L’astensionismo è stato il vero protagonista del referendum

astensionismo-pervicenzaProtagonista del recente referendum sul tema delle “trivelle” è stato l’astensionismo; e non solo per il numero dei votanti effettivi che ha visto evitare le urne ben due terzi degli aventi diritto. Il fenomeno dell’astensione è molto vasto e investe vari aspetti. Ne citiamo soltanto due.

Il primo è di natura giuridica.
Anche se non esattamente equiparabile al voto per le elezioni politiche, è pur sempre riferibile all’art. 48 della Costituzione che prevede il dovere civico legato al diritto di voto, parte dei “doveri inderogabili di solidarietà politica” di cui parla all’art. 2. Il fatto che non sia prevista alcuna sanzione non sminuisce la portata, appunto “civica”, del problema.

L’astensione è considerata una scelta legittima, ma non basta. L’essere (buoni) cittadini non si limita a rispettare le leggi e, in questo senso, l’appello del presidente del Consiglio che ha esplicitamente invitato i cittadini a disertare il voto, non può essere considerato corretto né, tantomeno, un esempio di educazione civica. E solo Dio sa quanto bisogno ci sia di tale educazione in un’Italia che, magari sull’onda di supposti “diritti”, ha fatto grandi passi indietro sulla lunga e accidentata strada di una democrazia concreta e compiuta.

Il secondo concerne gli effetti.
Non solo per il recente referendum, infatti, l’astensione non è neutra ma corrisponde di fatto, a un voto: nel caso in questione, a una presa di posizione con le stesse conseguenze del “NO”. Tante cose si possono fare ma occorre sapere bene quello che si fa.

Di recente, noi Vicentini abbiamo visto un’altra astensione, certamente non neutra: la votazione riguardante la “azione di responsabilità” verso i vertici dell’azienda tenutasi in Banca Popolare a fine marzo scorso. Anche in quel caso, le conseguenze erano chiare prima e sono state concrete poi. Nessuno poteva dire di non sapere, anche perché è probabile che molti si siano preoccupati di spiegarlo, indicando i precisi interessi in gioco.

A volte non si tratta di ignavia e forse non è applicabile il tremendo “non ti curar di lor ma guarda e passa” dantesco. Si tratta però di opacità del comportamento e forse di quella “fuga dalla libertà” insegnataci da Eric Fromm, che è poi fuga dalla responsabilità.

Molte delle azioni che scegliamo di compiere hanno riflessi più o meno indiretti che vanno valutati; non esclusi quelli di natura simbolica, che possono avere valenze importanti e non limitate al caso in questione.

Sarebbe bene, ad esempio, chiederci quale immagine diamo di noi alle giovani generazioni.

Marco Bonato

Share This Post

Post Comment