Giubileo dei militari: le parole del Papa rendono giustizia

Pubblichiamo un interessante documento diffuso dalla Radio Vaticana in occasione del Giubileo dei militari.

Schermata 2016-05-05 a 19.23.29Le parole in esso espresse da Mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, rendono giustizia agli operatori militari, rivalutando e mettendo in una giusta prospettiva l’impegno che il nostro Esercito, l’Arma dei Carabinieri e le altre organizzazioni militari svolgono sui vari teatri di guerra internazionali.

Di seguito, pubblichiamo anche le significative parole di Mons. Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, il quale parla del nuovo ruolo dei militari che oggi sono testimoni del male presente nel mondo. Mons. Marcianò delinea benissimo anche la figura e il compito dei cappellani militari che, stando a contatto con i nostri reparti, conoscono meglio di altri prelati e sacerdoti l’operatività e la cultura delle nostre forze armate.

Abbiamo più volte affrontato questo tema nell’ambito dei nostri approfondimenti sulla pace e sulla sicurezza, in varie occasioni abbiamo dovuto confrontarci con l’incomprensione di associazioni pacifiste, di carattere cristiano e non, costatando la notevole ignoranza sui compiti che oggi sono stati affidati alle persone in divisa, e alle istituzioni militari che anche la nostra città ospita.

In alcuni casi ci sono state difficoltà e incomprensioni anche tra le Associazioni d’Arma e parroci che tuttora operano con notevoli pregiudizi verso chi, spesso, mette a rischio la propria vita per dei valori di solidarietà e di giustizia. Valori che, dove sono fattiti tutti i tentativi diplomatici, sono da difende anche militarmente a tutela dei più deboli.

Speriamo che tale documento, ispirato da papa Francesco, contribuisca a ricreare un nuovo corretto rapporto tra il nostro popolo e le Forze armate come previste dalla Costituzione repubblicana.

Ubaldo Alifuoco


Le parole di Mons. Rino Fisichella
Schermata 2016-05-05 a 19.24.26“Nella Misericordiae Vultus il Papa ha un’espressione che a mio avviso si applica felicemente a quello che viene celebrato oggi. Dice che dobbiamo essere capaci di raggiungere le periferie di questo mondo e noi vediamo che gran parte delle azioni degli eserciti prima ancora che essere uno strumento di guerra e di difesa, sono uno strumento di pace. Raccolgono le forze per poter essere presenti a ricostruire, portano da mangiare dove manca, e a quelle popolazioni in stato di guerra e di violenza restituiscono la serenità e una forma di sicurezza. Quindi mi sembra che celebrare con un Giubileo della Misericordia significhi essere capaci di riconoscere anche il grande impegno per la pace.

“Noi viviamo una guerra mondiale anche se frammentata e davanti a questa esperienza il richiamo alla Misericordia si fa più forte. Ma il richiamo alla Misericordia – come lo vediamo quotidianamente – è anche un appello che viene fatto a tutti gli uomini di buona volontà. Si esprime con la vicinanza, con la partecipazione, diventa consolazione e strumento di pace; diventa guardare con occhi carichi di pietà anche tutte quelle situazioni che richiedono, appunto, una profonda umanità.


Le parole di Mons. Santo Marcianò
Schermata 2016-05-05 a 19.24.41“I nostri militari sono a contatto con il male, con quel male che vorrebbe distruggere il bene e che di fatto a volte ci riesce, soprattutto quando sopprime la vita dell’uomo. Ed è la testimonianza del male che spinge personalmente i militari, e anche i cappellani militari che operano con loro, ad adoperarsi per il bene. Da qui, come militari ma direi, prima ancora, in quanto persone, persone che hanno creduto e che credono nel bene, il coraggio di dare tutto, anche la vita, per i fratelli.

“L’essere prete non è compatibile con la professione del militare. Ma la militarità per il prete, e in questo caso per i cappellani militari perché sono solo loro ad avere questo status, è necessaria per poter svolgere il proprio ministero. Se così non fosse, i cappellani militari avrebbero grosse difficoltà nello svolgimento del loro servizio ministeriale. Aggiungo che mi piace vedere un segno di condivisione con questi fratelli e sorelle: essere uno di loro. La militarità resta il mezzo attraverso il quale il cappellano militare opera. Anch’io avevo dei dubbi, non riuscivo a capire … Non è un caso che in quasi tutti gli Ordinariati del mondo la militarità resti un mezzo assolutamente necessario per poter – ripeto – con grande libertà e autonomia, svolgere il ministero sacerdotale.

