Arroganza turca e fragilità europea

L’osservazione dei comportamenti del mondo islamico è per noi importante per capire bene un fenomeno che già condiziona la nostra vita, e che rischia di influenzarla sempre di più in negativo se in quel mondo prevarranno le fazioni fondamentaliste. A tale proposito, a me pare emblematico l’atteggiamento del governo turco e le scarse capacità di reazione unitaria dei nostri paesi democratici.

Per cominciare, è veramente strana questa Europa: quando il tema è quello del rispetto dei parametri di bilancio, si parla tanto di regole severe e precise per tutti i paesi componenti l’Unione, ma quando in ballo ci sono i nostri valori profondi, le libertà essenziali conquistate progressivamente dall’Illuminismo in avanti (a prezzo di scontri sanguinari), non si riesce a trovare un terreno comune di comportamento. E ciò nemmeno di fronte alle minacce evidenti del radicalismo religioso di matrice islamica.

L’esempio evidente ha recentemente coinvolto l’Olanda e la Turchia, paese islamico considerato fino a qualche anno fa un punto di riferimento per l’islamismo moderato e per una concezione laica della politica e dello stato. Dopo l’avvento del presidente Recep Tayyip Erdogan è evidente che il patrimonio di modernità introdotto in quel paese nei primi anni del Novecento da Kemal Atatürk se ne sta andando progressivamente in fumo. Molte delle nuove leggi introdotte negli ultimi anni sono una chiara inversione di tendenza confermata ora dal tentativo di riformare la Costituzione e, a tal fine, di coinvolgere anche le democrazie europee che ospitano numerose comunità turche.

Il ministro degli esteri turco, Mevlüt Cavusoglu, voleva entrare in Olanda non per una visita di stato o per una vacanza privata bensì per tenere un comizio politico rivolto ai turchi ospitati in quel paese. Infatti, la riforma costituzionale voluta da Erdogan, e volta ad aumentare il suo potere e a limitare la laicità dello stato, non ha ottenuto dal Parlamento il numero di voti necessari per l’immediata entrata in vigore. Per tale ragione, il popolo turco è chiamato a votare in un referendum che si svolgerà tra qualche settimana. Il clima sociale e politico di quel paese si sta riscaldando e l’opposizione laica si sta organizzando per contrastare il processo di islamizzazione del paese e l’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di Erdogan a scapito del Parlamento. La Turchia è una repubblica parlamentare dal 1923 e l’attuale riforma attribuirebbe al capo dello Stato anche i poteri dell’Esecutivo. Percorso che aggraverebbe il sospetto di aver favorito il tentativo farsesco di colpo di stato al fine di sostenere una svolta autoritaria.

In questo contesto, pare che ai capi della Turchia islamista non bastino le azioni interne al paese ma serva una estensione all’estero della campagna referendaria. Esponenti del governo turco vogliono dunque organizzare comizi per le comunità turche all’estero. E’ evidente che adunanze di questo tipo rappresentano un rischio per la sicurezza interna dei nostri paesi, motivo per cui il governo olandese ha ritenuto di negare l’accesso al ministro degli Esteri, Mevlüt Cavusoglu e ha poi anche respinto la ministra della Famiglia Turca, Fatma Betul Sayn Kaya.

Come ha reagito la Turchia? Erdogan ha definito l’Olanda “nazista” (ignorando, tra l’altro, che quel paese ha subito devastanti bombardamenti tedeschi nell’ultima guerra) e ha annunciato ritorsioni verso la diplomazia olandese. Comportamento irresponsabile perché tali citazioni sull’Olanda (uno dei paesi più democratici al mondo)  rischiano di essere raccolte da cellule terroristiche ansiose di trovare nuovi bersagli.

Ciò che colpisce, a questo punto, è il comportamento di Hollande il cui governo ha deciso di consentire il comizio al ministro degli Esteri turco dimostrando, ancora una volta, la fragilità europea in un momento in cui servirebbe il massimo di concertazione unitaria.

Questa Europa non finisce di deludere!

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