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Prima lettera di Vicenza Cristiana al Vescovo Pizziol

 

Beniamino_pizziol_pervicenzaPubblichiamo (tratta da Da Vvox del 12 settembre) la Lettera inviata al Vescovo Pizziol dall’Associazione “Vicenza Cristiana” in merito allo spettacolo della Angelica Liddlel all’Olimpico, a cui fa seguito la nostra opinione.

(immagine tratta da Vvox)

 

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Eccellenza Reverendissima,

            siamo un gruppo di fedeli della vostra diocesi turbati per lo spettacolo che sarà messo in scena la prossima settimana al Teatro Olimpico di Vicenza e che porta come titolo “Primera carta de San Pablo a los Corintios”.

            In risposta alle voci più disparate che si sono sentite, e visto che il titolo dell’opera è un richiamo diretto all’Epistola dell’Apostolo (omen nomen), abbiamo cercato, attraverso social network e siti internet, di raccogliere informazioni. La nostra ricerca ha avuto come fonti non le recensioni tedesche di cui abbiamo trovato pochissimo, bensì le recensioni francofone (francesi e svizzere) cioè luoghi dove l’opera è già stata presentata.

            Crediamo che il risultato non lascia spazio a interpretazioni, né nell’intento, né nella messa in scena, vi proponiamo due citazioni ma in rete ne troverete a decine.

            “C’è nelle ultime creazioni di Angélica Liddell una tendenza sempre più pronunciata alla profanazione, tanto insolente quanto ironica, che consiste chiaramente nell’impossessarsi del vocabolario e dei testi cristiani per ricondurli a ciò che può essere il loro punto di partenza, gli orrori della psiche umana tormentata dalla passione , la sessualità e la follia’’.

(“Il y a dans les dernières créations d’Angélica Liddell une tendance de plus en plus prononcée à la profanation, aussi culottée qu’ironique, consistant notamment à s’emparer du vocabulaire et des codes du christianisme pour les ramener à ce qui est peut-être leur point de départ, les affres de la psyché humaine tourmentée par la passion, la sexualité et la folie”. Fonte: Liberation 24/07/2015).

“Avrete difficoltà ad immaginare che questa ragazza che vi da la mano è entrata in trance come una candidata alla canonizzazione , “cristica” nel suo vestito rosso cardinale… che ha prelevato (la trasfusione?) il sangue di Cristo in una tasca trasparente”.

            (“Vous peinez à imaginer que cette fille qui vous donne la main dans un sourire est entrée en transe comme une candidate à la canonisation, qu’elle a été christique dans sa robe rouge-cardinal, qu’elle a chaviré de tout son corps, qu’elle a prélevé le sang du Christ dans une poche transparente, qu’elle a fait défiler cinq servantes nues au crâne rasé, bacchantes austères d’un culte interdit”. Fonte: Le Temps 20/03/2015).

            Il risultato dell’intera ricerca, che chiunque può visionare sulla nostra pagina facebook Vicenza Cristiana, è a vostra disposizione. Vi preghiamo pertanto di prenderne visione e di farne l’uso che ne riterrete opportuno.

            Di fronte al silenzio sospetto dell’autrice e del Teatro di questi ultimi giorni abbiamo deciso di presentarVi  pubblicamente la nostra ricerca, nella speranza di trovare in Voi il nostro portavoce.

            Come nostra guida noi vi chiederemo una parola di sostegno ai “piccoli” che sono mortificati a causa della loro fede, una presa di posizione forte a difesa dell’onore di Nostro Signore e della nostra Religione, e una direttiva morale (ad esempio l’invito ai cattolici di non andare ad un tale spettacolo e a riparare).

            Nel nostro piccolo, liberi da ogni dubbio, fedeli alla vostra istruzione di esprimere attraverso il dialogo e nel rispetto reciproco la nostra testimonianza cristiana ci troveremo per pregare, per riparare, a questa pubblica storpiatura della nostra bella e santa fede.

Alessandro Galvanetti
Portavoce di Vicenza Cristiana

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L’opinione di perVicenza.it

La lettera che qui pubblichiamo, inviata al Vescovo di Vicenza dall’Associazione “Vicenza Cristiana”, ha un interesse non tanto per il tono e per l’appello a boicottare lo spettacolo della regista catalana Angélica Liddell in programmazione all’Olimpico, ma per il fatto di aggiungere nuove interessanti informazioni in merito ad alcune critiche e valutazioni apparse in altri paesi dove lo spettacolo è già stato presentato. Paesi che non sono affatto bigotti.

Finora era stato riferito ai Vicentini, dal Sindaco ed anche dallo stesso Vescovo Pizziol, che chi conosceva la regista ed aveva assistito al suo spettacolo a Berlino riportava valutazioni positive, del tutto diverse da quelle qui riprodotte.

Alla luce di tali novità, è dunque interessante capire se ciò che dice Achille Variati e che ripete il Vescovo è volto a giustificare non solo la rappresentazione della Liddlel ma la linea di politica culturale inaugurata dall’assessore Bulgarini per l’Olimpico.

Essendo laici (Cristiani ma laici!), non condividiamo le censure e quindi non avremmo visto bene un atto censorio del Comune dopo aver esso stesso inserito la cosa nel programma. Ma il punto è: come è nato un simile programma? Quale sensibilità culturale sta dietro tutto ciò? C’è in giro una offerta culturale ampia, con testi molto coerenti con la vocazione dell’Olimpico: come si è arrivati a questo della Liddlel?

Come hanno notato già altri critici qualificati, spesso si spaccia per arte qualsiasi testo che presenti espressioni forti che si pongono con l’obiettivo di stupire, scandalizzare, attizzare polemiche, ecc. A noi va bene tutto: in un paese democratico ognuno è libero di scegliere se andare o meno ad uno spettacolo, e nel mercato della cultura la domanda serve poi per valutare l’indice di gradimento. Ma diversa è la valutazione su un’amministrazione pubblica che sceglie la propria politica culturale, e seleziona cosa portare su un palco importante come quello dell’Olimpico.

In questo caso, poi, si rappresenta una cosa descrivendola in un certo modo che, leggendo la lettera che alleghiamo, pare proprio non corrispondere all’obiettivo del testo e alle caratteristiche dell’autrice. Se è così, la lettera tranquillizzante del Vescovo parla di altro e appare come atto si sostegno al sindaco (e all’assessore Bulgarini) e alla sua linea culturale. Vale a dire un atto politico, una scelta di campo che prescinde dalla sensibilità del popolo di Dio che esso rappresenta.

Mons. Pizziol avrebbe potuto dire: “Io non conosco il testo e non entro nelle scelte cultuali del Comune, mi riservo di leggerlo e di valutarlo. I Cristiani sono liberi di fare una scelta, ma è evidente che se la rappresentazione teatrale si presentasse come una profanazione del testo per noi sacro, ciò significherebbe che è la linea culturale dell’Amministrazione a dover rispondere” .
Punto.

 

 

 

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