Migranti a Vicenza: perché dobbiamo accogliere anche briganti ed approfittatori?

L’articolo del Giornale di Vicenza pubblicato alcuni giorni fa dateci-la-casa-poi-vi-diciamo-chi-siamo è la conferma di quanto da tempo andiamo sostenendo: i flussi di immigrazione incontrollata sono una bomba ad orologeria pronta a scoppiare.

A quanto riferito, un gruppo di migranti africani proveniente dalla Guinea viene trasferito presso la Caserma Sasso a Vicenza per la consueta identificazione volta a verificare se possa essere inserito nel programma di protezione previsto. Alla normalissima richiesta degli agenti, i partecipanti al gruppo si rifiutano di declinare le proprie generalità e di depositare le impronte digitali. Per quale ragione? La risposta è semplice: un ricatto vero e proprio verso il paese che si sta dissanguando per salvarli e ospitarli. Infatti, questi ospiti giovani e forti (e non la parte denutrita dell’Africa), prima di avere la bontà di farci conoscere come si chiamano, vogliono avere garanzia di finire in un sito di loro gradimento nel centro di Vicenza. Questo perché non vogliono annoiarsi ma poter godere delle bellezze della Città del Palladio.

A questo punto alcune domande sorgono spontanee:

  1. se li si mette su un volo di linea per il loro paese di partenza, beninteso pagando loro il biglietto, intimandogli di non farsi più vedere da queste pareti, significa essere razzisti?
  2. per quale ragione questi personaggi si rifiutano di dire cose che ognuno di noi non ha problemi a rivelare (il proprio nome e cognome)?
  3. perché, essendo costoro rimasti per un mese nel centro di identificazione di Trapani, sono arrivati a Vicenza senza che le nostre autorità conoscessero i loro dati identificativi?

L’accoglienza di chi è in pericolo di vita è sacrosanta ma noi stiamo riempiendo il Paese di personaggi come questi, arrivati dall’Africa con idee molto chiare su come poter godere di benefici a sbafo, e su come ignorare le nostre leggi e i nostri principi civili contando sulla debolezza della nostra politica.

E’ veramente sorprendente che proprio le autorità politiche non sembrino rendersene conto e continuino a sostenere la linea dell’accoglienza senza precisare le successive finalità: chi accogliere, con quali caratteristiche e motivazioni personali, dove collocare gli accolti, con quali ruoli nella nostra comunità, a quali condizioni concedere l’ospitalità, ecc.

E ancor più preoccupante è il fatto che nelle politiche italiane e dell’Unione Europea (oltre che dell’ONU) non si senta l’urgente necessità di realizzare una linea di contrasto efficiente ed efficace contro le organizzazioni che incentivano questo esodo disumano, incontrollato e caotico. Organizzazioni che sappiamo esistere sia nei paesi di partenza che in quelli di arrivo come l’Italia.

Questo è il modo per trasformare cittadini assolutamente disponibili e aperti alla solidarietà in persone che si chiuderanno a riccio, e per precostituire le condizioni per uno scontro sociale di grandissime dimensioni.

 

Share This Post

Post Comment