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Democrazia a botte/3 – Parlano i poliziotti

polizia_pervicenzaDopo lo “sciopero sociale” e la manifestazione degli “antagonisti” dei centri sociali e del bocciodromo, i Sindacati di Polizia di Padova e Vicenza hanno emesso un duro comunicato con il quale stigmatizzano il comportamento dei dirigenti e l’assurda impunità dei manifestanti.

Crediamo che la gestione dell’ordine pubblico risenta in parte di non preparazione specifica, ma in parte maggiore del fatto che i vertici della Polizia sono pressati dalla politica con direttive non chiare. La gestione dell’ordine pubblico in una piazza è cosa difficilissima perché varia a seconda di chi manifesta.

Nel caso di proteste di lavoro, ad esempio, da ormai molto tempo c’è una gestione congiunta e l’unico problema vero è (oppure era) quello delle “infiltrazioni” di agitatori, che in genere venivano respinti dal servizio d’ordine sindacale. In questo tipo di manifestazioni l’obiettivo dei manifestati è una prova di forza politica per incidere sulle decisioni delle controparti private o pubbliche. Non vi è alcun interesse a danneggiare o colpire la Polizia ma solo quello di dimostrare di essere in tanti.

Diversa è oggi la situazione in cui i manifestanti sono appartenenti a centri vari, senza alcuna disciplina interna e con vocazione minoritaria (i cosiddetti antagonisti, anarchici, centri sociali, ultras del calcio, ecc.). In questi casi l’obiettivo delle manifestazioni è “lo scontro per lo scontro”, la prova di forza contro le forze di polizia, il danneggiamento della cosa pubblica e privata, la ricerca del “morto”. Infatti, sapendo di essere minoranze, per far parlare di sé debbono creare eventi traumatici.

Il problema in Italia è che le “regole d’ingaggio” emanate dai governi non sono chiare e diversificate per le varie situazioni. Di conseguenza, la tendenza di chi ha la responsabilità sul campo è quella di “coprirsi le spalle”. Con ciò, alla fine, qualsiasi cosa accada sono sempre le forze dell’ordine a salire sul banco degli imputati.

Il problema è quindi politico e riteniamo che chi governa debba dare direttive chiare, assumendosi la responsabilità di definire con precisione i confini entro i quali si può esercitare il diritto costituzionale di manifestare le proprie opinioni.

Facciamo solo un paio di esempi per essere chiari. Il portare caschi, mazze di vario genere, biglie, ed altre “armi bianche” deve essere severamente e realmente sanzionato; se vi sono zone rosse dichiarate chi non rispetta il divieto deve essere chiamato a rispondere; allo stesso modo chi danneggia beni pubblici, a cominciare dai mezzi di Polizia e Carabinieri, deve sapere di compiere una cosa gravissima che avrà conseguenza penali adeguate.

Ma è la politica a dover assicurare comportamenti decisi che servono per garantire il fatto che una democrazia non si trasformi in una giungla di anarchia. Poi serve certamente la formazione degli addetti e la disponibilità dei mezzi moderni per affrontare emergenze senza che si trasformino in drammi.

Riportiamo integralmente il comunicato dei Sindacati di Polizia

Comunicato stampa congiunto dei Sindacati di Polizia,

dopo i fatti di Padova e Vicenza

“Sono passati alcuni anni da quando il compianto Capo della polizia Manganelli, invitato ad un Congresso di un Sindacato di Polizia, annunciava l’istituzione di una scuola di ordine pubblico, ravvisando la necessità, queste le sue parole, di formare non tanto il personale inquadrato nei Reparti o negli uffici che abitualmente svolgono tali servizi, quanto i funzionari chiamati a pianificarli e dirigerli. In effetti, è stata poi creata la formazione presso la Scuola di Nettuno, ma – a giudicare dagli avvenimenti che si susseguono – si direbbe che qualcuno non sia stato attento in aula. A Padova prima, con lo “sciopero sociale”, a Vicenza poi con la manifestazione degli antagonisti in protesta contro la presenza in città di Roberto fiore e Forza Nuova, abbiamo assistito ad una gestione dell’ordine pubblico che definire fallimentare e raffazzonata sarebbero eufemismi. Errata dislocazione del personale, funzionari che si sovrappongono nel dare ordini e disposizioni, e per non farsi mancare nulla, le solite sceneggiate concordate e portate in scena, ad uso e consumo dell’ego di antagonisti e funzionari, sulla pelle però delle “comparse”, il personale dei Reparti Mobili e quello degli altri uffici impiegati a vario titolo, comparse che come noto guadagnano meno di quelle di Cinecittà, e che l’incolumità la rischiano davvero, e non solo per finzione. Fra l’altro, non essendo nemmeno a conoscenza del copione, che prevede – e sarebbe finalmente ora che i vertici delle Questure chiarissero queste circostanze – finte ma non troppo deviazioni di percorso dei cortei, in realtà ben note, finti ma non troppo tentativi di oltrepassare i cordoni di polizia, finti anzi veri lanci di fumogeni e ordigni improvvisati, anche questi ampiamente annunciati.

Le organizzazioni Sindacali firmatarie del presente comunicato, in rappresentanza della totalità degli operatori delle province di Padova e Vicenza, intendono dire BASTA a questo genere di non-gestione:

BASTA ai Reparti Mobili utilizzati come valvola di sfogo per le pulsioni di ragazzotti e ormai anche signori attempati, che non sanno come meglio impiegare le proprie giornate: non intendiamo più assistere a avanzate di falangi di personaggi noti quanto poi incappucciati e protetti da scudi ormai non più improvvisati, che si lasciano arrivare a contatto degli schieramenti di forze dell’ordine, evidentemente allo scopo di girare la scena “spingi tu che spingo anch’io, arretra tu no prima tu”, per dar soddisfazione e consentire di diffondere volantini dove si canti vittoria per aver violato questa o quella zona rossa o percorso vietato. Se è vietato, che lo sia, e chi infrange le regole ne paghi le conseguenze;

BASTA alle forze dislocate in campo apertissimo, con fianchi e spalle vulnerabili, o al contrario, schiacciati con le spalle contro le mura dei palazzi da presidiare, e pressati di fronte dai manifestanti;

BASTA ad assistere inerti alla preparazione delle “testuggini” antagoniste, con i soliti noti lasciati liberi di travisarsi, indossare caschi, preparare fumogeni e bombe carta, ed avvicinarsi fino al contatto con le prime fila dei Reparti.

BASTA alla tolleranza nel far giungere nei luoghi preposti alle manifestazioni, i soliti furgoni carichi di aste, spranghe bastoni, oltre che pessima musica.

Insomma, i poliziotti dei Reparti Mobili, e degli altri reparti costantemente impiegati in servizi di ordine pubblico, sono stanchi di fare da cuscinetti umani, di offrire un bersaglio facile per le insane pulsioni di alcuni, e trampolini di lancio per le carriere di altri. Sono professionisti della sicurezza, e come tali vanno considerati, e da professionisti vanno diretti, basta alle improvvisazioni”.

Vicenza, 20 novembre 2014

Le Organizzazione Sindacali della Polizia di Stato

delle provincie di Padova e Vicenza

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