vittime che sono sia i soci risparmiatori sia i dipendenti dei livelli inferiori. Ma pare proprio che non ci pensino affatto e questo li qualifica.

    Vittorio Vinci

  2. LUIGI COSTA

    Eì noto che nel nostro Bel Paese i colpevoli sono una specie rara, Soprattutto per questi reati. Ma sarebbe utile capire se anche Il Vice Presidente Dott. Prof. Avv. Marino Breganze non sia dichiarato non colpevole (almeno moralmente visto che non risulta indagato) e non si sia mai accorto delle malefatte dei manager che, è bene non dimenticare, non sono arrivati dal cielo ma scelti da Presidente, Vice Presidente e CdA . Forse sono stati scelti a loro insaputa e forse anche ignoravano di ricevere compensi d’oro per la loro dedizione disinteressata alla Popolare di Vicenza. Sarà per questo che forse hanno consapevolmente deciso di mettere in ginocchio migliaia di famiglie e l’economia di una intera provincia.
    Luigi Costa

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