“Mi convinco sempre di più che il Concilio ci ha visto bene e chiaro, in prospettiva. È un termine che può sembrare esagerato, grosso, però è vero: descrive il servizio, il ministero del militare, che ha come fine quello di difendere la libertà e di mettere nelle condizioni i popoli e la gente di poter vivere liberamente, di godere e comprendere il senso della vita. Da qui la dignità dell’uomo: non c’è dignità se c’è oppressione; non c’è dignità se c’è guerra; e non c’è dignità se c’è un persecutore che fa di tutto per togliertela questa libertà, imponendoti legge!

“Il Giubileo diventa l’incontro con la misericordia di Dio. Il Giubileo dei Militari mi piace vederlo come la conferma di ciò che il militare è. Più volte mi è capitato di definire il militare come un “Buon Samaritano”, è la misericordia che praticano i militari. Li vedo quasi come coloro che si sostituiscono a volte alla responsabilità di quanti hanno in mano le redini dell’umanità e fanno poco, forse nulla, per dare e ridare dignità alla gente.

“Io dico che se non ci fossero i militari, tante sarebbero le morti. I militari sono coloro che soccorrono, salvano vite umane e rischiano la vita per salvare quella dei fratelli e delle sorelle che giungono sulle nostre coste. Mi piace associare ai militari anche l’opera dei cappellani militari, che non si limitano ad assistere. Io cerco di garantire la presenza del cappellano su ogni nave: quella del cappellano è un’opera che diventa anche qui coinvolgente, nel senso che il cappellano si confonde con i militari, si sporca le mani come fanno i militari. Si veda l’operazione “Mare Nostrum” prima e adesso l’altra che vede il coinvolgimento dell’Europa: questa è fondamentale ed è a cura esclusiva dei nostri fratelli e delle nostre sorelle militari. Credo che tutti siano d’accordo nel riconoscere a questi nostri fratelli il grande coraggio, la grande abnegazione e il grande senso di solidarietà nel fare di tutto perché questa gente viva.

“Circa i due marò tuttora “prigionieri”,La ringrazio per questa domanda perché la misericordia è prima di tutto verità. E io credo che bisogna fare di tutto perché Salvatore Girone torni in Italia e perché i due nostri fratelli attendano in Italia quanto credo, ormai, sia così chiaramente verificato e condiviso da tutti. Me lo auguro e mi auguro che quest’Anno della Misericordia sia decisivo anche per questa pace interiore che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre attendono di avere. Perché – è vero – Massimiliano è in Italia, ma sta male. Salvatore è in India ma non possiamo dire che stia bene. Speriamo quindi che raggiungano finalmente questa pace del cuore per poi aspettare un verdetto che li veda liberi da colpe, che sicuramente non hanno.”


Le parole di papa Francesco
Schermata 2016-05-05 a 19.24.09Con gioia do il mio benvenuto ai rappresentanti delle forze armate e delle polizie, provenienti da tante parti del mondo, venuti in pellegrinaggio a Roma in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia. Le forze dell’ordine – militari e polizia – hanno per missione di garantire un ambiente sicuro, affinché ogni cittadino possa vivere in pace e serenità. Nelle vostre famiglie, nei vari ambiti in cui operate, siate strumenti di riconciliazione, costruttori di ponti e seminatori di pace. Siete infatti chiamati non solo a prevenire, gestire, o porre fine ai conflitti, ma anche a contribuire alla costruzione di un ordine fondato sulla verità, sulla giustizia, sull’amore e sulla libertà, secondo la definizione di pace di San Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris (nn.18 ss).

L’affermazione della pace non è impresa facile, soprattutto a causa della guerra, che inaridisce i cuori e accresce violenza e odio. Vi esorto a non scoraggiarvi. Proseguite il vostro cammino di fede e aprite i vostri cuori a Dio Padre misericordioso che non si stanca mai di perdonarci. Di fronte alle sfide di ogni giorno, fate risplendere la speranza cristiana, che è certezza della vittoria dell’amore sull’odio e della pace sulla guerra.

Share This Post

Post Comment