lettera aperta ad Alessandra Moretti

alessandra-morettiCara Alessandra,

l’articolo apparso il 21 luglio 2015 sulle pagine vicentine del Corriere della Sera Alessandra Moretti – Corriere Veneto-21 luglio 2015 – che riporta una sintesi del tuo intervento alla festa del Pd di Verona – mi spinge a scriverti pubblicamente; da tempo avevo in animo di rivolgermi a te con l’intento, se vuoi un po’ presuntuoso, di farti riflettere e di informarti, se altri non lo fanno, sul pensiero di un “popolo di sinistra” che credo, almeno in parte, di rappresentare e che, in teoria, dovrebbe essere il tuo elettorato di riferimento. Uso una forma superata, quella epistolare, che, pur nella sua brevità, consente un maggior approfondimento rispetto a Twitter o ad altre forme tanto immediate quanto superficiali di comunicazione.

Quando ti conobbi, da poco nominata vice-sindaco ed assessore alle politiche giovanili, ti trovai gentile e disponibile (con delle amiche avevamo fondato un’associazione con lo scopo di aiutare studenti in difficoltà); ma non erano ancora trascorsi un paio d’anni, già eri introvabile in assessorato, perché proiettata, con incarichi di partito, in una dimensione romana. Fin nei primi interventi televisivi ti presentavi come navigata amministratrice, ma guardavi già oltre…
Non stupì dunque la tua candidatura al Parlamento: vi fu qualche perplessità ma anche simpatia per la tua nomina, che sostenemmo perdonando la tua giovanile apparizione nella lista Carollo (centro-destra). Avresti potuto essere una solerte e brillante deputata, ruolo di per sé prestigioso ed oscuro (i peones!) nel medesimo tempo, che non precludeva più importanti, successivi scenari.
Molti apprezzavano la grinta con cui, ormai accolta dal circo mediatico dei talk show, non ti sottraevi ad alcuna domanda, discettando su temi nazionali ed internazionali; altrettanti, però, individuavano una certa fragilità di contenuti, mancanza di approfondimento, insomma, compensata da coraggio e bella presenza.
Il passaggio ad eurodeputata fu premiato con una valanga di voti, certo rafforzando la tua convinzione d’essere specializzata in campagne elettorali vincenti; del resto, e’ facile, a fronte di una clamorosa vittoria, perdere una visione lucida della realtà.
Quando, questa primavera, si trattò di contendere a Zaia la presidenza della regione, beh, il mio popolo della sinistra (che non coincide con il Pd ma lo interseca) fu decisamente contrario alla tua candidatura; in molti, anch’io, disertammo le primarie, ritenendole una pagliacciata: le alternative erano troppo poche e improbabili. Partecipai ad innumerevoli dibattiti familiari, amicali, casuali, in cui la maggioranza era terribilmente refrattaria a votarti: non c’erano sufficienti garanzie sulla tua solidità, eri stata per ben due volte, in pochissimo tempo, votata per fare altro e ti eri impegnata a farlo. Parecchi i candidati con più adeguati requisiti e conoscenza delle questioni regionali che avremmo scelto: infine, molti non votarono, altri si risolsero a votarti obtorto collo, in nome di una irriducibile avversione alla Lega. Per essere sincera fino in fondo, un volo aereo prenotato in tempi non sospetti, mi sollevò dal prendere una difficile decisione.
Ed eccoci arrivati alla sonora sconfitta d’un paio di mesi fa e all’oggetto della mia missiva. No, Alessandra, le cause della debacle sono certo molteplici e di sicuro non tutte tue, ma ti invito a riflettere sui seguenti punti:
– ruoli così importanti come quelli che hai ricoperto o aspirato a ricoprire richiedono studio e tempo per essere appresi e ben agiti
– si può cambiare idea (ci mancherebbe!) ma non e’ credibile essere, nel giro di pochi mesi, sostenitori di Bersani, poi di Renzi, di Cuperlo, poi di Renzi ed ora, per giustificare la sconfitta, prendere le distanze dalle riforme del governo
– l’immagine e l’abbigliamento di una candidata possono anche influenzare un generico elettorato, ma il popolo di sinistra e’ ben avveduto ed esigente e chiede sostanza, non certo un abbigliamento più colorato!

A commento dei deprimenti risultati, hai esordito con un’autocritica iniziale, che comunque chiamava in causa tutti, “abbiamo commesso degli errori”, ora sei passata ad una abbastanza aperta critica a Renzi.
Contemporaneamente all’intervista in cui ti ostini a parlare di look sbagliato, imposto da improvvidi consiglieri – di – immagine (ma la tua personalità, le tue scelte?) sul Il Sole 24 ORE Lina Palmerini più seriamente riporta dati estratti dalla ricerca ITANES sul mezzo milione di voti persi dal Pd nel Veneto: si conclude che non sono tanto le riforme attuate, del resto poco conosciute, ad aver pesato sul voto, quanto l’inadeguatezza della candidatura proposta La delusione delle partite Iva – Il Sole 24 ORE

Sarebbe opportuna, a mio avviso, qualche cenno autocritico, anche se tardivo; non mi sembrano tanto importanti le gaffe, il look o i passaggi su rotocalchi non precisamente culturali, quanto piuttosto dimostrare ora, in Regione, con i fatti, che l’impegno e la serietà prevalgono sulla pur giustificata ambizione. Buon lavoro!

Zeila Biondi

 

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  1. Michele Betterle · Edit

    Ben detto Zeila. La Moretti dovrebbe riflettere autocriticamente sul senso e lo scopo dei suoi riposizionamenti (che comprendono le opportunistiche critiche alle riforme di Renzi). E sul fatto che, per acquistare credibilità, bisogna lavorare un po’ più a lungo in un certo ruolo prima di passare ad altro. Sono aspetti che non sfuggono a elettori e simpatizzanti, in particolare quelli che l’hanno votata obtorto collo.
    Comunque penso che l’insuccesso del PD, che ci sarebbe comunque stato, sia dipeso dal fatto che i veneti si sentono più rappresentati (e tutelati, in dialettica con la politica nazionale) da altro partito e da altro candidato. Michele Betterle

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