Banca Popolare di Vicenza In Evidenza 

Banca Popolare e Fondazione Roi: possiamo sperare in un po’ di GIUSTIZIA?

Inchiesta Banca Popolare
Il caso della Banca Popolare di Vicenza e quello della Fondazione Roi, continuano a proporre interrogativi che, almeno fino a questo momento, sono senza risposte. Per capire la preoccupazione dei tanti travolti dal comportamento dei vertici inquisiti dell’Istituto, è utile evidenziare informazioni che girano negli ambienti giudiziari vicentini e non solo:

  • l’iter dell’indagine procede a rilento e non è affatto vero, come più volte dichiarato dal procuratore capo, che i due sostituti assegnatari sono stati sollevati da ogni altro incarico per seguire l’inchiesta sulla Banca Popolare a tempo pieno. In realtà, i sostituti compaiono continuamente in procedimenti penali di vario genere;
  • lo stesso Cappelleri ha in passato chiaramente evidenziato l’inadeguatezza della sua Procura in un caso tecnicamente complesso come quello della Popolare vicentina, ma nessun rinforzo è stato ordinato;
  • l’ex presidente Gianni Zonin sarebbe stato “invitato” a comparire per un interrogatorio (il primo da quando l’inchiesta è iniziata?!) e lui ha risposto che è immobilizzato all’estero per indisposizione. Difficile accettare l’idea che, nonostante la gravità delle ipotesi di reato, il maggiore indagato sia tuttora in possesso del passaporto e libero di girare il mondo.

Da qui, le domande sugli ondeggiamenti della Procura Vicentina che, per mezzo del suo capo, continua ad annunciare il progressivo allontanarsi della data di conclusione dell’inchiesta. Le ultime comparse televisive fanno prevedere la chiusura dell’indagine non più per la primavera ma per settembre-ottobre. Entro la primavera e l’avvio dell’estate pare siano probabili alcuni primi provvedimenti concreti. Ciò significa che il processo comincerebbe nella primavera del 2018, avvicinando sempre più la prospettiva della prescrizione.

Ogni giorno ci sono rappresentanze degli azionisti che manifestano davanti al Palazzo di Giustizia. Non sarebbe male che il capo della procura scendesse tra loro impegnandosi a evitare che questa enorme ferita alla nostra comunità si concluda con una prescrizione beffarda, tale da minare definitivamente una fiducia nel sistema giudiziario che vacilla ogni giorno di più.

Fondazione ROI
Passando alla Fondazione Roi, la presidenza della Banca Popolare ha nominato il nuovo presidente nella figura del sociologo Prof. Ilvo Diamanti. Vi sono poi un paio di nuovi membri mentre sono stati confermati altri due già presenti nel Cda.

Auspicavamo che il primo atto del nuovo Cda fosse quello di ordinare una inchiesta su quanto accaduto sotto la gestione Zonin e sul perché l’ex presidente avesse proposto e attuato l’acquisto di 29 milioni di euro in azioni della sua Banca, proprio al momento in cui la quotazione era a 62,50 euro (ricordiamo che, contrariamente a quanto sostenuto in un primo momento, è accertato che la gran parte delle azoni furono acquistate dopo la morte del compianto Marchese Roi).

Speriamo di sbagliarci ma sembra di capire che non sarà così. Nella prima intervista Diamanti ha dichiarato: “Guardiamo avanti”. Successivamente, il Cda della Fondazione ha accettato la proposta di transazione della Popolare per un rimborso pari a 9 euro per azione. Eppure non dovrebbe essere molto difficile verificare le deliberazioni precedenti, analizzare l’inventario e le motivazioni che hanno avviato operazioni di investimento non rispondenti alle norme statutarie.

Ora sarebbe utile chiarire al nuovo Cda che bisogna guardare avanti per cambiare modalità di gestione, ma certamente bisogna guardare indietro per rilevare le responsabilità dei danni inferti alla Fondazione e chiedere ai colpevoli di risarcirla. Le due cose sono inscindibili. “Guardare avanti” significa, infatti, cambiare metodo di gestione e lavorare per il bene pubblico. Quindi, se questa è la svolta, per renderla veramente credibile, la priorità è quella di non lasciare impunite le eventuali nefandezze del passato, ricercare le precise responsabilità e chiedere il pagamento del gravissimo danno provocato alla Fondazione e, quindi, alla Città per la quale il nobiluomo Marchese Giuseppe Roi aveva destinato un ingente suo patrimonio.

In concreto, ci aspettiamo che il nuovo Cda decida:

  • l’esame verbali del Cda della Fondazione per capire chi, quando e perché ha deliberato l’acquisto di azioni della Banca Popolare di Vicenza alla quotazione massima di 62,50 euro;
  • la ricerca del perché l’ex Presidente Zonin e gli altri membri del Cda della Fondazione, che rivestivano contemporaneamente il ruolo di amministratori della Banca Popolare, hanno deciso di investire soldi della Fondazione in azioni della stessa banca da loro amministrata, in evidente conflitto di interessi;
  • di individuare chi e perché ha deciso l’acquisto dell’immobile dell’ex Cinema Corso, impegnando soldi della Fondazione in un progetto chiaramente conflittuale rispetto alle norme dello Statuto e allo spirito fondativo del Marchese Giuseppe Roi.

Nella fase finale della gestione Zonin, il Cda della Fondazione ROI deliberò anche di querelare terze persone colpevoli di aver rivolto loro accuse ingiustificate (all’avvocato Ambrosetti fu dato il mandato di agire contro la nipote del Marchese Roi e contro il direttore di VicenzaPiù). Pare di capire che il nuovo Cda abbia annullato quella decisione archiviando la querela, rendendosi ben conto di quanto tale azione fosse assurda. Tuttavia sarebbe utile capire cosa quella decisione è costata alla Fondazione stessa, a meno che Zonin e gli altri non abbiano coperto le spese legali di tasca propria.

Per ultimo, vorremmo ricordare che la Fondazione Roi aveva un patrimonio notevole consistente non solo in denaro liquido e in alcuni immobili a Vicenza e a Roma. Sarebbe oltremodo corretto e utile che, partendo dall’inventario certamente stilato all’atto della nascita della Fondazione, si verificasse la consistenza attuale.

Ubaldo Alifuoco

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