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Profughi, cosa fa l’ONU?

Condividendone le posizioni, pubblichiamo l’articolo di Francesco Italo Baldo apparso su Vicenzapiù.

Non passa giorno che non si senta parlare di “profughi”, ma non vi è molta chiarezza al proposito. Il Dizionario Treccani così spiega: ”Persona costretta ad abbandonare la sua terra, il suo paese, la sua patria in seguito a eventi bellici, a persecuzioni politiche o razziali, oppure a cataclismi come eruzioni vulcaniche, terremoti, alluvioni, ecc. (in questi ultimi casi è oggi più comune   il termine sfollato): il p. Enea; i p. del Veneto nella prima guerra mondiale; dalla capitale si irradiavano per tutto il paese torme di p., senza pane e senza tetto, terrificati dalle rappresaglie (P. Levi); i p. della Dalmazia e Venezia Giulia, durante e dopo la seconda guerra mondiale; le famiglie p. del Polesine, del Belice, del Friuli; accogliere, assistere i p.; con uso più largo nel linguaggio poetico: dove or io vi seguirò, se il Fato Ah da gran giorni omai profughe in terra Alla Grecia vi tolse? (Foscolo, alle Grazie).

Certamente una persona diversa da colui che intende per altri e svariati motivi lasciare il proprio paese d’origine. L’ONU  ha preso a cuore il problema dei profughi  in seguito alle vicende venutesi a creare in Palestina nella incandescente situazione dopo il secondo conflitto Mondiale. Il primo che svolse un’intensa attività per i profughi fu   il Conte Folke Bernadotte, mediatore Onu,agenzia dell’Onu per i  palestinesi in Medio Oriente, che egli intendeva dovessero ritornare nella proprie terre. Infatti, il profugo abbandona la propria patria, ma per farvi ritorno se possibile, cosa, non avvenuta per i profughi italiani d’ Istria e Dalmazia e i tedeschi della Prussia orientale, dove fu fatta “pulizia etnica”. Il  Conte lavorò per il riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi. In particolare, il 17 giugno 1948, egli richiese che gli israeliani permettessero il ritorno di 300 mila rifugiati. Il 17 settembre 1948, durante negoziati con gli israeliani, egli egli venne ucciso insieme all’osservatore Onu, col. André Serot, dai leader del gruppo terrorista ebraico Lehi, la cosiddetta Banda Stern. La ragione dell’assassinio fu la dichiarazione pubblica resa da Bernadotte in cui chiedeva che ai profughi palestinesi fosse concesso di far ritorno in patria. Le sue proposte per la soluzione della questione dei rifugiati crearono le basi della Risoluzione 194, approvata l’11 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in cui veniva riconosciuto il diritto al ritorno dei profughi.

Chi sono quindi profughi, coloro che temporaneamente lasciano il proprio Paese, non coloro che si  trasferiscono definitivamente. Ecco perché è necessario accogliere ed aiutare i profughi, ma non è così. Infatti, manca una chiarezza di chi è profugo, quali Stati, regioni è costretto nolente ad abbandonare e costoro hanno il diritto ad un asilo da parte di tutte le nazioni che fanno parte dell’ONU e tutti gli Stati del mondo dovrebbero attivarsi a tale scopo, nessuno escluso. Quindi non solo gli stati europei  ma anche quelli americani, asiatici, africani e  oceanici che non sono coinvolti in situazioni belliche. Ciò perchè si spera che il profugo possa ritornare nel proprio paese.
Ma non è così, una splendida confusione tra profughi, immigrati, espatriati regna sovrana e provoca danni proprio ai profughi, cioè a coloro che abbisognano di aiuto.
L’Europa ha agito sull’onda dell’emotività e  della poca chiarezza, di fatto accogliendo male, anzi malissimo tutti coloro che si presentavano alle frontiere. I problemi ora iniziano a mostrarsi e sono gravissimi e ne soffrono utti gli stati e non sembra esservi ancora soluzione. L’ONU è impotente o almeno sembra esserlo, gli stati ONU non europei fingono  di non vedere il problema. Finora nessuna vera conferenza mondiale sui profughi  e ciò che stupisce nessun paese islamico si è fatto veramente avanti per aiutare i profughi soprattutto quelli affini per credo religioso.

Ma queste sono considerazioni che non provocano nulla, perchè si preferisce far finta che tutti siano profughi e i governi  alla fine agiscono solo chiudendo le frontiere e le chiudono proprio a quegli Stati , come l’Italia, la Grecia che sono in genere l’approdo di persone provenienti da difficili situazioni. Il governo italiano  opera per salvare e così quello greco, ma dopo il salvataggio, obbligatorio per tutti coloro che nel mondo sono in situazione di pericolo di vita,   si dovrebbe distinguere. Coloro che provengono da Stati non in guerra come il  Marocco, la Tunisia, l’Egitto, ecc.  dovrebbero essere riportati immediatamente a casa propria e chi da questi paesi, presi solo ad esempio, intendesse emigrare in Europa, dovrebbe rivolgersi ai modi legali stabiliti, le quote di immigrazione.
La lungimiranza dei governi e delle organizzazioni internazionali dovrebbe agire, ma si chiudono e nemmeno per buonismo,  gli occhi e  si spera che tutto si possa risolvere..more solito…il qualche modo.L’Europa muore, lo diceva Marguerite Yourcenar di atassia (mancanza di coordinamento muscolare, nel nostro caso politico e soprattutto culturale) e non comprendere che quando si opera per il bene, questo deve essere compiuto, al di là dell’emergenza, con strumenti adatti e precisi in modo che sia chi accoglie sia chi viene accolto abbia   la possibile migliore sistemazione, anche in vista di un ritorno nel proprio paese d’origine. Purtroppo raffazzonare e guardare solo all’immediato non fornisce vere risposte ai problemi, sui quali sguazzano anche troppe  organizzazioni  cosiddette di aiuto, suscitando soluzioni  estemporanee e da titolo sui giornali.
Ciò che manca è una serie politica mondiale sul problema e nessuno si muove, perchè non basta più la commozione, si richiedono vere ed efficaci prospettive di aiuto.

Italo Francesco Baldo

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