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Treviso: al via percorsi di educazione civica per gli immigrati

immigrati-in-bicicletta-pervicenzaL’iniziativa di Treviso, riportata da Vvox del 29 Agosto, dove inizieranno percorsi di educazione civica rivolti agli immigrati, è un esperimento da guardare con attenzione. Da tempo sosteniamo che le persone straniere che vengono accolte, dopo una verifica dei requisiti di profugo, debbono obbligatoriamente frequentare percorsi formativi. E’ importante che tutti coloro che ospitiamo, siano maschi o femmine, siano in grado di comunicare nella nostra lingua, di conoscere le nostre leggi e le usanze di convivenza elementari che, spesso, sono notevolmente diverse dai costumi dei paesi di provenienza.

A nostro avviso, questo percorso deve essere preceduto o deve concludersi con la sottoscrizione di un patto, una sorta di giuramento, che implica l’accettazione delle regole minime che consentono l’avvio di un processo di integrazione nella nostra comunità.

Questo giuramento consente di valutare la serietà con cui lo straniero che desidera la nostra ospitalità affronta il suo nuovo status. E’ evidente che il patto deve prevedere anche l’immediata espulsione per coloro che sono venuti qui da noi con tutt’altri intendimenti.


«C’è l’esigenza che i profughi conoscano bene le regole della convivenza civile e le leggi e i regolamenti». Il vicesindaco di Treviso Roberto Grigoletto spiega alla Tribuna il senso della «formazione civica» che da settembre sarà attivata a favore dei profughi ospitati nel capoluogo della Marca. E che sarà offerta dagli ex vigili e poliziotti dell’International Police Association presieduta da Paolo Maurutto.

«E’ un problema culturale – dice Grigoletto – anche a noi può succedere se andiamo in altri paesi, e capita a molti turisti che arrivano a Treviso e vengono richiamati dai vigili, ma in questo caso crediamo di dover insistere sulle regole della convivenza civile e sulle nostre leggi perché l’esperienza dimostra che serve un percorso di formazione per arrivare a un comportamento civile».

Il vicesindaco ha insistito sul valore dell’iniziativa: «inutile far finta di niente, le sanzioni servono a poco e non vengono nemmeno pagate – ha concluso – vale la pena avviare un’operazione di educazione e di sensibilizzazione».

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