L’occasione perduta dell’area Barcaro-Zaccaria

Premessa
Venendo dalla Strada Statale 11 da Padova, l’ingresso in città incontra subito due quartieri importanti: San Pio X e la Stanga. La prima impressione di Vicenza, superato lo svincolo che immette in A 4, è data dall’area cosiddetta Barcaro-Zaccaria, storica azienda vicentina non più attiva da molti anni.
Era il 1991 e sono quindi trascorsi 25 anni, una generazione, da quando le Aziende Barcaro & Zaccaria (Siggi) decisero una riconversione integrale delle attività e gli edifici divennero non più operativi.

Questa determinazione era l’occasione per ridisegnare un sito delicato e far acquisire funzionalità e miglioramento estetico ad uno degli ingressi più importanti e urbanizzati. Purtroppo, le lungaggini amministrative e una incapacità di decisione politica hanno frustrato ogni tentativo di realizzazione di un piano che avrebbe costituito un esempio innovativo per tutta la Città.

La storia del progetto

09_VI_CB_render9Nel 1992, vigente l’Amministrazione comunale diretta dal Sindaco Achille Variati, iniziarono i primi passi burocratici per verificare il consenso all’operazione. Fu lo Studio dell’Architetto Sergio Novello a ricevere il formale incarico di progettare lo sviluppo di tutta l’iniziativa urbanistco-architettonica nei circa 14.500 mq complessivi che avevano ospitato la struttura industriale precedente.

Il tema era affascinante e ricco di opportunità culturali inserendosi nel dibattito delle “aree dismesse” che dava avvio, allora, ad una nuova stagione urbanistica: mirata al recupero di luoghi centrali degradati, al migliore utilizzo dei servizi presenti, all’integrazione del tessuto urbano con maggiori dotazioni a standard, al perfezionamento della qualità architettonica e, soprattutto, a contrapporre l’uso di suolo già disponibile all’interno della Città all’espansione e consumo di nuove aree verdi.

Per Ca’ Balbi ebbe inizio l’era dei progetti e delle proposte all’Amministrazione comunale la quale, nel frattempo, aveva più volte modificato l’assetto regolativo. Nel 1997 una prima svolta significativa: fu presentato un progetto, corredato da un piccolo plastico, con una “Torre Simbolo” (ingresso alla Città da Est) e fu sottoscritto un atto unilaterale d’obbligo a fini perequativi per il Comune; era la prima volta che veniva messo a punto un tale accordo e, forse, la cosa può aver dato fastidio a qualcuno che lavorò contro.

Non ancora soddisfatta, l’Amministrazione comunale chiese di predisporre un progetto urbanistico di riqualificazione fra i Quartieri Stanga – Bertesinella; la famosa “via crucis” come la definì lo Studio Novello in un momento di comprensibile smarrimento professionale.

Fatto! Si dovette attendere il Luglio 2002 (10 anni dopo) per ottenere, finalmente, la Variante Urbanistica dell’Area, ma non era ancora finita; si lavorò duramente per ottenere il Piano Attuativo Convenzionato che venne approvato nell’Aprile 2008, senza più la “Torre Simbolo” che non aveva ottenuto il consenso necessario (ma non si sa da chi!).

Si sono succedute varie Amministrazioni e nessuna disse mai NO! ma sono passati 16 anni per ottenere il SI!: forse un record.

Nel Dicembre 2008 la Società Quadrante Est (anch’essa cambiò nome più volte, ma sempre con gli stessi referenti tranne SIGGI che cedette la propria area) ottenne il primo “permesso di costruire” dei complessi Edilizi progettati.

Tutto era pronto, i primi scavi iniziati ma, nel frattempo, accadevano cose importanti: la grande crisi mondiale del settore edilizio; il mancato appoggio finanziario promesso e poi ritirato; le difficoltà, anche drammatiche, che coinvolsero la Società Committente.

Sono stati fatti tentativi in molteplici direzioni, cambi di strategie, modifiche ai progetti come estrema ipotesi di ri-attivare un mercato assolutamente refrattario e ostile, ricerca di capitali freschi (tutti spariti!) fino alla conclusione più dolorosa: nel Dicembre 2015 il Tribunale di Vicenza ha dichiarato il fallimento della Società: venticinque anni buttati al vento, Blowin’in the wind canterebbe Bob Dylan, e una importante occasione persa per Vicenza.


E’ possibile pensare ad una via d’uscita?

Dopo una storia significativa di come l’urbanistica della Città tradisce i propri obiettivi e le finalità declamate dalla polita, si può sperare di invertire un corso così paralizzante?

Per riconvertire un’area degradata ad un nuovo “brano di Città” si può ipotizzare un nuovo percorso. Occorre ridurre le volumetrie, ridurre i costi, costruire con materiali e metodi assolutamente performanti, ridurre la perequazione ma senza rinunciare agli spazi sociali: la Piazza (l’intero viale della Pace e i Quartieri limitrofi ne sono privi), i negozi di Quartiere, il verde attrezzato (non esiste il benché minimo spazio verde nell’intorno), la migliore qualità architettonica e tipologica (famiglie, coppie giovani, single, social – housing) e un mix di funzioni aggregate in un brano di Città che possa diventare il “punto di ri-partenza” di una attività che non può scomparire pena il crollo della nostra Società.

Vicenza può dimostrare che questo è avverabile attraverso un contenimento di tutto (costi, energia, spese sociali) ma senza rinunciare alla qualità che è, forse, l’unico volano su cui fondare le – oramai- residue speranze di ripresa collettiva.

L’iniziativa è in mano alla Politica cittadina, all’Amministrazione, a tutti gli altri attori sociali ed economici. Il Piano di Ca’ Balbi scade nel Marzo 2018 dopo di che diventerà un’area bianca tutta da ridefinire in sede amministrativa: non c’è molto tempo oppure, se si preferisce, potrà rimanere degradata per chissà quanto tempo ancora.

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