Destra e Sinistra oggi

CAMERAProvocato da un amico, ho scritto alcune riflessioni sul concetto di Destra e Sinistra politica oggi.

Nei primi del Novecento (e quindi nei miei anni giovanili!) la distinzione tra Destra e Sinistra era chiara a livello teorico e pratico. La Destra fondava la propria azione sul riconoscimento dell’edonismo individuale come motore della storia e soprattutto dell’economia. Quindi, in concreto, essa significava: libero mercato (a volte selvaggio?), sciovinismo esasperato, ruolo dello Stato debole e limitato alla Difesa e all’amministrazione della Giustizia (anche per regolare gli interessi e dirimere gli eventuali contrasti tra detentori del capitale), e poco altro. La Sinistra sosteneva di mettere al centro delle sue idealità la fratellanza universale, la giustizia sociale, la solidarietà e una più equa distribuzione delle risorse. Quindi essa concepiva uno Stato forte, garante dei diritti, organizzatore dell’economia e auspicava una lotta di classe volta a modificare i rapporti di forza nella società.

Nel corso della storia, e con le lotte importanti che hanno modificato gli equilibri sociali, queste distinzioni si sono via via arricchite di varianti ideologiche e di modalità attuative differenti. Nella seconda metà del Novecento la destra liberale ha formulato teorie e prassi di controllo del liberismo economico e, inoltre, ha seguito metodi di minore o maggiore convivenza con il concetto di democrazia e, certamente, si è sviluppata nel pluralismo politico (libere elezioni, divisione dei poteri, partiti diversi, ecc.). Più recentemente, è importante sottolineare che anche questa destra liberale ha maturato una sincera cultura di rifiuto del razzismo, che fu altro elemento distintivo.

I grandi movimenti di sinistra hanno seguito invece due vie totalmente alternative: l’una di convivenza con le regole democratiche (con forme e varianti di socialdemocrazia) e l’altra di totale contrasto con il libero mercato e con la stessa socialdemocrazia. (In questo ragionamento, lascio da parte le due varianti del totalitarismo di destra e di sinistra che hanno caratterizzato il Novecento, e che considero variabili per le quali si deve formulare un discorso specifico che non mi interessa qui).

Bene, oggi tutto questo ragionamento è superato e quella distinzione tra Destra e Sinistra non spiega più la politica attuale. Questo perché la destra democratica e liberale ha assorbito molti dei valori storici della sinistra, basti citare il pensatore liberale americano John Rauls e la sua teoria sulla giustizia sociale. Nella sinistra, invece, molte delle affermazioni del passato non trovano più riscontro nelle politiche reali (Renzi, che è il capo del più grande partito della sinistra europea, viene etichettato come uomo di destra da una parte del PD stesso. Uguale destino ebbe Tony Blair ed altri leader europei).

Cosa significa tutto questo: che scompaiono le differenze? Non direi proprio, ma certo abbiamo bisogno di ridefinire alcune categorie politiche alla luce di quanto l’esperienza storica ci ha insegnato, a cominciare dal fallimento totale del comunismo come forza di governo, che doveva creare solidarietà, giustizia sociale e fratellanza tra i popoli mentre è stato una delle più possenti macchine di sfruttamento e di negazione delle libertà.

Qui c’è una grande questione teorica aperta ma, in concreto, a mio modesto parere, le distinzioni oggi sono tra chi considera lo Stato una mangiatoia senza fondo e chi si rende conto che esso non può essere gestito senza criteri di merito e di efficienza, tra chi vuole serie politiche contro la corruzione e chi considera questa fisiologica al mercato, tra chi ha idee e strategie realizzabili su temi difficili come le migrazioni e il terrorismo internazionale, tra concezioni xenofobe e accettazione delle diversità, tra chi vagheggia di disarmi e di difesa non violenta e chi riconosce che la “legittima difesa” è un concetto insito nell’umanità e che si deve esercitare con forze armate democratiche ed efficienti, ecc.

Queste distinzioni non passano tra destra e sinistra. Certo, la sinistra per la quale alcuni di noi si sono impegnati negli ultimi decenni doveva essere questa ma, purtroppo, i residui di un ideologismo ottocentesco sterile e improduttivo hanno creato una situazione in cui è difficile oggi riconoscersi in alcuni dei partiti che si definiscono di sinistra.

Tale delusione poggia soprattutto su quello che, a mio parere, è il punto centrale: il ruolo dello Stato e degli enti pubblici locali. La vera grande riforma di cui il nostro paese ha bisogno è quella di correggere una struttura pubblica pesante, pletorica, invasiva, disorganizzata, iniqua. Molti dei problemi economici derivano anche da questo stato paralizzante che impedisce di giocare alla pari sui mercati internazionali. Onestamente, non vedo certo una destra capace di produrre riforme serie su questi temi, ma la sinistra politica deve fare un passo in più sul piano della sua filosofia politica e capire che se non si affronta questo nodo e non lo si porta sulla via della soluzione, l’Italia morirà di pubblico impiego, di diritti acquisiti, di procedure paralizzanti, di ideologismi sterili.

Ubaldo Alifuoco

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