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Chiarire il ruolo di BpV, e del suo Presidente, nella Fondazione Roi

 

Il professor Mario Giulianati, profondo conoscitore della politica culturale di questa città, ha già aperto su questo blog il tema della Fondazione Boso-Roi indicando con chiarezza la necessità di approfondire alcuni aspetti della sua gestione che, in qualche modo, sono stati condizionati dalle note e non entusiasmanti vicende della Banca Popolare di Vicenza.

musei-vicentini-pervicenzaPoiché la Fondazione fu creata per la valorizzazione del sistema museale del Comune di Vicenza, credo sia urgente che il Sindaco e gli amministratori competenti si impegnino a chiarire bene i punti che richiamerò qui sinteticamente. Ciò al fine di capire se vi siano stati comportamenti statutariamente anomali e non utili ai musei vicentini.

In premessa, ricordo che la Fondazione Roi è una Onlus, dotata di personalità giuridica ai sensi degli articoli art. 12 e seguenti del Codice civile. In quanto tale, la sua gestione è sottoposta a controllo pubblico.
Per chi volesse approfondire si allega pdf Fondazioni-CODICE CIVILE

La legge prevede che gli statuti delle fondazioni indichino le finalità e regolino le modalità amministrative e di gestione del patrimonio. Su questo aspetto si pronuncia l’articolo 2 dello Statuto della Fondazione Roi, il quale recita che:
[…] la Fondazione ha lo scopo di favorire il Museo Civico di Vicenza […]
la Fondazione, pertanto, potrà finanziare, in tutto o in parte, l’acquisto di opere d’arte, il loro restauro, gli allestimenti di mostre ed esposizioni […]
La Fondazione non potrà svolgere attività diverse da quelle sopra descritte […].

E’ dunque evidente che nell’intento del fondatore questa istituzione deve collegarsi strettamente ai musei vicentini sostenendo la loro attività con le rendite del patrimonio che, a detta di fonti bene informate, è cospicuo e costituito sia da beni immobili sia da beni mobili. La legge esclude tassativamente che il consiglio di amministrazione possa deliberare operazioni speculative o a alto rischio come, ad esempio, sono per definizione gli investimenti in azioni.

Purtroppo, al momento, non è dato conoscere i bilanci di questi anni e tanto meno le delibere approvate dal Cda. Sappiamo invece che questo organismo è composto in prevalenza da personalità nominate dal Cda della Banca Popolare di Vicenza (art. 6 Statuto della Fondazione). Al momento esse sono il presidente, il vicepresidente, una dirigente in pensione della Popolare vicentina. Ci sono inoltre il direttore dei musei e una quinta persona indirettamente nominata dal presidente della BPV. Le connessioni tra Banca e Fondazione sono quindi più che evidenti e, visti i gravi problemi gestionali dell’istituto bancario vicentino emersi in questo ultimo anno, è molto ragionevole chiedersi se quegli eventi hanno coinvolto anche la Fondazione Roi.

Un velo di nebbia avvolge i fatti amministrativi che riguardano la Fondazione, la quale, a differenza delle società, non ha l’obbligo di depositare i bilanci. E’ stato non semplice persino individuare lo Statuto. Ma, visto il rilievo pubblico che il fondatore attribuì a questa istituzione dedicandola ad arricchire i musei vicentini, sarebbe molto importante poter prendere visione delle operazioni deliberate soprattutto negli ultimi anni. Questo anche per chiarire fino a che punto alcune informazioni inquietanti rispondono a verità. Infatti, è insistente la voce che alla Fondazione siano stati fatti acquistare grossi quantitativi di azioni della Popolare e anche l’immobile dell’ex cinema Corso, vicino alla vecchia sede della Camera di Commercio.

Se ciò si fosse realmente verificato ci troveremmo di fronte ad un caso serio.
Proprio per la sua natura aleatoria, l’investimento in azioni non rientra tra le decisioni funzionali alla vita di una fondazione. Anche l’acquisto di un immobile come quello sopra citato appare del tutto estraneo ai destini dei musei vicentini e alle finalità statutarie indicate dal fondatore. Tra l’altro, qualora la Fondazione avesse realmente acquistato le azioni della Banca Popolare, dovremmo conoscere le date dell’operazione e i valori di acquisto dei titoli. Visto il crollo dei valori determinatosi negli ultimi mesi, mi pare legittimo chiedersi se ciò ha provocato anche un impoverimento del patrimonio della benemerita Fondazione creata dal mecenate marchese Boso-Roi.

Sono quesiti non banali e, a mio parere, spetta al Comune di Vicenza rapportarsi con gli altri livelli istituzionali competenti per legge affinché tali interrogativi trovino una trasparente e urgente risposta.

Ubaldo Alifuoco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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