L’Islam moderato è con noi nella battaglia contro il terrorismo fondamentalista?

Dopo l’espulsione di un Imam vicentino, si impone una riflessione sul ruolo dell’Islam moderato e dei suoi seguaci. Il comportamento dei fedeli che lo hanno denunziato è la strada giusta per affermare un Islam di pace e per sconfiggere i fondamentalisti.

islam-moderatoI governanti europei sono in grado di reagire efficacemente contro il terrorismo islamista che sta insanguinando l’Europa? La risposta di Hollande, della Merkel, e degli altri leader è all’altezza della sfida?

Ho seri dubbi che la risposta possa essere positiva. Dopo ogni evento drammatico si commemorano i morti, si lanciano rassicurazioni, si ostenta una superiorità morale e militare, ma a tutto ciò non fanno seguito comportamenti coerenti e convicenti. Anzi, pare che spesso le reazioni europee, cioè di una realtà che vorrebbe trasformarsi in Stati Uniti d’Europa, avvengano nella confusione, senza un serio coordinamento delle intelligence, in assenza di una struttura legislativa adeguata a vincere una guerra vera e propria.

Per analizzare questo tema ci sono tanti aspetti da affrontare ma uno, assolutamente decisivo, riguarda il ruolo delle comunità islamiche che i paesi europei ospitano. Dopo ogni strage, i leader europei continuano a ripetere ossessivamente che non tutto l’Islam è terrorista. Ma è una insistenza inutile perché enuncia ovvietà; mentre le domande che essi dovrebbero porre sono altre. Anche il fascismo aveva al suo interno persone per bene, onestamente convinte che la rivoluzione fascista avrebbe portato benefici all’Italia. Ma quanti fascisti insorgevano per l’occupazione violenta del parlamento e delle altre istituzioni rappresentative, per l’assassinio di Matteotti, per i comportamenti degli squadristi, ecc .?

 La domanda oggi la si deve fare per l’Islam. Quanti islamici lottano contro i fondamentalisti? Eppure, se essi sostengono che l’Islam è una religione di pace, il terrorismo dovrebbe essere un loro problema, dovrebbero porsi loro per primi l’obiettivo di sconfiggere fanatici violenti che sono annidati dentro le file degli adepti alla propria religione. Non basta esprimersi, peraltro con aggettivi soft, in qualche convengo o intervista. Bisogna affermare energicamente che i terroristi sono infedeli, bisogna chiamare tutti i fedeli islamici a denunziare ed isolare costoro, bisogna che le guide dell’Islam si mettano a capo del movimento per la lotta al terrore.

In questi anni, vari Imam hanno lanciato una fatwa nei confronti di intellettuali come Rushdie, i quali hanno solo espresso frasi ritenute offensive contro l’Islam, cosa che per noi rientra nella normale dialettica democratica. Quanti Imam hanno invece lanciato delle fatwe contro i terroristi che insanguinano il nome della propria religione, quanti di loro scendono in piazza, organizzano manifestazioni, raccolgono consenso islamico per combattere il terrore?

Esiste un Islam moderato? Certamente. E quello che non mette le bombe. Ma per convivere nelle democrazie europee, e costruire un mondo di pace, bisogna anche accettarne le conquiste sociali, i diritti delle donne, le libertà di scelta religiosa dei propri giovani, ecc. E soprattutto bisogna capire che in questa guerra scatenata dal fanatismo i seguaci di un Islam di pace devono essere in prima linea ogni giorno al nostro fianco.

Share This Post

One Comment - Write a Comment

  1. Capi di Stato, ministri degli esteri , un vasto insieme di diplomatici, religiosi cattolici con in testa la gerarchia parlano dell’esistenza di un Islam moderato che va potenziato contro quell’altro, violento, sanguinario e soprattutto nemico dell’occidente. Certamente tra i seguaci dell’Islam vi sono uomini che vivono la loro fede senza ritenere di dover compiere azioni contro altri uomini di fede diversa, anzi nella lettera del Corano, trovano anche che Ebrei e Cristiani, assoggettati alla dimma (una sorta tassa per professare la propria fede), vanno lasciati in pace. Ma a leggere proprio il Sacro testo ecco i dubbi. Trascrive il Profeta: “Sura 9 At-Tawba

    3. Ecco, da parte di Allah e del Suo Messaggero, un proclama alle genti nel giorno del Pellegrinaggio*: “Allah e il Suo Messaggero disconoscono i politeisti. Se vi pentite, sarà meglio per voi; se invece volgerete le spalle, sappiate che non potrete ridurre Allah all’impotenza. Annuncia, a coloro che non credono, un doloroso castigo
    4. Fanno eccezione quei politeisti con i quali concludeste un patto*, che non lo violarono in nulla e non aiutarono nessuno contro di voi: rispettate il patto fino alla sua scadenza. Allah ama coloro che [Lo] temono.
    Nota Il versetto si riferisce al patto di Hudaybiyya, stipulato dall’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) nel VI anno dall’Egira, in base al quale aveva accettato di rinunciare alla Umra (la pia visita alla Ka’ba). In cambio i politeisti si impegnavano a permettere loro di effettuare la Umra nell’anno successivo. Fu decretata inoltre una tregua di dieci anni]
    5. Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso.

    Viene da pensare ad una situazione storica, che privilegia l’atto di sottomissioni dei politeisti e la loro uccisione solo un limite estremo, che però esiste.
    Nelle vicende attuali non troviamo in nessun luogo del modo questo modo di agire, anzi dall’ Indonesia, all’ Africa, al Vicino Oriente ogni giorni si hanno notizie di uccisioni di cristiani, non di politeisti e sorge il più che legittimo dubbio che o i cristiani sono assimilati ai politeisti, sono infedeli e quindi potrebbero, se non si pentono, essere uccisi, oppure la questione è solo, come piace all’Occidente, politica.
    Certo che l’Europa vive, come diceva già M. Yourcenar nel 1929 una progressiva atassia (riduzione progressiva fino alla scomparsa della capacità di agire con volontà) e quindi cerca di sopravvivere senza prendere vere decisioni.
    Il punto però è questo, dove esiste, al di là dei singoli fedeli delle parole di circostanza pronunciate anche da religiosi, movimenti di Islam moderato? I pacifisti italiani, in particolare quelli vicentini, tanto impegnati nel loro antiamericanismo e dimentichi, anche nel gruppo se-dicente Cristiani per la pace, del martirio di tanti fedeli a Cristo, come potrebbero aiutare a far emergere la tensione pacifica degli islamici moderati?
    Non si tratta di dibattere o analizzare, quanto di esemplificare dove e quando, chi e perché promuove la moderazione e , aggiungo, la pace, che non è solo il nome gridato o scritto nelle manifestazioni o negli articoli sempre dei se-dicenti pacifisti che promuovono con linguaggio militaresco i “guardiani della pace”.
    Italo Francesco Baldo

    Reply

Post Comment