Attualità In Evidenza 

La contemporaneità di un museo per l’Arte Moderna

Ritengo che proprio nei momenti di difficoltà, la crisi che ci tormenta da otto anni, una  comunità, Vicenza, debba trovare il coraggio per affrontare anche temi  che non appaiono di immediata necessità.

Questo modo di pensare l’ho sperimentato in altri tempi, e con successo. L’ho indicato anche a miei allievi al tempo in cui insegnavo, perché il fare questo genere di azioni ristora l’animo e  aiuta a guardare con maggior tensione ma anche con maggior speranza al futuro.

Non polemizzo con alcuno che ritenga, e lo dichiari magari contraddicendosi, che un Museo d’Arte Contemporanea a Vicenza non serve perché c’è il Chiericati.

La Pinacoteca civica, lo ha scritto benissimo il prof. Giuliano Menato, non ha la necessaria capienza. In questo senso si pronunciava, in passato, il dott. Fernando Rigon già direttore, vincitore di concorso, del sistema museale  civico.  Capienza non ne aveva prima del restauro, non l’avrà in futuro a lavori completati.

Moltissimi anni addietro, inascoltato, insistetti perché si acquistasse il palazzo  che si addossa, verso il Corso Palladio, al Chiericati. Non è stato fatto ed è stato un errore, ma sul latte versato non si piange. Non serve a nulla.  Insisto  nel  dire che alla crescita culturale, e sociale di una città come Vicenza, un museo del genere è utilissimo.

Non si tratta solo di appendere qualche quadro al muro, ma di segnare nel libro della memoria collettiva, in un cammino costante di  ricerca e di affermazione, un tassello importante della nostra identità. Una identità che coniuga il produrre  arte con il collezionare l’arte, che è un fattore didattico insostituibile.

Mi permetto una piccola divagazione che però riguarda l’argomento.

Nell’occuparmi di questo tema/problema, cioè della collocazione di un museo nei padiglioni che si affacciano ai Giardini Salvi, tra le diverse interpretazioni di architetti di chiara fama e di laureandi, ho riscoperto che, anni addietro, dopo la proposta della Confindustria purtroppo non accolta, si ottenne, mi pare di rammentare da parte del prof. Vittorio Sgarbi, l’apposizione di un vincolo proprio su quei padiglioni.

Quando  visionai la tesi di laurea redatta nel 2008/09, presso l’Università  IUAV di Venezia, da  due laureandi, Gianni Caratti e Rudi Marinello, relatore il Prof. Arch. Paolo Merlini e correlatore Arch. Giovanni Nicola Roca che ringrazio per la grande cortesia e competenza, notai che la loggia era stata  perfettamente rispettata, anzi assunta come elemento coniugante tutto l’impianto architettonico.

Sembra una  faccenda di poco conto ma  presuppone che  su qualsiasi operazione che si intenda  effettuare in quell’area, al di la della presenza dei Giardini Salvi storici e protetti, vi sarà la necessità di un preciso e puntuale confronto con la Soprintendenza.

Vado a memoria ma negli anni, dopo il primo spunto suggerito dall’arch. ing. Renato Michieli, si sono succeduti gli studi dell’arch. Sergio Novello e i progetti dell’arch. prof. Josè Rafael Moneo Valles  e dell’arch. Franco Albanese promossi da Confindustria; ma anche alcune tesi di laurea: quella di Giuseppe Bertoncello (Relatori Giuseppe Davanzo e Enza Siviero), di Raffaella Gianello e Stefano Notarangelo (Relatori Arrigo Rudi e Stefania Cunico), di Giovanni Fattori (Relatore Arrigo Rudi), di Pisana Posocco (Relatore Luciano Semerari).

Questo a dimostrazione che il materiale per un futuro progetto non manca assolutamente ed è, ritengo, materiale valido.

Torno all’inizio, cioè alla opportunità  di affrontare oggi, non in un qualsiasi domani, il tema della realizzazione, proprio nei padiglioni dei Giardini Salvi, del Museo d’Arte Contemporanea.

Per più motivi. Il primo già accennato è quello  di consentire  alla città  di esprimersi e, soprattutto, di mettere in moto energie e sensibilità che esistono sia nel mondo  dell’espressione d’arte sia in quello della autentica passione.

Ma anche nel mondo dell’economia: aprire un dialogo  incentrato su un qualche cosa  che parla di bellezza, di conoscenza, di sensibilità, di speranza di un futuro di crescita culturale e civile, mi pare  cosa assai migliore che continuare a discutere esclusivamente  delle miserie umane.

Mi permetto di fare un riferimento, ardito in qualche misura ma attinente allo spirito che vorrei  essere in grado di esprimere, alla ricostruzione della Scala, che mise in moto l’orgoglio e la miglior  sensibilità in tantissimi milanesi, di ogni ceto sociale, immediatamente  dopo la fine della  guerra.

Darsi un obbiettivo del genere, aiuta a crescere la fiducia in se stessi e nella comunità di appartenenza, quindi nelle Istituzioni.

Il luogo è il più adatto che si possa immaginare. E’ accessibile dall’esterno delle mura storiche, venendo per ferrovia o in auto, non manca un grande parcheggio a un centinaio di metri: è una cerniera perfetta tra la città storica e il resto del territorio urbano e extra urbano.

Volendo recuperare al disegno complessivo anche le Scuole di Piazzale Giusti queste potrebbero  tranquillamente consentire la realizzazione di laboratori e  di centri  di studio e ricerca.

Se sapremo utilizzare al meglio il sistema museale  complessivo, sia pubblico che privato, e assegnare alla Basilica Palladiana non solo  il ruolo dei “grandi eventi” ma anche quella di una rappresentazione  costante  del grande vigore  artistico, industriale, artigianale, produttivo veneto, sapremo a coniugare il passato con il futuro creando la giusta cerniera rappresentativa del nostro tempo e avremo certamente da faticare meno per raggiungere mete importanti  ma anche  esaltanti.

Mario Giulianati
pubblicata da Il Giornale di Vicenza del 12 marzo 2017

Related posts

Leave a Comment