Vaccini ai tempi dei social e dintorni

Prevenire è meglio che curare.  Lo dicono e lo capiscono tutti. Tant’è che potremo definire questa idea  come un “meme internet ” ovvero un’idea fondata su una semplicità e su una logica che la rende in grado di diffondersi come un virus. Eppure quest’idea così semplice sembra essere entrata in crisi.

Negli ultimi anni, infatti, soprattutto grazie a internet, si è diffusa l’idea che i vaccini si associno all’autismo. Nessuna prova scientifica. Si è cioè creata una non-verità ovvero ciò che comunemente è chiamata una “bufala”. L’esempio dei vaccini è calzante per capire il funzionamento dei nuovi media e consente anche qualche digressione. Facebook, Twitter, Instagram sono in fondo solo il contenitore. E’ certo più interessante esaminare il contenuto che, a sua volta, può essere distinto sulla base del livello di condivisione (il famoso mi piace).

Nel caso dei vaccini vi sono due elementi che emergono. Il primo è semplice opportunismo. Se a vaccinarsi sono gli altri, la cosiddetta immunità di branco (è questo il termine scientifico usato) aumenta; chi non si vaccina ha cioè un basso rischio di contrarre un’infezione e, nel contempo, non incorre nel rischio di effetti collaterali associati al vaccino. La risposta a giustificazione di tale comportamento, evidentemente antisociale, è legata ai laidi interessi delle case farmaceutiche. La presenza di forze oscure che tramano e speculano sulla pelle della povera gente, è un altro meme presente in molti altri contenuti condivisi nei social. In questo caso, la bufala potrebbe essere catalogata sotto la voce “allarmismo”: leggete e diffondete.

Sugli smart phone arriva di tutto. Barzellette, parabole di vario genere. In Facebook ci sono video che hanno come tema di fondo la tenerezza (molti bambini, cani e gatti, ma anche cavalli, orsi, eccetera). Quando l’argomento è politico, il messaggio si associa a un vero e proprio “sputtanamento” dell’avversario (ci si scusa ma non esiste termine migliore). Qui si registra la vecchia ferocia forcaiola della folla e la sua vocazione al linciaggio.

I nuovi media complicano anche gli equilibri politici. I giovani non leggono i quotidiani e non guardano la televisione. Il consenso si ottiene pertanto replicando, grazie ai nuovi media, un pensiero ottuso, radicale e semplificato e si usa spesso la logica del tanto peggio tanto meglio. Con queste premesse, si possono capire fenomeni come la Brexit, l’elezione di Trump e, perché no, anche il recente referendum.

Un tempo si diceva esistesse maggioranza silenziosa. Oggi sembra che tutti abbiano qualcosa da dire. Umberto Eco sosteneva che con l’avvento dei social la voce del premio Nobel è confusa da quella della signora Maria, nobilissima massaia. Il mondo insomma è diventato molto rumoroso.

Torniamo comunque ai vaccini. Chi conosce la storia della medicina sa che essi sono stati il primo grande passo verso il progresso che oggi conosciamo. Del resto, quale altro farmaco ha un così basso costo, è così facilmente distribuibile e somministrabile e ha  un’efficacia che dura all’incirca dieci anni ? Ci si potrebbe chiedere dove sia nata quest’idea di non vaccinarsi. Ebbene, un sostanziale contributo lo ha dato il Veneto e, in particolare, l’allora Assessore alla sanità Flavio Tosi. E nel giro di dieci anni ci si ritrova con nuovi casi di malattie che si credevano scomparse come la difterite, la pertosse e la meningite.

Dai contenuti presenti nei social si comprende che gli uomini, quando vogliono comunicare qualcosa, lo fanno per rabbia, frustrazione o semplicemente per odio. Il massimo dei sentimenti positivi che si riesce a comunicare pubblicamente è la tenerezza o la burla. E allora ? Ci si potrebbe giustamente chiedere. Che cosa centrano i vaccini con tutto questo  Nulla. I vaccini non c’entrano proprio nulla. Probabilmente sono solo il nemico immaginario di qualcuno, una fantasia, un’associazione mentale strampalata.

I movimenti antivaccinazione sono la prova provata che la cultura ha perso potere nel contesto sociale. Questi movimenti dimostrano che anche la scienza con le sue verità secolari può essere intricata tra le spire della pianta della follia che cresce spontanea nel brodo primordiale dei social. Questo fenomeno dimostra come si stia facendo strada il mistero, il miracolismo, l’oscurantismo e di come l’umanità stia perdendo il senso della ragione e della verità.

Nel caso dei vaccini, a perdere non sono gli opinionisti, gli intellettuali, i politici. A perderci è la società civile. Gli scopritori dei vaccini contro il vaiolo, la rabbia, e la polio, rispettivamente Jenner, Pasteur e Sabin, naturalmente, si rivoltano nella tomba.

Andrea Tramarin

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