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La disfatta della politica: sic Vicetia docet!

tempo-che-scorre-pervicenzaDa molto tempo non solo in Italia, si agita l’affermazione che vi sia una disaffezione alla politica, che i cittadini non credano più ad essa e la  rifiutino.

Le cause di ciò sono di due tipi; la prima e più evidente è la negatività con la quale gli amministratori della cosa pubblica agiscono, dando spesso, troppo spesso, prova di considerare proprio ciò che dovrebbero amministrare al meglio, come un fatto individuale o del solo gruppo che rappresentano.

E’ questa la politica dei partiti, che, difettando di elaborazione e prospettiva, si sono ridotti a “fare gli affari loro”. Gli esempi sono molteplici; così, ad esempio, a Vicenza 200 voti valgono molto e consentono a chi è in grado, con la propria cerchia di parenti, amici e conoscenti o di iscritti ad un’associazione, di partecipare alla spartizione, ma rigorosamente in proporzione con qualche vantaggio in più, magari una concessione edilizia, al rappresentante/ presidente del gruppo, movimento o associazione.

Il gioco politico è nelle mani di chi meglio gestisce il partito e i variegati gruppi che sono collaterali e si omologano. Non è importante quello che è vero/buono e giusto, conta solo quello che porta vantaggio. Si può esprimere ciò anche nel seguente modo. Una sommatoria di elementi diversi che si uniscono al fine di ottenere vantaggi anche a discapito del vantaggio di tutti. Ne è prova proprio l’amministrazione comunale (Giunta), dove anziché fare appunto amministrazione, si decide solamente in base all’appartenenza e non solo per fatti economici, ma addirittura per la presentazione di libri di cultura. L’occhio del politico è sempre e solamente colto al vantaggio, che si tratti di piante per adornare la città per le luminarie natalizie o per mostre, che non sono il risultato di approfondite ricerche soprattutto nel territorio, ma un richiamo, ben condito dalla pubblicità.

La seconda causa è addirittura più grave, perché è la mancanza di un’approfondita riflessione sulla politica e sulle necessità di una città. Si opere, infatti, senza chiare prospettive, ma alla giornata e sistemando, quando non si può fare a meno “ a taconi” ovvero senza una vera direzione operativa. Così si parla di arte, di mostre ma da troppo tempo le torrette delle mura storiche e la porta giacciono in condizioni rovinose. Si vocifera di progetti di alberghi di lusso, quando non si riesce nemmeno a pulire bene le strade, ecc., si annunciano manifestazioni e i lettori di microfilm sono antidiluviani e dove il personale con abnegazione aiuta i ricercatori, pur con poche risorse.

Manca una riflessione; non a caso da quanto non si sente una riflessione politica per la città, ma solo riunioni del Sindaco per far finta di promettere questo o quello, di partiti che si riuniscono per eleggere le cariche, secondo la nota logica del manuale Cencelli, ma quali idee per la città, che vede il proprio Centro sempre più povero di attività. Quale prospettiva per il sociale? Solo la richiesta di fondi da parte delle associazioni, cooperative. Da circa 50 nulla cambia, anzi a Vicenza si è rafforzato il sistema che o un’associazione o cooperativa omologata alla Giunta, oppure non ottiene nulla. Con la scusa di dover far vivere la cooperativa  traggono vantaggio i soliti presidenti che mischiano vari interessi, anche personali ed esibiscono la loro assoluta necessità. Mai che si ragioni, tranne, un tempo, rari casi, su coloro che abbisognano.

La prima causa è in realtà figlia della seconda e non s’intravede a Vicenza altra prospettiva se non in pochi  che hanno ancora a cuore il bene civile di una città.

Non resta che sperare, perché l’azione amministrativa è concretizzazione di speranze, non di promesse elettorali, gestite sempre pro domo sua…del sindaco Variati e corte. Succederà, prima o poi, come a Parigi, quando la nobiltà non volle cambiare e solo all’ultimo istante, ma non tutti, prima che la lama cadesse sul loro collo, compresero che bisognava  operare in modo diverso.

Italo Francesco Baldo

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