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A Palmira ci siamo anche noi

“Voi poveri, inermi e, diciamolo pure, inadeguati” Paolo Stoppa – Papa Pio VII ne “Il Marchese del Grillo” di Mario Monicelli 1981

Palmira-pervicenzaPalmira oggi è uno dei siti archeologici più evocativi e suggestivi del mondo. I primi riferimenti storici della città risalgono al II millennio a.c., e con il suo antico nome (Tadmor) è addirittura citata nella Bibbia. L’insediamento conobbe alterne fortune nel corso dei millenni, ma la sua età aurea che conosciamo meglio risale all’età greco-romana e bizantina. Palmira fu successivamente conquistata nel 634 d.c. dagli Arabi e cadde in rovina.

Le attuali rovine furono riscoperte tra il XVIII ed il XIX secolo e da allora è meta tra le preferite per studiosi e per turisti. Quasi un anno fa la città cadde nelle mani dei miliziani dell’ISIS, sedicente stato islamico sorto in conseguenza delle varie scorrerie tribali perpetrate a seguito delle destabilizzazioni avvenute negli ultimi tempi nell’area. Ancora non si capisce bene da dove venga e dove voglia parare questo ISIS, resta il fatto che è ormai certo che sono finanziati da Turchia (stato aderente NATO) ed Arabia Saudita.

Ad ogni buon conto di loro sappiamo che applicano alla lettera la sharia e, di conseguenza, utilizzano metodi che definire barbari può apparire perfino oltraggioso nei confronti di Attila e dei suoi Unni. Palmira è stata liberata proprio in questi giorni dall’infausta presenza ISIS dall’esercito regolare Siriano coadiuvato dai Russi, che hanno posto fine ad un’occupazione che ha fatto scempio di opere d’arte millenarie, e dissacrato l’antico teatro dove sono state inscenate pubbliche esecuzioni capitali di massa.

La conta dei danni sul sito archeologico si sta effettuando in queste ore. La liberazione della città ha comunque un grande significato simbolico, perché tra quelle rovine non ci sono solo i fasti di antiche civiltà, ci sono Platone ed Aristotele con la loro Filosofia, c’è Pericle con il suo coraggio e la sua astuzia, c’è Augusto con la sua potenza, c’è Adriano con la sua sete di Bellezza, c’è Giustiniano con le sue leggi e c’è anche Cristo.
A Palmira infine ci siamo pure tutti noi o, per meglio dire, ci dovremmo essere nella misura di quel poco che qui è rimasto dell’intera civiltà occidentale. Infatti noi ‘poveretti’ a fronte degli attacchi dell’ISIS in casa nostra ci limitiamo per ora ad opporre forze di intelligence e di polizia (in particolare quella Belga) che sembrano coordinate dall’ispettore Clouseau (anzi no, a lui sarebbe andata meglio, era fortunato quantomeno).
Opponiamo inoltre le lacrime in mondovisione della Mogherini ed una pletora di simpatici tizi che colorano di solidarietà le piazze con i loro gessetti. A Palmira invece, oltre all’esercito siriano e a quello russo, ci sono persone che non potremo mai ringraziare abbastanza come Khaled Asaad, ex direttore del sito archeologico, che si è fatto sgozzare per aver tentato di sottrarre alla distruzione una cinquantina di statue, oppure quello specnaz Russo che, vistosi perduto e circondato da miliziani dell’ISIS in numero soverchiante, ha fornito le proprie coordinate ai suoi commilitoni facendosi spazzare via, insieme ai nemici dalle sue stesse batterie.
Ad ogni modo salutiamo con grande gioia la tua liberazione Palmira da oggi però, oltre che fulgida rappresentanza della nostra storia e civiltà, sei anche specchio della nostra inadeguatezza.

Paolo Menarin

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One Thought to “A Palmira ci siamo anche noi”

  1. Gianpietro

    Grazie, finalmente qualcuno che rompe l’omertosa e sudicia indifferenza “progressista” perl’eroismo dell esercito siriano e dei russi, a tutela dei nostri valori

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