L’opinione di Berrutti sulla velocità

velocità-borseLa velocità è la causa principale della crisi dalla quale non sappiamo come uscire.
Lo afferma Giuseppe Maria Berruti, commissario della Consob, l’autorità che vigila sulla Borsa italiana.

Velocità nelle invenzioni finanziarie, nelle comunicazioni globali, nell’ingordigia con la quale cerchiamo di spremere il più possibile il nostro denaro.

Così, l’innovazione dei subprime ha contagiato il mondo, senza che molti (soprattutto il piccolo pubblico della Borsa, non a caso chiamato “parco buoi”) capissero di che si trattasse. Le banche non hanno spiegato, le autorità hanno capito tardi e – dove l’hanno fatto – sono intervenute dopo, a stalla vuota.

Stessa cosa per le obbligazioni subordinate di svariate banche italiane: erano lecite, ma i rischi connessi potevano essere percepiti solo da esperti e quelli bancari hanno taciuto. Adesso dovremmo pagarli tutti noi, con interventi pubblici che sono, in sostanza, altre cartolarizzazioni, strumento principe per scaricare i rischi su altri, più o meno ingenui.

La conclusione è stata il crollo della fiducia non solo nelle banche in generale, ma anche nella propria in particolare e, senza la fiducia, tutto il castello di carte minaccia di sfasciarsi. Le vicende della Popolare vicentina insegnano: nessuno si fida di chi ne ha approfittato prima, né di chi si appresta ad approfittarne nel prossimo futuro, con le quotazioni sotto il pavimento. Dalla sfiducia alla paura il passo è brevissimo, anzi, forse non c’è proprio.

Ma, in fondo, si tratta solo di soldi… No, sono in ballo cose molto più importanti, sostiene Berruti. La democrazia, ad esempio.

La velocità con la quale si muovono le decisioni, estromette dal gioco ben due dei pilastri fondamentali della democrazia: la capacità decisionale della volontà popolare e la stessa legge.

Per capire, formarsi e divenire efficaci, entrambe richiedono tempi incompatibili con la velocità dei centri decisionali economico-finanziari globali che tengono il bandolo della matassa e condizionano non solo il pubblico, ma gli stessi intermediari cui il pubblico si affida.

In una convivenza così poco regolata, la forza dello Stato non tutela più il singolo, troppo piccolo (e ignorante) per poter avere voce in capitolo.

Così, della legge non ci fidiamo più e arriviamo ad averne paura; e “la democrazia non tollera la paura verso la legge”, conclude Berruti.

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