I ciclisti del marciapiede

ciclisti-pedoniL’assessore alla mobilita’ esprime soddisfazione per il fatto che la citta’ e’ salita di qualche gradino nella graduatoria dei capoluoghi italiani relativamente alla ecosostenibilita’; confesso che, nonostante i conclamati progressi, la qualita’ percepita della vita cittadina mi sembra invece alquanto insoddisfacente.
L’inquinamento atmosferico e acustico, causato soprattutto dal traffico automobilistico, mette a dura prova chi abbia ancora la pretesa di camminare per le strade cittadine, del centro e della periferia.
Intendo pero’ soffermarmi su un problema che vedo sempre piu’ spesso segnalato anche dalla stampa locale, ma per il quale non mi pare di scorgere alcun tentativo di soluzione.
Nella ricerca di Legambiente si sottolinea il positivo incremento delle piste ciclabili e la crescita (causa/effetto) del fenomeno del ciclismo urbano. Cio’ si registra anche a Vicenza, ma non facciamo a tempo a rallegrarcene, dal momento che l’aumento dei ciclisti ha portato in dote anche l’aumento dei ciclisti maleducati, che invadono i marciapiedi e percorrono i numerosi portici della citta’…
Certo, vi sono quelli guardinghi e rispettosi che, incrociando il pedone, ne riconoscono il diritto e la priorita’, quelli, addirittura, che si scusano e scendono dalla bici, ma mi sentirei di affermare ( sulla base di sgradevoli esperienze), che la maggior parte sfreccia serenamente e pericolosamente, lasciando al pedone l’onere dello spostamento.
Mentre chiudo il portone di casa, spesso rischio gia’ d’essere investita, quando giro un angolo di strada, un ciclista rischia di abbracciarmi violentemente e di travolgermi.
Ho tentato il dialogo con questi sportivi del marciapiede, rivolgendo educate domande o proclamando a voce alta (tanto alta quanto la frequenza degli incontri lungo una tranquilla passeggiata mattutina) il mio diritto ad impegnare, sicura, lo spazio riservato… le risposte piu’ frequenti sono irriferibili, ma strane sono anche quelle che riporto: ” Ma sei un vigile? Ti sei svegliata male? Ma, insomma, ti sono venuto addosso?”
Non si prende in considerazione di fare una cosa scorretta, si preferisce indagare il mio umore…
La scelta, poi, di creare dei percorsi promiscui ( pista ciclabile/marciapiede) ha, a mio avviso, creato ulteriore confusione, mettendo pedoni e ciclisti nella condizione di contendersi uno spazio gia’ esiguo; sono in particolare difficolta’ carrozzine ed anziani.
Non va taciuto che molti dei ciclisti scorretti sono immigrati con improbabili bici, ma, come in molti altri ambiti, l’esempio che diamo loro li incoraggia alla trasgressione.

Che fare? escluso e molto pericolo il tentativo di educare i singoli ciclisti del marciapiede, il grido di dolore e la richiesta d’aiuto vanno rivolti a chi dovrebbe sanzionarli: ma temo la richiesta cada nel vuoto, non vedo molti vigili urbani (si chiamano ancora cosi’?) in giro per la citta’. Tagli e incombenze burocratiche li avranno sottratti alle strade.
Cresce la sensazione di incuria e disinteresse che ci rende insicuri.
In altre puntate, altre segnalazioni dal pianeta-cittadini.

Zeila Biondi

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