Gender, facciamo un po’ di chiarezza

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Parlando delle ormai famose teorie “gender”, ci si imbatte in diverse interpretazioni teoriche ma soprattutto in applicazioni pratiche che andrebbero sottoposte ad approfondimenti e chiarimenti. La lettera pubblicata sul Giornale di Vicenza il 26 giugno, a firma di Pino Morandini, è un contributo serio proprio perché, partendo da alcune affermazioni di principio, prende in esame episodi concreti.
Ormai ne abbiamo viste di tutti i colori e, accanto a percorsi educativi che valorizzano la pari dignità delle persone ma anche le differenze di ruoli naturali, vi sono episodi francamente inaccettabili in cui la ricerca dell’innovazione si è tradotta in una furia iconoclasta, volta a distruggere anche la sacralità della famiglia e la diversità di ruoli tra i genitori.
Storicamente, il rapporto maschi femmine è progressivamente cambiato e oggi l’ordinamento giuridico ha recepito completamente l’idea della pari dignità dei sessi. Sta alla vita concreta il compito di adeguare i comportamenti e le mentalità delle persone. Ma non si può pensare che ciò voglia dire eliminare le differenze e i ruoli creati dalla natura.
Le teorie gender non sono univoche ma non possiamo non preoccuparci di fronte a certi casi ormai paradossali che, invece di realizzare la pari dignità degli individui, si traducono in una lesione di caratteristiche naturali proprie delle persone e, spesso, dei bambini. Proprio di quegli esseri che per la loro fragilità andrebbero tutelati.
L’episodio di Trieste, citato dal lettore del Giornale di Vicenza (di cui si allega pdf Lettere al Direttore-Giornale di Vicenza-26.06.2015), è una offesa ai bambini che hanno diritto di essere quello che la natura ha determinato: bambine e bambini, femmine e maschi. Esseri desiderosi di avere una famiglia fatta di una mamma e di un papà.

Sembra esserci molta confusione sul termine “Gender” che da molti anni viene utilizzato nell’ambito degli studi e delle ricerche relative alla condizione femminile e, in particolare, alle cosiddette ”pari opportunità di genere”.
L’uso del termine inglese sta a indicare che il significato è diverso e più complesso rispetto alla parola italiana “genere” e sintetizza il percorso e le riflessioni di antropologhe, sociologhe, filosofe, e anche di teologhe, che danno a questo termine un senso e un valore ben diverso – direi opposto – a quello che (in)volontariamente certi Movimenti e certe Associazioni sostengono nei giornali, nei loro siti e nelle loro manifestazioni.
“Gender” sta ad indicare che la costruzione del genere, maschile e femminile, non è solo un fatto biologico ma è anche il frutto di una costruzione storico-sociale che ha portato i due sessi ad avere condizioni e destini molto diversi e spesso asimmetrici, con il prevalere dell’uno sull’altro. Questo pensiero rappresenta l’evoluzione più recente della teoria della differenza che sostiene la pari dignità e il pari valore di donne e uomini dei quali peraltro vanno accettate, valorizzate e  salvaguardate le molteplici differenze che li caratterizzano, anche in ordine agli orientamenti sessuali.
“Gender” propone così quella sintesi differenza/parità tra i generi che per realizzarsi, stante la sua costruzione ampiamente sociale, deve trovare anche strumenti educativi e una adeguata pedagogia: l’obiettivo è una positiva integrazione delle differenze ( culturali, religiose, sessuali) tra donne e uomini : non è un caso che oggi da molte parti si  ritenga necessaria una maggiore presenza femminile nel mondo del lavoro e una presenza paritaria nei luoghi decisionali proprio per avere approcci diversi ai problemi di una comunità.
Un’ovvia conseguenza di questo pensiero è il superamento degli stereotipi, l’accettazione del diverso, la disponibilità a pensare nuovi modelli sociali e, perché no, anche nuove famiglie. Forse è questo che fa paura a chi vuole un mondo ingessato in regole immutabili, fermo e “sicuro”… se questa è la sicurezza…
Stupisce – per usare un termine leggero – che ci siano interpretazioni che criminalizzano e, peggio ancora, falsificano gli aspetti fondamentali di queste teorie, diffondendo la paura ad es. di una educazione mirata a indirizzare i bambini verso l’omosessualità e altre false affermazioni.
Nella mia ormai lunga esperienza su queste tematiche come presidente di Commissioni Pari Opportunità sia Provinciale che Comunale, fortunatamente ho potuto lavorare con persone sinceramente attente agli aspetti dell’educazione dei giovani, professionalmente molto qualificate, con le quali abbiamo realizzato alcuni interessanti progetti a livello scolastico: porto ad esempio “Educazione alle pari diversità” con cui si affrontava in modo didatticamente corretto il tema della relazione bambina/bambino, ragazza/ragazzo sul piano dei comportamenti e dei sentimenti, con l’obiettivo di sviluppare nei giovani capacità di ascolto e rispetto verso l’altra/o, quasi unico strumento di prevenzione alle gravi forme di bullismo e di violenza oggi così presenti anche in ambito scolastico.
Su molto altro si può discutere, ma cerchiamo prima di documentarci correttamente: può essere un ottimo esercizio anche per imparare a discutere con i nostri figli.

Maria Antonietta Spiller

 

Pubblichiamo inoltre l’opinione del Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, espressa durante la conferenza stampa del 24.06.2015
«Ho fatto togliere tutti i libri “gender” dalle scuole materne, l’educazione in questo campo compete alle famiglie». Così il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro a durante la conferenza stampa di presentazione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Aldo Manuzio. «Ho dato mandato di eliminare i libri genitore 1, genitore 2”, a casa propria ognuno può fare quello che vuole – ha sottolineato il primo cittadino -, nelle scuole va tenuto presente la volontà della maggioranza per cui ci sono solo “mamma e papà”. Sono per la massima integrazione di tutti i bambini ma sono i genitori ad occuparsi della loro educazione», ha concluso Brugnaro (sindaco di Venezia)

 

 

 

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