Società 

Lo scempio della democrazia a Vicenza/1

Italo Francesco Baldo scrive una lettera al Direttore di VicenzaPiù sul referendum a quorum zero che prevede, una volta approvatane l’esecutività, che vinca la maggioranza dei partecipanti al voto, senza che sia necessaria alcuna percentuale minima di partecipazione: in pratica qualsiasi referendum, pur cervellotico, proposto e partecipato da minoranze anche inconsistenti, potrà essere approvato e valere per tutti se otterrà il 50 +1% dei voti espressi.

Caro Direttore, nessuno meglio di un non politico poteva avere l’azzardo di proporre che per i referendum del Comune di Vicenza non valga il principio primo di ogni vera democrazia, ossia che a decidere sia la maggioranza dei cittadini.
Da Rousseau e dal suo Contratto sociale, probabilmente dimenticato, la politica si dovrebbe sempre reggere sulla volontà generale, ossia quella detta in termini matematici, del 50%+1.
L’unica autentica preoccupazione che si deve avere in democrazia è che la “maggior parte” sia anche la “miglior parte”.  Questa “novità” nei referendum è stata proposta dal Vicesindaco di Vicenza  che, come noto, non ha partecipato come candidato alle elezioni, ma è stato cooptato dal Sindaco, come suo “Vice” e come “Assessore alla crescita”, secondo le leggi vigenti, ma, mi sia lecito, non sono propriamente “democratiche” a questo proposti. Stupisce che pochi abbiano alzato la loro considerazione su questa operazione che fa scempio della democrazia, di quel bene che poi in piazza, magari con enfasi retorica, si proclama, ricordando le origini proprio della democrazia italiana, che a Vicenza ha avuto illustri rappresentanti, talora perfino dimenticati. Basterebbe leggere qualche pensiero di quei giovani per comprendere che la politica non è fatta di giochi amministrativi, come attesta la proposta sui referendum per il Comune di Vicenza.
Ora stabilire che i referendum, strumento tra i più nobili della democrazia partecipata, sia valido indipendentemente dal numero di coloro che si recano a votare, risponde proprio ad una linea che  disprezza il popolo e preferisce il gioco di coloro che “gridano” di più, anche se non sono maggioranza. Basterà un 10% della popolazione della città di Vicenza per imporre al restante 90% la propria volontà. Restano fuori dai possibili referendum, quelli relativi al bilancio comunale, altrimenti l’assalto alla diligenza sarebbe completo.
Di fronte a questo scempio della democrazia, perpetuato con l’avallo di compiacenti consiglieri, che fare? Non ci resta che protestare e sperare che nei cittadini vi sia quell’auspicabile richiesta di serietà democratica. Non si richiami il modo di votare negli USA, è altro da noi, visto che poi proprio questo Sindaco con la sua Giunta certo filoamericano non è. Si spera, infine, che vi  sia, nei consiglieri di maggioranza, ma dubitiamo, un sussulto di dignità democratica ed in particolare di coloro che si dicono di un partito “democratico”.

 

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