Politica 

Democrazia a botte/1

scontri_pervicenzaSabato 15 novembre, Vicenza ha dovuto assistere ancora una volta all’inutile “esibizione” di violenza dei cosiddetti centri sociali, motivata dalla presenza di un esponente nazionale di Forza Nuova per una riunione in un hotel.
A farne le spese i ragazzi della Polizia e un quartiere della città.
L’ Amministrazione Comunale, per bocca del Vice Sindaco, ci ha messo del suo non per condannare le violenze ma, di fatto, per giustificarle, dichiarando (evviva la democrazia) che la presenza in città di Forza Nuova non è gradita.
Ecco di seguito due commenti:

Quali che siano le parole esatte di Voltaire (pare: “disapprovo quel che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”), litigarci sopra dimostra solo quanto tempo si perda in Consiglio comunale in discussioni oziose. Quel che conta è il concetto e, soprattutto, applicarlo. Sia Forza Nuova che “Quelli del bocciodromo” sembrano propensi a negarlo alla parte avversa. E sono disposti a negarlo, forse non proprio fino alla morte ma fino a qualche botta in testa sì.
Se nei disordini non andassero di mezzo le terze persone, sarebbe bene lasciare i poliziotti in caserma. Non sarebbe una novità: piccoli popoli dell’Oceania, detti “selvaggi” ma in realtà più saggi di noi, organizzavano guerre finte. Ogni paio d’anni si trovavano sulla spiaggia, se le suonavano di santa ragione (raramente ci scappava il morto) e, scaricata la naturale aggressività, se ne tornavano alla capanna felici e contenti. Il nostro sistema di scarico psicologico dovrebbe chiamarsi, ad esempio, “derby di calcio”, ma abbiamo rovinato anche quello, tornando alla primitività e impegnando inutilmente (se non ci fossero le terze persone) altri poliziotti.
D’accordo, i simboli hanno il loro valore, ma prevalgono dove latita l’intelligenza. Ci arrabbiamo perché uno si dichiara “fascista”?
Voltaire a parte, i devianti andrebbero capiti e aiutati a capire. L’ipocrisia non è mai servita a molto e anche la disposizione “transitoria” della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista è oggi, più che altro, un simbolo. Nella realtà, l’hanno ricostituito più volte, cambiando solo l’etichetta sul recipiente.
D’altra parte, non è stato von Clausewitz a dire che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi?
Facciamo guerre ogni altro giorno; perché, se a loro piace così, non consentire – magari allo stadio – un po’ di botte fra “rossi” e “neri”?
Potremmo anche vendere qualche biglietto.

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